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I risultati del comparto sanitario italiano fanno bene anche all'economia del Paese
di Redazione

Confindustria: il settore contribuisce per il 10,7% al Pil nazionale e garantisce lavoro a oltre 2,4 milioni di persone

Tags: Esanità, White Economy



in collaborazione con ITALPRESS
 
ROMA - Un’industria che cura l’economia e la società del Paese. È quella della sanità, la cosiddetta white economy, diventata ormai un potente driver dell’economia italiana. Contribuisce, infatti, al Pil nazionale per il 10,7% dando lavoro a oltre 2,4 milioni di persone, circa il 10% dell’occupazione complessiva. È quanto emerge dal Rapporto Confindustria sulla filiera della salute in Italia.
 
Un settore i cui principali indicatori di performance, nonostante la crisi, registrano miglioramenti significativi sia in termini percentuali, rispetto al totale nazionale, sia in termini assoluti. La filiera della salute privata (manifattura, commercio e servizi sanitari privati) rappresenta da sola, rispetto all’economia del Paese, il 4,9% del fatturato (144 miliardi), il 6,9% del valore aggiunto (49 miliardi), io 5,8% dell’occupazione (circa 910.000 persone) e il 7,1% delle esportazioni (oltre 28 miliardi), con valori tutti in crescita rispetto al 2018. Un gigante economico, ma anche un comparto industriale anticiclico: di fronte a un valore aggiunto complessivo dell’economia italiana rimasto pressoché invariato tra il 2008 e il 2015, il Rapporto rileva che quello della filiera della salute è cresciuto del 14,3%. Ancora migliore è il dato dell’occupazione in aumento del +3,35% tra il 2008 e il 2015, contro un dato nazionale negativo (-9,2%).
 
Molto significativi sono anche i dati sulla spesa in ricerca e innovazione, circa 2,8 miliardi in valore assoluto nel 2016, il 13% del totale degli investimenti in ricerca e innovazione in Italia, con un’incidenza sul valore aggiunto generato dalle imprese superiore al 15%. Attraverso questi numeri la filiera della salute contribuisce in modo determinante all’efficacia delle cure per i cittadini, e con essa, al miglioramento costante della qualità e della lunghezza della loro vita, portando il paese ai primi posti nelle classifiche internazionali.
 
La white economy è, secondo il rapporto, una delle principali aree di sviluppo dell’economia in cui il paese ha un considerevole vantaggio competitivo. Ciò anche grazie al modello di sanità pubblica adottato, all’integrazione virtuosa tra componente pubblica e privata e all’eccellenza nelle competenze espressa dalla componente medica e professionale. Per svolgere appieno il suo ruolo di leva per lo sviluppo va quindi inserito nel suo complesso come ambito di politica industriale, valorizzandone le eccellenze e promuovendole anche al di fuori del contesto italiano come elemento costitutivo del Made in Italy. Un ambito decisivo per la crescita economica degli anni futuro, che ha bisogno di risorse coerenti con questi obiettivi ambiziosi e con una domanda di salute in netto aumento: una migliore integrazione di risorse pubbliche e private, con lo sviluppo della sanità complementare, rappresenta in questo senso una scelta non più rinviabile.

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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