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Quotidiano di Sicilia

Azzardo di Stato: Sicilia, giocati 4,2 mld
di Rosario Battiato

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: nel 2016 raccolti da Slot, Lotto & Co. l’equivalente del 5% del Pil isolano. A Catania spesa pro capite di 668 € contro 1.051 di Mi che però ha reddito quasi doppio

Tags: Gioco D'azzardo, Sicilia



PALERMO – Una combinazione di cifre che svela una sottotrama inquietante in rapporto ai volumi giocati tra macchinette, ippica, sportivi, lotterie, lotto e tutto il comparto: i poveri, in proporzione alle loro finanze, spendono quanto i ricchi per il gioco.
 
La Sicilia rientra tra le prime dieci regioni per raccolta complessiva annuale, pari a circa 4,2 miliardi nel 2016, che contempla l’insieme delle puntate effettuate in un anno, includendo anche le vincite. Si tratta del 6% del totale nazionale, che ammonta a 74 miliardi e che arriva a 97 con il gioco a distanza (21 miliardi). Lo rilevano i numeri dell’agenzia delle Dogane e dei monopoli.
 
Una spesa sostanziosa anche se i siciliani sono poveri, avendo registrato un reddito medio pro capite pari a quasi 13 mila euro, che risulta fra i tre più bassi d’Italia e di circa 10 mila euro in meno della Lombardia (poco meno di 22 mila euro). Un flusso che nessuno sembra in grado di arginare perché, nonostante gli appelli e le pratiche contro le ludopatie degli ultimi anni, nell’Isola, tra il 2015 e il 2016 il volume di gioco è cresciuto di circa 300 milioni di euro.
 
L’incrocio di reddito e spesa per il gioco ribadisce una tendenza di lungo corso: i più poveri hanno la tendenza a spendere almeno quanto i più ricchi. Sicilia e Lombardia costituiscono due casi esemplari in questo senso. Un isolano ha un reddito medio di circa 13 mila euro (dati Istat 2016) e spende per il gioco, considerando i 5 milioni di abitanti (quindi anche minorenni), circa 840 euro pro capite all’anno, un dato che vale il 6,4% del reddito medio annuale. In Lombardia, a fronte di un reddito medio di 22 mila euro e di una spesa pro capite per il gioco pari a 1.450 euro (su un totale di 14,5 miliardi), si spende la stessa porzione (circa 6,5%). In Emilia Romagna, a fronte di un reddito medio di 21.509 euro e di una spesa pro capite per il gioco pari a 1.392 (su un totale di circa 6,2 miliardi), l’incidenza del gioco sul totale è pari al 6,4%.
 
La regola è che le tre regioni più povere d’Italia continuano a spendere di più. Se i siciliani si mantengono nella media dei più ricchi, in Calabria si va oltre: si spendono 900 euro su circa 12.237 euro di reddito, cioè il 7,3% del totale. Ma il vero record spetta alla Campania: 1.257 euro spesi nel gioco a fronte di un reddito di 12.588 euro, cioè circa il 10%.
 
Il quadro generale isolano vede un volume di gioco complessivo che produce una raccolta pari 4,2 miliardi, 3,1 miliardi sono le vincite e 1,1 miliardi la spesa, cioè la differenza tra i primi due valori, in altri termini l’ammontare delle perdite. Andando nel dettaglio, a dominare le preferenze degli isolani per il gioco sono gli apparecchi (slot etc...) che valgono poco più di 2 miliardi di euro, circa la metà del totale. Più contenuti in generale i numeri del bingo, che in Italia valgono 1,5 miliardi complessivi, ma che registrano un’impennata straordinaria in Sicilia. L’Isola, infatti, è la seconda d’Italia per spesa con 241 milioni, solo la Campania riesce a fare peggio con 246. Più contenuta la spesa per gli altri giochi numerici (eurojackpot, superenalotto, winforlife e playsix) che nell’Isola si è limitata a 92 milioni di euro (totale di 1,5 miliardi). L’ippica resta l’altra grande passione dei siciliani che hanno totalizzato 43 milioni di euro di giocate (dato in calo rispetto ai 48 del 2015 e ai 49 del 2014) a fronte del mezzo miliardo complessivamente speso. Un’altra fetta importante arriva anche dai giochi a base sportiva (big, concorsi pronostici sportivi e scommesse sportive a quota fissa) che hanno totalizzato complessivamente un volume da 3,4 miliardi e una quota isolana da 250 milioni di euro (+100 rispetto al 2015), che vale il quinto dato tra le regioni.
 
