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Quei record negativi che ci affossano
di Valeria Arena

Bankitalia: sofferenze bancarie +1,4%, depositi +0,6%. I siciliani, sfiduciati, risparmiano e non spendono. Sicilia: il turismo non decolla, le imprese arrancano, va meglio l’export

Tags: Sicilia, Bankitalia



PALERMO - Secondo la Banca d’Italia, nella prima parte del 2017, la Sicilia ha registrato un aumento dei depositi e dei prestiti bancari rispettivamente dello 0,6% e dello 0,8% a fronte di una media nazionale che, secondo il rapporto Abi su stime Bankitalia, si attesta rispettivamente sul +1,5% e sul +4,3% e una Lombardia che invece si arresta a +6,2%, per quanto riguarda i depositi, e a +1,1%, per quanto riguarda i prestiti.
 
Questo vuol dire che i siciliani, alla stregua dei lombardi e del resto degli italiani, hanno ancora parecchia paura ad investire i propri risparmi e preferiscono piuttosto conservare, accantonare le risorse economiche rallentando però in questo modo i consumi.
Se è vero, però, che la percentuale dei lombardi e degli italiani che tendono a non spendere e a conservare è decisamente più alta rispetto a quella degli isolani, è altrettanto vero che in Lombardia, e in generale in Italia, è molto più alta la percentuale dei prestiti richiesti alle banche.
 
Inoltre, in Sicilia le sofferenze bancarie risultano in aumento (+1,4% nella prima metà del 2017), mentre in Lombardia (-4,1%). Nel resto del Paese, a giugno 2017, le sofferenze bancarie si attestano a 183 miliardi, erano 197,9 a giugno 2016 (-7,5%).
 
Se sorride il settore dell’export, in crescita del 30% in Sicilia e del 7,4% in Lombardia, a fronte dell’8% della nostra penisola, piange, invece, il settore turistico: l’Isola, secondo l’Osservatorio del turismo della Regione siciliana, ha concluso il 2015 con 14,5 milioni di pernottamenti e il 2016 in netto calo (13,3 milioni), mentre la regione lombarda ha continuato la sua scalata con 37,8 milioni di pernottamenti soltanto nel 2016 (Eupolis Lombardia). Contemporaneamente, l’Italia ne registrava 392,7 milioni.
 
I record negativi siciliani continuano anche nel settore dell’istruzione, con una percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che escono precocemente dal mondo della formazione (23,5%). Tale percentuale, secondo l’Istat (Rapporto Bes 2017, anno di riferimento 2016), è quasi il doppio di quella nazionale (13,8%) e di quella lombarda (12,7%).
 
In ambito economico, la Sicilia ha un numero di imprese attive pari a 367.736: una cifra nettamente inferiore a quella della Lombardia, pari a 818.000, su un totale nazionale di 5.157.129 realtà imprenditoriali attive (fonte Cciaa Milano).
 
A Palermo, secondo i dati Unimpresa 2015, l’aliquota Irap si attesta al 4,82%, a fronte del 3,90% di Milano. L’Irpef regionale, inoltre, ha subito in dieci anni (2006-16, rapporto Confprofessioni su dati Mef) un incremento del 52,6% rispetto al +34,8% della regione lombarda (media nazionale +64,4%).
 
Infine, secondo la Ragioneria generale dello Stato, i dipendenti regionali siciliani guadagnano in media 38.818 euro l’anno, ben 9 mila euro in più rispetto ai colleghi ministeriali (29. 057 euro) e 3 mila euro in più rispetto a quelli delle regioni a statuto speciale (35.345 euro), territori che hanno una struttura politico-amministrativa simile alla Sicilia.
 

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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