Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia  su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Corruzione nei contratti pubblici, Sicilia tra le regioni più a rischio
di Serena Giovanna Grasso

Le amministrazioni sanitarie dell’Isola, analizzate all’interno del rapporto Anac, spendono in media per ogni posto letto 8.915 euro l’anno: oltre il triplo rispetto ai 2.900 euro osservati mediamente a livello nazionale. Peggio solo altre due a statuto speciale: Friuli Venezia Giulia (17.589 euro) e Sardegna (8.921)

Tags: Sanità, Corruzione, Sicilia



PALERMO – Abbastanza preoccupanti appaiono i dati sul rischio di corruzione nei contratti pubblici osservabili in Sicilia. Infatti, secondo quanto emerso dal rapporto “Efficienza dei contratti pubblici e sviluppo di indicatori di rischio corruttivo” dell’Autorità nazionale anticorruzione, nell’Isola si osserva il quarto indice di rischio, relativo al dato dimensionale del contratto, maggiormente elevato a livello nazionale (pari a 1,95).
 
In particolare, quest’indicatore fa riferimento al numero di pasti erogati giornalmente nelle strutture sanitarie siciliane sensibilmente più elevato rispetto al numero di pazienti presenti e serviti dal contratto stesso. Indici di rischio superiori si osservano in Friuli Venezia Giulia (4,82), Piemonte (2,08) e Sardegna (2,07). I dati si riferiscono solo ad un campione di strutture sanitarie osservate in ciascuna regione.
 
Si è evidenziato in passato come l’inefficienza, che può nascondere anche fenomeni corruttivi, possa essere legata non solo all’eccesso dei prezzi unitari pagati per uno specifico bene o servizio, ma anche a quantità acquistate superiori a quelle effettivamente erogate e necessarie.
 
L’analisi dell’efficienza dei contratti pubblici consente di sviluppare indici di eccesso di spesa idonei a segnalare potenziali anomalie e indirizzare l’eventuale attività di vigilanza verso le situazioni potenzialmente più critiche. Proprio a tal proposito, ulteriore dato critico riguarda la spesa annuale per posto letto: infatti, rispetto ad una spesa media nazionale pari a 2.900 euro, le amministrazioni sanitarie siciliane analizzate dall’Anac ha speso in media esattamente il triplo, ovvero 8.915 euro (con un indice di rischio pari a 3,07).
 
Anche in questo caso, a far di peggio sono due regioni a statuto speciale: Friuli Venezia Giulia e Sardegna (rispettivamente con 17.589 euro e 8.921 euro).
 
Sempre con riferimento all’eccesso di spesa, moderati rischi di corruzione si osservano relativamente ai servizi di pulizia e sanificazione in ambito sanitario. Infatti, rispetto ai sei ambiti amministrativi osservati in Sicilia, in due casi si osserva una spesa effettiva particolarmente più pronunciata rispetto a quella prevista dai prezzi di riferimento: nello specifico, si è speso il 38% e il 14% in più rispetto a quanto si sarebbe dovuto spendere. Mentre negli altri quattro casi osservati, si rileva una spesa effettiva inferiore rispetto a quella prevista.
 
In generale, è il Lazio la regione in cui la spesa effettiva supera in maggior misura quella di riferimento (+103%).
Un importante fattore che favorisce la corruzione è la presenza di un’elevata convenienza per il corruttore: quanto più elevata è la rendita derivante dalla corruzione, tanto più alta è infatti la propensione a corrompere il funzionario pubblico. In quest’ottica i prezzi di riferimento risultano di particolare utilità come strumento di efficienza e di prevenzione della corruzione in quanto limitano significativamente la discrezionalità del funzionario pubblico. Dunque, è sintomo di allarme rilevare i dati sopraesposti, relativi ad un particolare discostamento rispetto ai prezzi di riferimento.
 
Infine, ulteriore campanello d’allarme è rappresentato dal ricorso all’istituto delle proroghe e dei rinnovi del contratto originario, che in molti casi superano di gran lunga la durata del contratto iniziale e che potrebbero astrattamente avere il principale fine di procrastinare nel tempo il rapporto contrattuale con lo stesso fornitore senza procedere ad una nuova gara ad evidenza pubblica. In particolare, vengono considerati particolarmente a rischio i casi in cui la durata dei rinnovi e delle proroghe eccede la durata iniziale del contratto di oltre dodici mesi.
 
Nell’Isola si osserva il secondo indice di rischio maggiormente elevato in Italia, rispetto al campione osservato, ed è pari a 5,50. La Campania detiene il primato con 7,04.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus