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Quotidiano di Sicilia

Presentato il piano di Musumeci per arginare l'emergenza idrica
di Gaspare Ingargiola

Bypass definitivo a Scillato, ripristino della condotta di Presidiana e costruzione di dissalatori. Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo Stato di crisi per il palermitano

Tags: Siccità, Sicilia, Nello Musumeci



PALERMO - La realizzazione del bypass definitivo dell’acquedotto di Scillato, il ripristino della condotta di Presidiana a Cefalù, la costruzione dei dissalatori, l’utilizzo dei pozzi che i privati hanno già messo a disposizione dell’Amap e l’eventuale utilizzo di nuovi pozzi in prossimità delle condotte di adduzione. Sono queste le soluzioni individuate dal Governo Musumeci per far fronte alla crisi idrica del palermitano, per la quale il presidente della Regione è stato nominato commissario dopo la dichiarazione dello Stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri.
 
A illustrarli all’Assemblea regione siciliana è stato l’assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro, che ha fatto le veci del governatore, colpito da una faringite. Nella relazione è stata chiarita l’attuale posizione di Musumeci: “L’8 febbraio è stato dichiarato dal Consiglio dei ministri lo Stato di emergenza del settore idropotabile nell’ambito territoriale di Palermo e allo stato siamo in attesa dell’ordinanza di Protezione civile che disciplina nel dettaglio gli interventi e le modalità di realizzazione degli stessi”.
 
Dopo aver sottolineato “la costante interlocuzione svolta con la presidenza del Consiglio dei Ministri, gli uffici della Protezione Civile nazionale e tutti i Ministeri coinvolti”, nel documento Musumeci ha parlato della diminuzione della piovosità negli ultimi due anni nel territorio della provincia di Palermo, che “si è attestata su valori sensibilmente inferiori alla media del trentennio 1988-2017, con un ordine di grandezza paragonabile a quelli in precedenza registrati nei periodi emergenziali della fine degli anni Ottanta e degli inizi degli anni Duemila. L’odierna disponibilità di invaso nelle dighe, che nel periodo precedente hanno regolarmente svolto la propria funzione di regolazione biennale sopperendo alle riduzioni di volumi conseguenti alla ridotta piovosità, “si attesta oggi su valori che non superano il 20 per cento della capacità di invaso dei singoli bacini”.
 
Quanto alle infrastrutture, la prima da realizzare è quella di Scillato. Come spiegava qualche giorno fa in conferenza stampa il segretario generale della Filctem Cgil Francesco Lannino, essa è stata danneggiata da una frana nel 2002 e “per dieci anni la condotta di Scillato ha perso 700 litri d’acqua al secondo, che finivano a mare senza che nessuno intervenisse. L’anno scorso l’Amap ha costruito un bypass temporaneo (la bretella, a spese dell’Amap, è costata 1,5 milioni, nda) che però recupera solo 350 litri al secondo. Serve un intervento definitivo per gli altri 350 litri di perdita al secondo. Dal 2007, senza l’acqua da Scillato, si supplisce con la diga Rosamarina: solo nel 2017, per sollevare l’acqua dalla diga Rosamarina e portarla in città si sono spesi 2 milioni di energia elettrica. In pratica un terzo del costo del bypass definitivo”, che il sindacato valuta in 6 milioni di euro.
 
Diverse le cifre emerse dalla relazione del governo Musumeci: il bypass definitivo di Scillato, già inserito e finanziato nel Patto per la Sicilia, dovrebbe costare 4,88 milioni di euro, dei quali 3,88 di fondi pubblici e circa un milione a carico dell’Amap. L’intervento consentirebbe di utilizzare integralmente la fonte fino alla portata di 500-700 litri al secondo. Per quanto riguarda Presidiana, la Regione prevede il ripristino della condotta esistente e la creazione di un impianto di dissalazione per sfruttare integralmente la fonte. Sarà valutata anche la realizzazione di altri dissalatori a Trapani e Palermo.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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