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Quotidiano di Sicilia

Inviti alla compliance da Agenzia delle Entrate e Garante per il contribuente
di Salvatore Forastieri

Dopo le comunicazioni riguardanti i redditi del 2013, in arrivo quelle relative alle irregolarità IVA. Facilitare i rapporti tra cittadini e amministrazione finanziaria per limitare l’evasione

Tags: Tax Compliance, Tasse, Fisco, Agenzia Delle Entrate



PALERMO - Da qualche anno è “compliance” la parola d’ordine dell’Amministrazione Finanziaria, ossia l’invito all’adesione spontanea verso gli adempimenti fiscali da parte dei contribuenti. Ne parlano tutti, compresi i vertici dell’Agenzia delle Entrate, chiamati a gestire il duro lavoro dell’accertamento fiscale sperando di ottenere la collaborazione dei cittadini, magari in cambio della riduzione delle sanzioni e di altre situazioni premiali espressamente previste dalla legge.
 
In realtà, da un periodo in cui si penava che il rigore della repressione (principalmente con l’elevata misura delle sanzioni) era il modo migliore per scoraggiare l’evasione, si è passati ad un periodo, quello attuale, nel quale finalmente ci si è convinti che la possibilità per il contribuente di subire pesanti conseguenze sanzionatorie a causa del suo irregolare comportamento non rappresenta assolutamente una remora per l’evasore.
 
Intanto perché il rischio di incappare in un controllo è statisticamente abbastanza modesto. Poi, perché il punto di vista dell’evasore è quello che le tasse sono troppo alte, e spesso ingiuste e difficili da pagare e, pertanto, da evitare di pagarle quanto più possibile.
Così, l’invito alla compliance è diventato un “must”, salvo a capire poi se questo invito è veramente un incoraggiamento verso comportamenti virtuosi oppure uno sterile adempimento previsto da disposizioni legislative o amministrative.
 
L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate, comunque, è quello di favorire la collaborazione tra Fisco e contribuente e promuovere l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari. A tal fine è stato realizzato un sistema che, attraverso la condivisione delle informazioni con il contribuente, viene data a quest’ultimo la possibilità di conoscere tutti i dati e gli elementi in possesso dell’Agenzia sulla sua posizione tributaria, prendere atto delle irregolarità commesse e provvedere a regolarizzarle, anche avvalendosi dell’istituto del “ravvedimento operoso”.
 
Attualmente l’Agenzia sta inviando vari tipi di comunicazioni, riguardanti presunte irregolarità sia in materia di imposte sui redditi che in materia di IVA.
Se la segnalazione risulta corretta e si riconosce l’errore, è possibile regolarizzare in modo meno pesante da quanto lo sarebbe stato se l’ufficio avesse già provveduto a notificare l’accertamento.
 
Basta presentare una dichiarazione rettificativa e versare contemporaneamente il tributo originariamente non pagato, unitamente alle sanzioni ridotte (applicando l’istituto del “ravvedimento operoso”) ad un sesto del minimo (un sesto del 90% = 15%) e gli interessi calcolati al tasso legale vigente.
Per il calcolo delle sanzioni e degli interessi, l’Agenzia delle Entrate ha predisposto un’apposita funzione nel proprio sito istituzionale.
 
Diversamente, basta far conoscere all’Agenzia delle Entrate (recandosi presso gli uffici territoriali oppure attraverso il numero di telefono dedicato 848.800.4444 da telefono fisso e 06 96668907 da telefono mobile) la giustificazione per ottenere la chiusura della pratica.
C’è da dire, tuttavia, che la vera compliance passa principalmente dalla semplificazione degli adempimenti e dalla chiarezza delle norme tributarie.
 
È su questo, pertanto, che si dovrebbe puntare se si vuole ottenere veramente l’adesione spontanea dei contribuenti agli adempimenti fiscali. Un compito che, oltre che sugli Enti impositori, principalmente grava sul Legislatore chiamato a rendere più semplici gli obblighi tributari e più chiare e facilmente applicabili le disposizioni.
 
Gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, in verità, fanno il possibile per facilitare l’applicazione corretta delle norme. Da una indagine condotta dalla Fondazione Nazionale dei Dottori Commercialisti i cui dati sono stati pubblicati da un noto quotidiano economico nazionale, dal 2008 al 2017 le circolari dell’Agenzia sono state ben 490, le risoluzioni 1.768 ed i Provvedimenti del Direttore della stessa Agenzia delle Entrate ben 2.023. Il tutto corrispondente a quasi 50.000 pagine.
 
Un grosso lavoro, quest’ultimo, molto apprezzabile. Ma che dimostra quanto sia complicato applicare le disposizioni tributarie che, sempre dalla fonte prima citata, e sempre nel periodo 2008 - 2017, tra leggi Finanziarie (o di stabilità o di bilancio), manovre correttive e decreti “milleproroghe”, hanno raggiunto il pesantissimo “volume” di quasi 10 mila commi da leggere, interpretare ed applicare. Il tutto, senza parlare dei numerosissimi decreti attuativi che, solo per la legge di bilancio 2018, sono ben 189.
 
Anche il Garante del Contribuente dà il suo contributo per rendere meno difficile l’applicazione delle norme e facilitare i rapporti dei cittadini con l’Amministrazione finanziaria. Gli interventi di “attivazione dell’autotutela” e l’attività di analisi e di approfondimento delle norme e delle problematiche che generano maggiori difficoltà interpretative (a questo scopo in Sicilia è stato attivato il “Tavolo della compliance”) sono alcuni esempi del lavoro del Garante che, alla fine, si traduce in un ottimo strumento deflattivo del contenzioso.
 
Importante, comunque, è quanto evidenziato dal Garante della Sicilia nella sue relazioni annuali al Parlamento ed al Governo, consultabili nel sito del MEF (Ministero Economia e Finanza - Dipartimento delle Finanze - Garanti del Contribuenti), con le quali da anni si chiede, oltre alla chiarezza, l’istituzione di un regime (veramente) semplificato per i contribuenti “minimi”, con una base imponibile ed un’aliquota (omnicomprensiva) facili da determinare, in modo tale che possano essere attratti verso l’adesione spontanea tanti piccoli contribuenti, imprenditori ed altri lavoratori autonomi, che troppo spesso, magari trincerandosi dietro le difficoltà di applicazione delle leggi fiscali, lavorano in nero o si nascondono dietro il concetto di “occasionalità” delle loro operazioni.
 
Quindi, ben vengano le comunicazioni di compliance dell’Agenzia delle Entrate. Si continua a sperare, comunque, che la semplificazione degli adempimenti e la previsione di poche norme chiare e facilmente applicabili da tutti possano rendere più sereno il rapporto tra fisco e contribuenti, così come d’altronde voluto dallo Statuto del Diritti del Contribuente nel lontano anno 2000.
 
Salvatore Forastieri
Garante del Contribuente per la Sicilia

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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