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Quotidiano di Sicilia

Immobili nei centri storici, in 8 anni Ragusa perde il 67% delle compravendite
di Serena Giovanna Grasso

Ancsa: Agrigento, Catania, Trapani, Enna, Siracusa e Ragusa tra gli ultimi venti posti per presenze di popolazione giovane. Cresce il numero di abitazioni non occupate

Tags: Centro Storico, Compravendita



PALERMO – Sei delle nove province siciliane tra gli ultimi venti posti per presenza di popolazione giovane nei centri storici (vale a dire la percentuale di popolazione con meno di 15 anni calcolata su quella in età lavorativa, ovvero tra i 15 e i 64 anni). Questo è l’allarme lanciato dal rapporto “Centri storici e futuro del Paese – Indagine nazionale sulla situazione dei centri storici”, recentemente pubblicato dall’Ancsa (Associazione nazionale centri storico artistici).

I centri storici si presentano come luoghi dove nascono pochi bambini e abitano famiglie con pochi figli. Tra le venti province con maggiore riduzione della popolazione giovanile troviamo Ragusa, Agrigento, Catania, Trapani, Enna e Siracusa. In queste province, la riduzione oscilla tra il -12,6% di Ragusa e il -34,3% di Siracusa.
 
Ma non si tratta esclusivamente di spopolamento giovanile. Infatti, cresce considerevolmente anche la quota di case non occupate nei centri storici. In province come Enna nel centro storico si concentra il 56,1% delle abitazioni non occupate sul totale della città, un tasso percentuale particolarmente elevata si rileva anche a Ragusa (28,9%) e Trapani (19,5%).

Non a caso, tra i primi cinque posti per maggior decremento di famiglie residenti nel centro storico troviamo tre province siciliane: in particolare, Enna, Ragusa e Siracusa (rispettivamente con il -5,6%, -6,8% e -11%). Nei centri storici dei capoluoghi ci sono 8.492 edifici non utilizzati, pari al 3,9% del totale degli edifici presenti nei centri storici. In questa parte di città si concentra la quota più consistente di patrimonio vuoto. In media nei centri storici ricade il 10,2% dello stock urbano, se si considera il patrimonio inutilizzato questa quota arriva all’11%. Anche a Catania, Matera e L’Aquila si concentrano molti edifici rispetto alla città e con un’elevata incidenza di edifici vuoti.
 
A Siracusa oltre la metà delle famiglie residenti nel centro storico è composta solo da una persona (51,4%), mentre rappresentano il 22,3% i nuclei composti da due persone. Anche a Trapani e Messina sono prevalenti i nuclei composti da una sola persona (rispettivamente 46,7% e 44,1%), mentre rappresentano in ordine il 23,1% e il 23,2% quelli composti da due individui. Dunque, in generale prevalgono i piccoli nuclei familiari.

Una conseguenza di un simile andamento è la riduzione del numero di compravendite nei centri storici: infatti, tra il 2006 e il 2014 tutte le province siciliane hanno subito la contrazione (Ragusa ha avuto la peggio con -67,6%). Mentre tra il 2014 e il 2016 si è avviato un processo inverso di ripresa: infatti, tutte le province siciliane sono in attivo, con l’unica eccezione di Enna (-18,5%).
Infine, non meno importante è l’andamento economico ed occupazionale. Nei centri storici dei capoluoghi lavorano 2,1 milioni di addetti. Tra le prime venti posizioni per maggior tasso di disoccupazione figurano ben sei province: in particolare, troviamo Caltanissetta (19%), Trapani (17,6%),Palermo (15,4%), Catania (14,7%), Ragusa (12,9%) e Agrigento (11,7%). Un particolare decremento interessa il numero di unità locali di imprese, istituzioni e associazioni no profit presenti nei centri storici siciliani: le punte negative maggiormente accentuate si osservano a Catania (-13,2%) e Caltanissetta (-18,4%).

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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