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Quotidiano di Sicilia

Polo nucleare, 9 Regioni in gara. La Sicilia perde anche questo treno
di Rosario Battiato

Non c’è la Sicilia tra i candidati al bando Enea per ospitare il centro nazionale di ricerca sulla fusione. Persi investimenti per 500 milioni di euro e oltre 1.500 posti di lavoro

Tags: Sicilia, Nucleare, Enea



PALERMO – Non c’è la Sicilia tra le nove Regioni che hanno partecipato al bando dell’Enea per ospitare la Divertor Tokamak Test facility (Dtt), il più grande polo nazionale di ricerca sulla fusione nucleare che prevede investimenti per 500 milioni di euro, più di 1.500 addetti e una prospettiva di crescita dal punto di vista economico ed energetico che presenta numeri ancora più sostanziosi.
 
L’Isola si è tenuta fuori da questa opportunità, probabilmente anche per ragioni legate al diffuso rischio sismico del territorio, e alla scadenza del 31 gennaio scorso, si legge in una nota dell’Agenzia nazionale, a presentare formale candidatura sono state Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna con un sito in tandem con la Toscana, Lazio, Liguria (con due siti), Piemonte, Puglia e Veneto.
 
Il passo successivo consisterà nella valutazione delle domande presentate che passeranno da un percorso pubblico di “massima trasparenza e partecipazione”, ha spiegato Federico Testa, presidente Enea, con l’obiettivo di individuare l’area adeguata sulla base di criteri oggettivi e analisi di costi/benefici. La commissione di esperti, guidata da Alessandro Ortis, ingegnere nucleare e già presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, farà ovviamente riferimento ai requisiti presentati nel bando: tra questi un’estensione “tra 4 e 6 ettari, la compatibilità con il piano regolatore urbanistico, le certificazioni ambientali, la presenza di infrastrutture e aree industriali e le eventuali sinergie con queste”. In conclusione verrà elaborata una graduatoria con i risultati dell’esame pubblico.
 
Il sito prescelto potrà beneficiare di un investimento che avrà importanti ricadute sul territorio locale, a livello economico, e sul sistema Paese, in termini energetici. L’investimento complessivo ammonta a mezzo miliardo di euro e si stima che “la Dtt – si legge nella nota dell’Enea – potrà avere un ritorno nel tempo sul territorio ospitante di circa 2 miliardi di euro e impiegherà oltre 1.500 addetti, tra diretti e indotto, per rispondere ad alcune delle maggiori sfide della fusione: gestire i grandi flussi di potenza prodotti dal plasma combustibile e testare nuovi materiali, come i metalli liquidi, a prova di temperature elevatissime”.
 
L’obiettivo finale della ricerca sulla fusione nucleare è ambizioso: “Mettere al servizio del pianeta la stessa fonte di energia che alimenta il sole e le stelle, grazie all’impiego di un combustibile inesauribile e facilmente reperibile: l’acqua”. Per Testa si tratta di un risultato importante “per le grandi sfide della decarbonizzazione e della lotta alla povertà energetica, grazie ad una fonte rinnovabile, sicura ed economicamente competitiva, in grado di sostituire le fonti fossili”.
 
Il progetto italiano, ideato dall’Enea in collaborazione, tra gli altri, con Enea, Infn, Consorzio Rfx, Create e Università, si inserisce in un sistema internazionale di ricerca e farà da collante tra “i grandi progetti internazionali Iter , il reattore a fusione da 20 miliardi di euro in costruzione nel Sud della Francia frutto della collaborazione di 35 Paesi, e Demo, il reattore che dopo il 2050 dovrà immettere in rete energia elettrica da fusione nucleare”.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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