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Istat: nascite ancora giù raggiunto minimo storico
di Redazione

Lo scorso anno 464 mila nuovi nati contro i 473 mila del 2016 (-2%)

Tags: Nascita Zero, Istat



ROMA - L’Istat rende noti i dati del rapporto sugli indicatori demografici raccolti per il 2017 che lasciano pensare ad un paese “vecchio” con picchi negativi da record : le nascite scendono a 464 mila ovvero nuovo minimo storico e il 2% in meno rispetto al 2016, quando se ne ebbero 473 mila.
 
“Il saldo naturale - spiega l’Istituto nazionale - registra per l’anno appena trascorso il suo peggior risultato (-183mila), oltrepassando di 21mila unità il precedente record negativo registrato nel 2015 (-162mila)”. Se, infatti, i numeri raccolti nel primo decennio del nuovo millennio si sono contraddistinti per un rapporto tra nascita e morte prossimo o poco inferiore allo zero, il nostro paese appare oggi incanalato in una spirale di decrescita naturale. Questo profilo della nazione sembrerebbe non solo difficilmente controvertibile ma “aprirebbe la strada alla concreta prospettiva di un ulteriore allargamento della forbice nascite-decessi negli anni a venire”.
 
Ad aggravare la situazione la popolazione effettivamente residente in Italia al primo gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, quasi 100mila in meno sull’anno precedente (-1,6 per mille).Un dato che conferma un trend che si registra per il terzo anno consecutivo.
 
Il calo della popolazione non riguarda tutte le aree del paese. Regioni demograficamente importanti, come Lombardia (+2,1 per mille), Emilia-Romagna (+0,8) e Lazio (+0,4), registrano variazioni di segno positivo. L’incremento relativo più consistente è quello ottenuto nella Provincia autonoma di Bolzano (+7,1) mentre nella vicina Trento si arriva al +2 per mille. Sopra la media nazionale (-1,6 per mille) si collocano, seppur contraddistinte da variazioni negative, anche Toscana (-0,5) e Veneto (-0,8). Nelle restanti regioni, dove la riduzione di popolazione è più intensa rispetto al dato nazionale, si è in presenza di un quadro progressivamente caratterizzato dalla decrescita che va dalla Campania (-2,1 per mille) al Molise (-6,6).
 
Nel 2017 si stima, inoltre un sostanziale pareggio di bilancio tra il saldo naturale (-183mila unità) e il saldo migratorio con l’estero (+184mila). Secondo l’analisi citata le iscrizioni dall’estero di individui di nazionalità straniera sono 292mila (+10,9% sul 2016) mentre i rientri in patria di italiani sono 45mila (+19,9%). Solo 40mila invece le emigrazioni per l’estero, sulle complessive 153mila, coinvolgono cittadini stranieri (-5% sul 2016) contro 112mila cancellazioni di cittadini italiani, in leggera diminuzione (-1,8).
In totale, gli stranieri residenti in Italia a inzio anno 2018 sono 5 milioni 65mila e rappresentano l’8,4% della popolazione residente totale, con risultati positivi sia per il saldo naturale (+58mila) che per quello migratorio estero (+256mila).
 
Stabile secondo gli Indicatori dell’Istat la speranza di vita degli italiani alla nascita, pari a 80,6 anni per gli uomini, come nel 2016, e a 84,9 anni per le donne, contro gli 85 anni del 2016. In virtù dei più rapidi miglioramenti nella mortalità maschile, se confrontati con quella femminile, il gap di genere si riduce nel 2017 a soli 4,3 anni. Si tratta del più basso divario riscontrato dalla metà degli anni ‘50, un periodo quest’ultimo dal contesto profondamente diverso rispetto a quello attuale, in cui le donne tendevano anno dopo anno ad ampliare le distanze dagli uomini.
 
Leggere variazioni a livello territoriale. I valori massimi continuano ad aversi nel Nord-est del Paese, dove gli uomini possono contare su 81,2 anni di vita media (+0,1 sul 2016) e le donne su 85,6 (invariata). Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,8 anni per gli uomini (-0,1 sul 2016) e 84,1 per le donne (-0,2).

Articolo pubblicato il 09 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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