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Quotidiano di Sicilia

Reti, dissalatori ed energimpianti o i "superpoteri" non basteranno
di Rosario Battiato

Il Governo ha dichiarato lo “stato di emergenza” in Sicilia per crisi idrica e caos sulla gestione dei rifiuti. Da Cuffaro a Crocetta, fino ad oggi le attribuzioni speciali non sono servite a nulla

Tags: Rifiuti, Acqua, Nello Musumeci, Sicilia, Regione Siciliana



PALERMO – Tutto come previsto e largamente annunciato. Giovedì scorso, il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato “la dichiarazione dello stato di emergenza in relazione alla crisi idrica in atto nel territorio della Città metropolitana di Palermo” e la “dichiarazione dello stato di emergenza in relazione alla situazione di criticità in atto nel territorio della Regione siciliana nel settore dei rifiuti urbani”.
 
In attesa dei dettagli con le ordinanze che delineeranno il quadro di azione, Musumeci, a cui sono state assegnate le funzioni di commissario delegato, e che sarà coadiuvato da due prefetti in qualità di coordinatori su ciascuna delle due emergenze, dovrà rispettare i patti presi col governo e tirare fuori la Sicilia dalle sabbie mobili delle emergenze per il progressivo rientro nell’ordinario.
Prima di lui ci avevano provato un po’ tutti: la Sicilia ha ottenuto da Roma la prima dichiarazione di emergenza intorno alla fine degli anni Novanta: da Cuffaro a Crocetta passando per Lombardo i poteri speciali non hanno permesso di operare nessun passo in avanti, ma soltanto di contenere la tempesta. I numeri di oggi lo confermano: impiantistica minima, differenziata intorno al 20% (meno della metà del dato nazionale), filiera del riciclo assente o quasi, zero termovalorizzatori, discariche al collasso e discariche che, ancora fino al 2016, gestivano circa il l’80% dei rifiuti urbani prodotti nell’Isola (dati Ispra).
 
Non è diversa la prospettiva sul settore idrico, dove gli investimento languono e le infrastrutture – dissalatori fermi, perdite idriche fino al 50%, invasi incompleti – non ricevono quegli investimenti che sarebbero necessari per evitare le emergenze che si stanno consumando in questi giorni nel palermitano. Ma non solo Palermo. Anche se i poteri speciali concessi dal governo sono stati vincolati all’area metropolitana del capoluogo, i problemi legati alla siccità riguardano l’intera Isola e anche diversi settori produttivi. Nei giorni scorsi l’assessore al ramo, Edy Bandiera, ha precisato la necessità di aprire immediatamente un tavolo di crisi nazionale per chiedere interventi straordinari e urgenti.
 
Musumeci sarà commissario per un anno e il dipartimento regionale Acqua e rifiuti avrà il compito di essere soggetto attuatore. Il governatore, in attesa delle delibere che forniranno i confini entro cui cui operare, guarda già altrove: “la Regione – ha spiegato – si è già mossa per la programmazione ordinaria delle infrastrutture, in modo tale che al massimo fra un paio d’anni questa crisi sia solo un lontano e brutto ricordo”.
 
Ma sulle infrastrutture si profilano i maggiori dubbi. Il governo romano ha sempre pressato per la costruzione dei termovalorizzatori - che in diverse parti d’Europa sono ormai veri “impianti energetici” o, come li ha ribattezzati il QdS, “energimpianti” - necessari per la chiusura del ciclo e da programmare in vista del raggiungimento di una differenziata di almeno il 65%, ma Musumeci sul tema è sempre rimasto tiepido. E magari dopo le politiche qualcosa potrebbe cambiare. Intanto si resta in attesa delle ordinanze emanate dal capo del dipartimento della Protezione civile nazionale definiranno le modalità operative e organizzative.
 
Nell’immediato sembra comunque che i primi passi, così come annunciato nelle scorse settimane, riguarderanno l’accelerazione dei lavori per la settima vasca di Bellolampo. Resta da sciogliere il nodo relativo al trasferimento all’estero – Roma ha chiesto di dimezzare la quantità di rifiuti che quotidianamente finisce in discarica (5 mila tonnellate al giorno) – e quindi, in attesa che il dipartimento predisponga il bando e che si valutino le varie offerte, si profilano comunque innalzamenti delle tariffe per gli isolani, perché ci sarà un costo di smaltimento più elevato (una crescita del 25%).
 
Per l’acqua c’è l’eventualità concreta della turnazione su Palermo – alla fine di gennaio Amap e Comune avevano aperto all’ipotesi soltanto in seguito alla dichiarazione dello stato di calamità – ma si pensa anche ai mini dissalatori per il breve/medio periodo.

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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