Il capitolo lotterie totalizza quasi 9 miliardi a livello nazionale e registra 607 milioni di euro (-81 milioni rispetto al 2014) all’interno dell’Isola. Altri 8 miliardi arrivano dal lotto, con la Sicilia che si prende il podio d’Italia con quasi 900 milioni di euro, mentre si ferma al miliardo volume delle scommesse virtuali (107 milioni in Sicilia).
 

 
Con la tassazione sulle Slot maggiori ricavi per lo Stato
 
PALERMO - Il calcolo complessivo della spesa è stato pari a circa un quinto delle somme giocate (la cosiddetta raccolta) ed ha raggiunto quota 19,4 miliardi. Questa somma viene distribuita in due tronconi principali: il 54%, pari a 10,5 miliardi, finisce nelle entrate erariali (tributarie e non tributarie) che risulta in aumento del 24% rispetto al 2015; 8,9 miliardi sono invece il volume d’affari (ricavato) per la filiera al netto delle imposte sul gioco.
“Rispetto all’anno 2015 – si legge nel rapporto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli – la spesa ha subito un aumento di circa 2 miliardi, in gran parte (1,4 miliardi circa) spiegato dall’aumento della tassazione sulle Slot, introdotta dalla legge di stabilità per il 2016”.
La quota maggiore di spesa è nel settore degli apparecchi (slot etc.) con 7,4 miliardi (in crescita di un miliardo rispetto al 2014), ma non mancano anche i contributi delle Vlt (video lottery terminal), le cosiddette videolottery, con 2,7 miliardi. A far registrare la tendenza migliore è certamente il lotto che è passato da 6,6 a 8 miliardi di raccolta in due anni (2014-2016) e da 2,1 a 3 miliardi di spesa.
Analizzando in dettaglio il quadro dei volumi di gioco nel capitolo della spesa, si scopre che la porzione più sostanziosa per operatori ed erario arriva dagli apparecchi (6,6 miliardi), dal lotto (3 miliardi), dalle videolottery (2,7 miliardi) e dalle lotterie (2,4 miliardi).
 
 

 
I 9 capoluoghi siciliani nell’avanguardia del vizio
 
PALERMO - “L’Italia delle slot” è un progetto del Visual Lab, del Gruppo Gedi e di Dataninja, una società che si occupa di datajournalism.
Il portale evidenzia, comune per comune, la portata delle giocate di Awp, le cosiddette newslot che accettano solo monete e si trovano anche in bar e tabaccherie, e Vlt, le videolottery che accettano solo banconote.
Considerando questi due elementi, i comuni siciliani sembrano molto coinvolti. A Catania, il capoluogo del vizio, mediamente si spendono 668 euro all’anno (209 milioni di giocate complessive), a fronte di un reddito medio di 18 mila euro (3,7% del totale), a Palermo il dato arriva a 399 euro, con un reddito medio di 19.487 euro (2%), mentre a Messina ci sono 454 euro pro capite di gioco, cioè il 2,3% di un reddito pari a 19.523.
Numeri importanti che confermano la tendenza comune con le città più ricche del Paese: a Milano si spendono poco più di mille euro all’anno, ma il reddito medio è di 30.612 euro, quindi si spende il 3,2%, cioè meno che a Catania.
Torino si avvicina di più ai valori etnei: 886 euro su un reddito pro capite di 23 mila euro hanno un’incidenza del 3,8%. Persino Napoli si deve inchinare con 545 euro su 19.846 di reddito medio, cioè il 2,7%. A Reggio Calabria ci sono 668 euro di spesa su un reddito pro capite di 18.226 euro, cioè il 3,6%.
L’incidenza sul reddito medio va ovviamente inquadrata anche nell’ottica del sommerso che in Sicilia registra valori nettamente più elevati che nel resto d’Italia.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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