Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Piccoli Comuni: è tempo di crescere
di Rosario Battiato

Molte opportunità per lo sviluppo (a partire dai 100 mln della Legge 158/2017), ma servono progetti cantierabil. In Sicilia 206 centri con meno di 5 mila abitanti che devono unire le forze



PALERMO – Piccolo è bello e funzionale. Almeno fino a un certo punto. I borghi isolani piacciono un po’ a tutti, attraggono turisti – nel 2017 Airbnb ne ha selezionati tre e li ha inseriti in un programma di promozione assieme ad altri 37 realtà similari di tutta Italia – e strizzano l’occhio ai salutisti perché da quelle parti si vive meglio, con i tempi sani della vita di una volta.
 
Un quadro idilliaco che svela solo una parte della verità, perché dei circa 206 comuni isolani inferiori ai 5 mila abitanti, soltanto qualcuno può vantare i favori del grande pubblico ed essere definito la nuova frontiera del turismo di nicchia (o di qualità), mentre sugli altri incombe l’ombra dello spopolamento. Una tendenza che si inserisce in un flusso più generale legato all’Isola: gli ultimi dati Istat dicono che entro il 2065 il Centro-Nord accoglierà il 71% della popolazione nazionale. Il tempo è agli sgoccioli, ma non è ancora finito, perché il corso inesorabile si può invertire grazie ai numerosi bandi nazionali e alle opportunità della legge “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni” (Legge 158/2017), approvata lo scorso ottobre e in vigore da novembre. In campo ci saranno 100 milioni di euro per finanziare investimenti (10 mln nel 2017 e 15 mln per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023), il recupero dei centri storici e di altri siti dismessi (anche in collaborazione con le Diocesi). Non mancherà l’aspetto tecnologico come l’inserimento nel piano per la banda ultralarga, assieme ad altre agevolazioni.
 
Adesso è dunque tempo organizzarsi, perché i fondi ci sono ma occorre andarli a prendere con progetti adeguati, da realizzare anche in gruppo, dal momento che la legge garantirà la priorità al finanziamento degli interventi proposti da Enti “istituiti a seguito di fusione o appartenenti a Unioni di Comuni”.

1. Intesa per le Madonie da 38 milioni di euro
Nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d’intesa tra Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, Pietro Macaluso, presidente dell’Unione dei Comuni delle Madonie, e Giuseppe Ferrarello, sindaco di Gangi. L’accordo prevede circa 38 milioni di euro da destinare a interventi nei 21 comuni delle Madonie.
Si tratta, più nello specifico, del progetto “Madonie resilienti: laboratorio di futuro”, che rientra nel ciclo di programmazione del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014/2020. Si opera con una strategia mirata a cinque aree interne della Sicilia (Terre Sicane, Nebrodi, Calatino, Madonie e Simeto Etna), caratterizzate da un più elevato e differenziato grado di marginalità e svantaggio. Gli interventi serviranno appunto per innalzare il livello quantitativo e qualitativo dei servizi essenziali rivolti alla popolazione, operando in diversi ambiti: viabilità minore, energia, servizi digitali, salute e servizi sanitari, promozione di servizi innovativi e istruzione.
Per Musumeci “le aree interne e montane della Sicilia sono quelle più vulnerabili e che rischiano, giorno dopo giorno, di spopolarsi sempre di più”.
Le firme, tuttavia, non basta: “ho chiesto ai sindaci – ha aggiunto il governatore – di seguire, con particolare attenzione, la fase del monitoraggio degli interventi: l’esperienza ci insegna che molti ‘protocolli’ sono rimasti solo manifestazioni di buona volontà”.
 
2. Un modello vincente per la differenziata
Non è certo una novità, ma anzi sempre più una conferma: i piccoli Comuni eccellono nella gestione dell’immondizia. Una comunità ridotta e la possibilità di effettuare un servizio porta a porta senza costi eccessivi costituiscono certamente due elementi importanti nell’aver contribuito a delineare la grande crescita della raccolta differenziata nei centri minori.
È sufficiente ricordare che, stando ai dati relativi al primo quadrimestre del 2017 e diffusi dall’Ufficio speciale per il monitoraggio e l’incremento della raccolta differenziata della Regione siciliana, tra i primi dieci comuni classificati ce ne sono ben sette che hanno una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti (Giadirnello, Sant’Angelo Muxaro, Giuliana, Butera, San Cono, San Michele di Ganzaria e Castel di Lucio). E gli altri tre non superano i 10 mila.
Nella graduatoria dei primi trenta ce ne sono soltanto cinque che superano i 10 mila abitanti e tra questi soltanto uno si spinge fino a 28 mila (Belpasso).
 
