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Quotidiano di Sicilia

Tetto stipendi Ars, firmato l'accordo
di Raffaella Pessina

Fissato limite a 240 mila € per i dirigenti, in tre anni risparmio di 2,6 mln. Esclusi indennità di funzione e straordinari (notturno e festivi)

Tags: Stipendio, Sicilia, Ars



PALERMO - Si sono concluse le trattative con i sindacati che rappresentano i dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana sugli stipendi. Sono stati reintrodotti i tetti agli stipendi per i dirigenti e i sottotetti per le altre carriere contemplati dalla norma scaduta lo scorso 31 dicembre.
 
Conclusa la trattativa, l’amministrazione dell’Ars ha firmato l’accordo con sei delle sette sigle sindacali (Uil, Sindacato consiglieri parlamentari, Sas, Udars, Saap e Osa) che prevede di ripristinare per il prossimo triennio, 2018-2020, le retribuzioni introdotte nel 2015 e in vigore fino allo scorso anno. Non ha partecipato all’incontro conclusivo solo il Sada, che rappresenta circa il 30 per cento del personale.
 
Gli stipendi base, che tornano ai livelli del 2017, dal primo marzo sono di 240 mila euro lordi per i dirigenti, 204 mila euro per gli stenografi, 193 mila euro per i segretari, 148 mila euro per i coadiutori, 133.200 euro per i tecnici e di 122.500 euro per gli assistenti parlamentari.
 
Nel 2018 i dipendenti sovra tetto sono 23. Dal calcolo degli stipendi saranno escluse le indennità di funzione e mansione, corrisposte al personale in 12 mensilità, che oscillano da un minimo di 215 euro lordi (140 euro netti) per le categorie più basse a un massimo di 2.122 euro (1.273 euro netti) per quelle più alte. In una nota di Palazzo dei Normanni viene specificato che “Sul bilancio, a incidere in maniera lieve saranno le indennità per i notturni e i festivi, considerato che ormai l’Assemblea tende a organizzare i propri lavori nel pomeriggio per evitare le sedute notturne, che nell’ultimo triennio sono state appena 5, impegnando solo il personale addetto ai lavori d’Aula”.
 
“Rispetto alle vecchie tabelle stipendiali in vigore prima dell’introduzione dei tetti (2015-2017), l’accordo, a Palazzo dei Normanni, farà risparmiare 662.502 euro solo nel 2018, 850.687 euro nel 2019 e 1.111.508 euro nel 2020, per un totale di circa 2 milioni 625 mila euro nel prossimo triennio”. Chi prenderà retribuzioni inferiori saranno i dipendenti assunti con i concorsi che saranno banditi in questa legislatura. I tetti saranno di 240 mila euro lordi per i dirigenti, 172 mila euro per gli stenografi, 166 mila per i segretari, 115 mila per i coadiutori e 99 mila per gli assistenti parlamentari. Si tratta di tetti omnicomprensivi, poiché per i nuovi assunti le indennità extra busta paga saranno comprese all’interno dei tetti stipendiali.
 
Soddisfatto il presidente dell’Ars Gianfranco Micciché: “Sono soddisfatto per il lavoro svolto dall’Ufficio di Presidenza e dall’onorevole Giorgio Assenza, che era stato delegato a trattare con le sigle sindacali. Ringrazio i dipendenti per avere accettato il contenimento degli stipendi, pur non essendoci alcuna norma che lo imponesse. Rivolgo un appello al sindacato Sada, affinché, nei prossimi giorni, possa ritornare sui propri passi e firmare l’accordo sottoscritto questa mattina da Assenza e dagli altri rappresentanti sindacali”. Soddisfatto anche Giorgio Assenza che ha portato avanti la trattativa con le sigle sindacali.
 
Intanto, ieri pomeriggio nel corso della seduta dell’Ars è stato approvato il ddl sulla istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Un disegno di legge che è stato approvato all’unanimità dei 45 deputati presenti. L’Ars si avvia verso il prolungamento dell’esercizio provvisorio: lo ha detto il presidente della commissione Bilancio all’Ars Riccardo Savona. “Il Defr dovrebbe essere depositato all’Ars entro questa settimana, sono convinto però che occorrerà un altro mese di esercizio provvisorio perché non ci sono le condizioni per chiudere bilancio e finanziaria entro il 31 marzo”. Ed ha aggiunto: “Da martedì saremo pronti per andare in Aula con il ddl stralcio che contiene norme importanti sul precariato, i disabili e una proroga di sei mesi sulla liquidazione dell'Ente acquedotti siciliano; poi si rispetterà una breve pausa elettorale. Avremmo così a disposizione solo 25 giorni di marzo e mi sembrano pochi per poter approvare i documenti contabili".

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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