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Se non si distrugge non si può ricostruire
di Carlo Alberto Tregua

Padoan, costruttori e distruttori

Tags: Giancarlo Padoan



L’uscente ministro dell’Economia, Giancarlo Padoan, afferma che il Governo di cui fa parte è fatto da “costruttori”, mentre le opposizioni sono composte da “distruttori”.
L’immagine è suggestiva, ma non corrisponde alla verità. Perché non si può costruire un edificio su fondamenta non adeguatamente robuste, e possibilmente antisismiche.
Quelle dello Stato italiano sono gracili, fragili, e il tempo le ha logorate attraverso l’introduzione sempre più vasta di clientelismi, favoritismi e altri “ismi” innominabili.
Come si può pensare di costruire una società migliore quando i cittadini al di sotto della soglia di povertà europea di 8 mila euro sono 8/9 milioni? Come si può costruire una società migliore con una corruzione dilagante, stimata in oltre 60 miliardi? Come si può costruire una società migliore quando l’evasione tocca i 130 miliardi? Come si può costruire una società migliore quando un territorio con oltre 20 milioni di abitanti ha un tasso infrastrutturale di gran lunga inferiore alla media europea e di un terzo inferiore alla media nazionale?
 
Senza contare che il cuore dell’organizzazione di Stato, Regioni e Comuni è in mano a una Pubblica amministrazione complessivamente inetta e incapace, che ancora regge per l’abnegazione e il senso dello Stato di una parte di essa, minoritaria, formata da persone per bene. Ma la maggioranza è fatta da egoisti, incapaci e parassiti.
Fra i leader politici che parlano continuamente in televisione, nelle radio o sulle pagine dei quotidiani, l’unico che ha indicato obiettivi primari è stato Luigi Di Maio: occorre tagliare la spesa improduttiva indicata nei rapporti dei due commissari alla spending review, Enrico Bondi e Carlo Cottarelli; occorre tagliare centinaia e forse migliaia di leggi; occorre riformare la Pubblica amministrazione.
Non abbiamo sentito questi buoni propositi né da Renzi, né da Berlusconi, né da Salvini.
Se non si interviene nel cuore del sistema, tagliando privilegi e consorterie, la spesa pubblica improduttiva continuerà a crescere e con essa il deficit annuale e, conseguentemente, il debito pubblico, che non cala ma aumenta.
 
E allora cosa fare, di fronte a questo quadro realistico? Completare la distruzione che complessivamente è stata fatta in questi decenni, finendo di azzerare la vecchia classe di politicanti - dentro la quale peraltro vi sono tante persone per bene e di cultura, ma che hanno poca voce in capitolo - e sostituirla con una fresca, giovane, anche se con scarsa esperienza.
L’Araba fenice nacque dalle ceneri. Sono proprio le ceneri il punto d’arrivo di questo processo, per ricostruire. Prima vi si arriva e prima si potrà affrontare la costruzione di uno Stato nuovo, ma con fondamenta solide.
Un esempio di disfunzione della Pubblica amministrazione e dell’irresponsabilità dei dirigenti è la recente notizia secondo cui l’Unione europea ha tagliato 1,3 miliardi di finanziamenti all’Italia, di cui ben 380 milioni alla Sicilia per “irregolarità su gestione e controlli”. Si tratta della certificazione di incapacità, da parte dei dirigenti regionali, che costa appunto tale importo ai siciliani.
 
Ebbene, di tali comportamenti nessuno risponde, mentre in una nazione civile i dirigenti che li hanno tenuti, causando questo danno, dovrebbero essere licenziati in tronco, oltre che soggetti a un’azione di recupero, da parte della Corte dei Conti, per danno all’Erario.
Lo scenario che si presenta è pessimo, perché la soluzione ai problemi non potrà essere affrontata nella sua interezza a causa dell’instabilità che si verrà a creare nel prossimo Parlamento, in conseguenza della stupida legge elettorale, chiamata Rosatellum.
Proprio per questo, la valutazione degli elettori dovrà essere quella di andare a votare in massa, per esercitare il proprio diritto democratico. E votando, riflettere sul fatto che la classe politica che ci ha governato non è più in condizioni di continuare a farlo.
Questa è un’apertura al Movimento 5 stelle? Ognuno valuti secondo scienza e coscienza, ma avendo la consapevolezza che la minestra riscaldata è sempre cattiva, ovvero che quando si mettono insieme i cocci la pentola così rinsaldata si romperà presto con il calore.

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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