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Quotidiano di Sicilia

L'inutile formazione del Ciapi: 15 mln di euro bruciati nel 2008
di Michele Giuliano

La condanna in Cassazione: 1.500 giovani da formare, solo in diciotto fecero apprendistato. Prime conferme sugli sprechi del settore: il progetto Co.Or.Ap. da gestione allegra

Tags: Ciapi, Formazione



PALERMO - La formazione in Sicilia continua ad essere fonte di scandalo e polemica. E purtroppo, dimostra ogni giorno di più l’inutilità di molte delle sue attività, che non portano a nulla in termini di avvio al lavoro e si trasformano in un enorme spreco di denaro, speso più per far riempire le tasche dei soliti noti che per fornire una vera formazione ai giovani siciliani che vogliono entrare nel mondo del lavoro o per coloro che vogliono reinventarsi dopo esserne usciti.
 
Proprio di questi giorni l’ennesima conferma: le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno confermato le condanne della Corte dei Conti per lo scandalo Ciapi che ha gestito, in maniera un po’ allegra, per usare un eufemismo, dei fondi messi a disposizione del progetto Co.Or.Ap (Consulenza, Orientamento e Apprendistato), respingendo per intero i 5 ricorsi presentati.
 
I burocrati e i rappresentanti del Ciapi furono condannati, in appello, nel 2016 a risarcire un danno di 8 milioni di euro, nonostante parte del danno fosse già stato dichiarato prescritto. A fare ricorso in Cassazione l’ex capo dell’Agenzia per l’Impiego Rino Lo Nigro (condanna da un milione di euro) e gli ex componenti del Comitato tecnico-scientifico Daniela Avila, Giangiuseppe Gattuso, Giuseppe Bonadonna e Rosario Candela (598 mila euro ciascuno). Il progetto era costato 15 milioni di euro per formare 1.500 ragazzi, il cui obiettivo minimo era l’avvio al lavoro di almeno 600 giovani. I risultati furono pessimi, soltanto 18 ragazzi arrivarono a fare l’apprendistato, e nessuno trovò lavoro fisso.
 
Per questo motivo l’Olaf, l’organismo antifrode dell’Unione Europea, ha inviato gli ispettori in Sicilia. Il Ciapi avrebbe dovuto, vista la valenza del progetto e l’ingente valore economico, costituire un comitato tecnico scientifico, con il compito di assicurare la coerenza e la validità dei contenuti delle attività progettuali, garantire la validità delle scelte metodologiche inerenti alle attività progettuali, assicurare la congruità tra gli obiettivi raggiunti e quelli prefissati dal progetto, composto da undici persone, tra cui il Presidente del Ciapi, che lo doveva presiedere. Ancora, vigeva l’obbligo, individuato con un apposito atto deliberativo, a restituire all’amministrazione regionale le somme indebitamente percepite, nel caso in cui fosse stata riconosciuta una cattiva gestione o comunque il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati. Invece tutto sembrava andare splendidamente: oltre agli iniziali quasi 8 milioni di euro stanziati, nel 2008 veniva approvata prima una integrazione del finanziamento di quasi 4 milioni di euro, e ancora una seconda integrazione di un milione di euro, e una terza di 3 milioni e mezzo, per un totale finale di poco più di 15 milioni di euro. Ma mentre da una parte piovevano soldi, dall’altra veniva avviata dall’Olaf, l’Ufficio Europeo per la Lotta all’Antifrode, una verifica sul posto per verificare possibili irregolarità. E così è stato. Dal rapporto stilato e inviato alla Procura della Repubblica sono emerse criticità nella gestione del progetto, partendo dal mancato raggiungimento degli obiettivi, per andare a parare alle solite incongruità relative al reclutamento del personale dipendente, alle procedure per la fornitura di beni e servizi e all’assegnazione delle consulenze esterne e dei contratti di lavoro a progetto e lavoro occasionale. Le prove raccolte parlano chiaro, e fino all’ultimo giudizio è stato ritenuto assolutamente provato il reato di danno erariale, pari all’intero importo del progetto.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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