Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Ipercolesterolomia e rischi cardiovascolari, terapie innovative a supporto dei pazienti
di Redazione

Nuovi farmaci consentono di mettere in atto interventi mirati per mantenere sotto controllo parametri fondamentali

Tags: Ipercolesterolomia, Rischi Cardiovascolari



in collaborazione con ITALPRESS
 
CATANIA - Quando parliamo di colesterolo “cattivo” (il colesterolo Ldl) ci riferiamo a uno dei principali nemici del nostro cuore. Il colesterolo Ldl, infatti, è la causa principale delle malattie cardiovascolari su base aterosclerotica, come sancito dalla Società europea di aterosclerosi.
 
È stato proprio questo l’argomento al centro del corso organizzato nel catanese da Sanofi il 9 e 10 febbraio presso il centro conferenze dell’Hotel four points by Sheraton di Aci Castello. “Il paziente ipercolesterolemico e a rischio cardiovascolare alto e molto alto – ha spiegato Michele Massimo Gulizia, direttore Uoc Cardiologia dell’ospedale Garibaldi-Nesima di Catania e co-chairman del corso - è una persona che il più delle volte è reduce da un evento cardiovascolare, anche grave. Spesso presenta patologie diverse e deve assumere più terapie insieme. La gestione di queste terapie può essere complessa, fonte di insuccessi e, talvolta, di frustrazione. Per questo è importante identificare il paziente con attenzione così da scegliere la terapia per lui più corretta”.
 
“L’innovazione – ha aggiunto - ci dà un grande aiuto, ma è fondamentale farsi guidare nelle scelte dalla valutazione clinica e dai criteri stabiliti dagli enti regolatori per riconoscere i pazienti più appropriati per una determinata terapia”.
“La malattia coronarica precoce – ha spiegato Maurizio Averna, professore ordinario di Medicina interna dell’Università di Palermo, co-chairman del corso - è la principale causa di morbilità e mortalità nei pazienti affetti da Ipercolesterolemia familiare eterozigote. Infatti, questi pazienti hanno un rischio 13 volte superiore di andare incontro a un evento cardiovascolare precoce rispetto alla popolazione generale in quanto esposti già dai primi anni di vita a livelli molto elevati di colesterolo Ldl. Nonostante l’attenzione per questa patologia sia cresciuta negli ultimi anni, ancora oggi resta in Italia estremamente sottodiagnosticata e spesso il paziente arriva alla nostra attenzione dopo aver già avuto l’evento. Questo è legato al fatto che la patologia non presenta sintomi specifici. Ma è possibile individuarla precocemente e prevenire gli eventi controllando i livelli di colesterolo Ldl”.
 
“Il paziente affetto da Ipercolesterolemia familiare eterozigote – ha aggiunto - necessita quindi di un’importante e immediata riduzione dei livelli di colesterolo Ldl da mantenere nel tempo. È di grande interesse la recente scoperta di nuove terapie, già disponibili per i pazienti, come gli inibitori di Pcsk9, che consentono di raggiungere riduzioni importanti dei livelli di colesterolo Ldl e di mantenerle nel tempo e rappresentano per i pazienti affetti da Ipercolesterolemia familiare eterozigote l’opportunità di raggiungere i target raccomandati qualora non bastasse il trattamento con statine ed ezetimibe”.
 
“Nonostante le migliori terapie disponibili – ha sottolineato Salvatore Novo, direttore della Cattedra e Scuola di specializzazione di Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Palermo e della Uoc di Cardiologia e Riabilitazione cardiovascolare dell’Aou Policlinico Giaccone di Palermo, co-chairman del corso - le persone con un precedente episodio di attacco cardiaco convivono con un rischio più elevato di subire un altro evento o di morire, e il rischio aumenta progressivamente se il paziente ha avuto già più eventi cardiovascolari. Da qui l’importanza di controllare quanto più possibile i fattori di rischio, gestire un follow-up stringente e trasmettere al paziente l’importanza di una gestione corretta della terapia, dopo la dimissione dall’ospedale. In questi due giorni abbiamo ribadito questi concetti e focalizzato l’attenzione sull’importanza di una gestione condivisa del paziente”.
 
“Da questo punto di vista – ha aggiunto - i nuovi farmaci Pcsk9 inibitori, tra i quali Alirocumab, rappresentano una terapia innovativa per consentire ai pazienti in prevenzione secondaria dopo un infarto miocardico di raggiungere il target di Ldl- colesterolo di <70/<50 mg%”.
Il confronto tra colleghi di differenti discipline è stato importante per individuare terapie sempre più mirate per i pazienti ipercolesterolemici a rischio cardiovascolare alto e molto alto e un approccio alla terapia integrato e multidisciplinare. Frequentemente sono individui già reduci da un evento cardiovascolare anche grave e che, il più delle volte, presentano molteplici patologie. Ciò comporta l’assunzione di più terapie, anche complesse, con un significativo rischio di insuccesso terapeutico che si traduce in una fonte di grande frustrazione. Identificare la terapia più appropriata per ciascun paziente può potenzialmente risultare la strategia vincente.
 
Nei due giorni si è parlato in modo approfondito anche dell’opportunità terapeutica offerta dalla nuova classe di anticorpi monoclonali inibitori della Pcsk9 disponibili da alcuni mesi anche in Italia: una potenziale risposta al bisogno insoddisfatto di trattamento per pazienti a rischio cardiovascolare alto o molto alto, con ipercolesterolemia familiare eterozigote, ipercolesterolemia non familiare e ipercolesterolemici intolleranti alle statine che non raggiungono i livelli di colesterolo Ldl raccomandati, nonostante la massima dose di statine tollerata, con o senza altre terapie ipolipemizzanti.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus