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Quotidiano di Sicilia

"Poveri con pochi soldi ma sono in tanti"
di Carlo Alberto Tregua

Concentrazione della ricchezza



Se i 60,5 milioni di italiani fossero tutti poveri, chi li manterrebbe? Forse un Mutuo soccorso internazionale? Pura utopia, perché ogni popolo bada prima a sé stesso e dopo agli altri. Ogni persona bada prima a sé stessa e dopo agli altri.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”, il che significa che istintivamente ognuno ama prima sé stesso e poi gli altri. Egoismo? Forse. Però dobbiamo convenire che l’istinto di conservazione, in ciascuno di noi, è molto forte. Poi, con la cultura e con la ragione si capisce che bisogna essere solidali con gli altri.
Per fortuna, dei 60,5 milioni di residenti, italiani di nascita e non, vi è una grande parte che lavora e produce ricchezza; una parte minoritaria si gode la pensione, meritata quando è frutto dei contributi versati, immeritata quando è conseguenza del calcolo retributivo che grava sulla fiscalità generale con la parte non corrispondente ai contributi versati.
 
Vi è, inoltre, tutto il comparto dell’assistenza, a chi la merita e a chi non la merita. Lo Stato spende 150 miliardi. Anche questi soldi sono tratti da quel cumulo di imposte che i cittadini attivi (quelli che lavorano) pagano sui propri redditi o sui beni posseduti, per i quali vi sono le patrimoniali (Imu, bollo sui conti bancari, tassa sul televisore).
I cittadini residenti, italiani e non, hanno redditi medio bassi, mentre una piccola parte di essi detiene gran parte della ricchezza del Paese. Dal rapporto del World economic forum di Davos (Saint Moritz) risulta che l’1% della popolazione italiana possiede il 25% della ricchezza nazionale. Il restante 99% possiede l’altro 75. Dal che si evince che vi è disuguaglianza fra i cittadini.
Intendiamoci, è giusto che la ricchezza sia concentrata, ma a condizione che essa sia stata regolarmente depurata da tutte le imposte, mentre è deprecabile quella parte di ricchezza accumulata attraverso imbrogli, corruzione ed evasione delle imposte.
Essa dovrebbe essere colpita senza indugio da un apparato pubblico efficiente, governato da dirigenti bravi, coscienziosi e capaci, cui dovrebbe essere riconosciuto il merito attraverso premi consistenti, ovvero sanzionarli con decurtazioni dei loro stipendi.
 
“Poveri con pochi soldi ma sono in tanti”, così diceva ironicamente quel grande comico anteguerra che fu Ettore Petrolini (1885 - 1936). Ciò significa che in una società iniqua i poveri, ovvero coloro che hanno redditi medio-bassi, sono moltissimi e contribuiscono per la maggior parte al gettito delle imposte perché in maggioranza stipendiati o pensionati.
Da questa osservazione non deve discendere l’altra e cioè che chi fa un lavoro autonomo debba essere penalizzato. Tutt’altro. Significa che chi fa il lavoro autonomo, imprenditoriale o professionale, debba dichiarare il suo conto economico così com’è e pagarci tutte le imposte relative come accade per dipendenti e pensionati.
Non è accettabile che il dipendente di una piccola o media impresa dichiari un reddito fiscale superiore a quello del suo datore di lavoro. Lo stesso dicasi per il dipendente di uno studio professionale.
Tutto ciò accade perché ancora in Italia circola un volume d’affari e di parcelle in nero che sfugge al fisco e che provoca evasione e corruzione.
 
In questa campagna elettorale sentiamo affermazioni demagogiche dall’estrema sinistra (Leu) all’estrema destra (Fratelli d’Italia e Lega) passando per FI, quarta gamba, e Pd con i suoi alleati.
Solo dal Movimento 5 Stelle vi è qualche novità al riguardo, ma va detto con chiarezza che i pentastellati sono ancora adamantini (anche se non completamente) per non aver mai governato lo Stato e possono, quindi, affermare qualunque ottimo proponimento perché non si può verificare con il passato.
La novità dei Cinquestelle è un fatto positivo perché ha costretto Centrodestra e Centrosinistra ad inserire elementi di novità nella campagna elettorale. Ma è diventato negativo nel momento in cui ha costretto i due poli a spararle grosse.
Cosicché l’elettore è ancora più confuso perché resta nel dubbio se confermare il suffragio a chi non ha mantenuto le promesse fatte nelle precedenti campagne elettorali o a chi fa promesse senza il riscontro del passato.

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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