3. In Italia esempi virtuosi sul fronte delle rinnovabili
Sono 40 i Comuni “eletti” di Legambiente, quelli che vengono considerati i modelli più avanzanti dal punto di vista energetico, cioè quelli che hanno ottenuto il massimo riconoscimento e sono stati definiti 100% rinnovabili.
All’interno dell’ultimo rapporto Comuni rinnovabili sono tutti elencati e non stupisce, come da tradizione, che la maggior parte sia da inquadrarsi nel novero dei piccoli comuni. Ci sono Badia, nella provincia autonoma di Bolzano, e poi Castelnuovo di Val di Cecina e Monterotondo Marittimo, in Toscana, e ancora molti altri.
“In queste realtà – si legge nel rapporto – sono gli impianti a biomasse e geotermici allacciati a reti di teleriscaldamento a soddisfare ampiamente i fabbisogni termici dei cittadini residenti e un mix di impianti diversi da fonti rinnovabili a permettere di soddisfare e superare, spesso ampiamente, i fabbisogni elettrici”.
Per accedere alla graduatoria devono essere schierate almeno tre fonti differenti. Non pervenuti i Comuni isolani, che riescono a registrare qualche timido risultato soltanto nelle categorie specifiche.
 
4. Le strategie della Liguria per il recupero degli edifici
Un modello per la Sicilia arriva dal Nord. Nei giorni scorsi la Regione Liguria ha previsto l’erogazione di contributi a sostegno di interventi di efficientamento energetico degli edifici e delle strutture pubbliche dei Comuni con popolazione non superiore ai 2 mila abitanti.
Il bando regionale permette di incentivare la realizzazione di interventi che riguardano l’immobile nella sua interezza e che siano ovviamente indirizzati al miglioramento delle prestazioni energetiche. Andando in dettaglio, si prevedono soltanto interventi di “almeno manutenzione straordinaria”.
L’agevolazione regionale della Liguria, concessa come contributo a fondo perduto, arriva a un massimo di 200 mila euro per beneficiario, coprendo il 70% della spesa ammessa.
Anche operazioni del genere, assieme al lancio delle case a un euro, concepito in passato da diversi comuni della Sicilia, e ai finanziamenti per la ristrutturazione dei centri storici potrebbero dare il via per una concreta rinascita dei piccoli borghi.
 
5. Razionalizzazione dei servizi, Unioni, fusioni e associazioni
A livello nazionale le coordinate per la razionalizzazione dei servizi fanno riferimento alla Legge 30 luglio 2010, n.122), poi rafforzata con l’approvazione della Legge n. 56 del 2014, ma i primi strumenti per operare risalgono comunque a quasi due decenni fa. I Comuni possono scegliere tra l’associazionismo, con le due opzioni di fusione (trasformazione di Comuni in un nuovo Ente con cessazione degli organi) e/o Unione (nuovo Ente che mantiene operativi i singoli Comuni), oppure possono procedere con la convezione (accordi al fine di svolgere in maniera coordinate determinate funzioni e servizi).
In Sicilia, tuttavia, l’articolo 41 della Lr n.15/2015 vieta ai Comuni di costituire nuove entità, inclusi gli organismi agli articoli 31 (Consorzi) e 32 (Unioni di Comuni) del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, per l’esercizio associato di funzioni, fatte salve quelle previste per legge nonché le convenzioni per l’espletamento di servizi. In ogni caso, negli ultimi due decenni ci sono state 535 Unioni (47 per 172 Enti in Sicilia) e 141 referendum per la fusione (zero in Sicilia) col coinvolgimento di 402 Comuni e di 1,5 milioni di persone (dati Ancitel, società di servizi per i Comuni dell’Anci).
Secondo una stima del QdS, la fusione dei piccoli Comuni isolani (206 in tutto, fonte Istat) permetterebbe circa 70 milioni di euro di risparmi, ma al momento le politiche governative sembrano orientate da tutt’altra parte.
 
6. Intesa pubblico-privato nel nome dello sviluppo
Pubblico e privato per far rinascere i borghi nel nome del turismo sostenibile. Si inserisce in questo quadro l’avvio, lo scorso anno, di un programma del portale Airbnb, che ha ottenuto il patrocinio dell’Anci e la collaborazione del Mibact, indirizzato a lanciare un Piano nazionale dedicato al recupero e alla promozione dei borghi nazionali.
Quaranta i Comuni nazionali complessivamente interessati dai differenti progetti e tra questi tre borghi siciliani. Per Sambuca di Sicilia il programma ha previsto il recupero di un edificio storico, mentre Savoca rientra nel sito di riferimento (italianvillages.byairbnb.com) che mappa venti comuni, uno per ogni regione italiana, promuovendone l’immagine e dunque i flussi turistici. Altri venti borghi, tra cui Petralia Soprana, sono rientrati in un piano di comunicazione sui presidi social media di Airbnb.
Un’operazione per rilanciare delle realtà a rischio e per rinsaldare i dati che vedono una certa consistenza e crescita di flussi turistici proprio nelle zone rurali.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus