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Quotidiano di Sicilia

Allarme della Protezione civile: la Sicilia territorio senza regole
di Rosario Battiato

Il dipartimento regionale ha esaminato le trasformazioni che hanno portato l’ambiente al degrado. L’Isola è pericolosamente esposta ai rischi naturali: dall’idrogeologico al sismico

Tags: Dissesto Idrogeologico, Ambiente, Sicilia, Rischio Sismico, Protezione Civile



PALERMO – I conti si cominciano a pagare. L’indiscriminata e sregolata attività antropica, che ha martoriato diverse porzioni del territorio isolano, è una delle principali responsabili dei rischi naturali che aggrediscono la sicurezza e i beni dei siciliani. A tratteggiarne l’impatto, sottolineandone le conseguenze, è stato il dipartimento della Protezione civile regionale all’interno del “Piano regionale per il potenziamento delle attrezzature, dei mezzi e delle risorse del Sistema regionale di protezione civile”, apprezzato in Giunta nelle scorse settimane.
 
Il punto di vista è chiaro e si legge nell’apertura del Piano: sono state le “trasformazioni apportate dall’uomo al territorio Regionale negli ultimi cinquanta anni” che “hanno prodotto profondi mutamenti nell’ambiente fisico, determinando spesso situazioni di profondo degrado ambientale che hanno provocato alterazioni e situazioni di elevata pericolosità agevolando l’innesco di eventi calamitosi”.
 
L’elenco dettagliato di questa aggressione racconta un disastro ancora visibile che comincia dalla “mancanza di efficaci programmazioni urbanistiche” e dal mancato controllo, passando per l’abusivismo edilizio e la presenza di impianti produttivi senza adeguati sistemi di depurazione e scarico. Stigmatizzata anche la “realizzazione di grandi opere di ingegneria civile che hanno stravolto l’ambiente naturale influendo anche sui sistemi idrici superficiali e sotterranei oltre che sui modelli evolutivi e sulla stabilità del suolo”. Elementi che hanno aggredito un territorio fragile e complesso e che, in alcuni casi, hanno agito come leve per innescare i rischi relativi ad eventi naturali: idrogeologico, sismico e vulcanico.
 
Premesse generali per sottolineare come il rischio idrogeologico (frane e alluvioni) abbia trovato un terreno fertile nella conformazione geologica e geomorfologica dell’Isola in combinazione con la continua modifica del territorio e con l’aumento della “presenza di beni e di persone nelle zone dove tali eventi erano possibili e si sono poi manifestati, a volte con eventi catastrofici”. Un apporto determinante è arrivato anche dall’abbandono dei terreni montani e il disboscamento, assieme al lavoro nelle cave e all’estrazione “incontrollata di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo”.
 
Il rischio sismico è uno dei più diffusi nell’Isola – circa il 90% dei Comuni rientra nelle prime due fasce di pericolosità – anche se le variabili per calcolarne il peso specifico sono molteplici, tra cui anche la ripetitività nel corso del tempo. L’assenza di un vero “precursore sismico”, cioè di un elemento riconosciuto da tutti gli scienziati che precede l’evento sismico, non impedisce tuttavia altre attività di prevenzione, come i piani di emergenza che hanno visto i comuni siciliani particolarmente pigri (solo uno su due, secondo i dati del dipartimento nazionale).
 
È l’Etna a determinare buona parte dei pericoli legati al rischio vulcanico, visto che il territorio della Sicilia orientale ne è “altamente esposto” anche perché la “crescente urbanizzazione ha occupato anche porzioni di territorio ad elevata pericolosità (esplosioni, colate di lava, emissioni di gas, sismi)”. Ma non è certamente l’unico pericolo pubblico, visto che ci sono vulcani dall’attività persistente, come quello di Stromboli, e altri, come Pantelleria e Vulcano, che comunque non registrano eruzioni dalla fine del diciannovesimo secolo.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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