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Annamaria Furlan: "Corruzione e reati fiscali una zavorra per il Paese"
di Valerio Barghini

Forum con Annamaria Furlan, segretario generale Cisl

Tags: Annamaria Furlan, Cisl



Durante questa campagna elettorale sono stati fatti vari proclami: c’è chi dice che vuole realizzare una cosa, chi un’altra e tutti parlano di lavoro. A monte, però, c’è un problema a cui nessuno neanche accenna: l’illegalità. Dilagante, in particolare nella Pubblica amministrazione, un settore nel quale la Cisl vanta un numero considerevole di iscritti. Qual è la linea del sindacato per tentare di contrastare questo malcostume?
“Di sicuro nel Paese, da questo punto di vista, abbiamo una situazione a dir poco drammatica. Per dare la misura di come questione morale e legalità siano temi prioritari da affrontare, due numeri su tutti: 53 miliardi di euro, dato reso ufficiale dalla Corte dei Conti, derivante da fenomeni di corruzione; 150 miliardi di euro tra evasione contributiva e fiscale. Due cifre che già da sole danno l’idea molto chiara del nostro Paese”.
 
 
Dati messi in evidenza anche dall’Europa…
“Altroché. Credo che ogni cittadino onesto si sia vergognato quando l’Unione, nel portare avanti una campagna di promozione contro la corruzione, ha detto all’Italia: amici cari, abbattete un po’ questo dato perché da soli rappresentate oltre la metà del tasso di corruzione in Europa. Quindi, se non si riduce drasticamente il dato italiano, a cascata nemmeno l’Europa riuscirà a diminuire il suo complessivo. Di conseguenza la questione morale deve porci davanti a una tema importante: come creare le condizioni di legalità in questo Paese. Per fare questo, le leggi devono funzionare ma ci vuole il contributo di tutti. È anche una questione culturale: dobbiamo metterci in testa che ogni euro che va a finire in corruzione o evaso è un euro in meno per scuole, ospedali, infrastrutture”.
 
Un compito, quello della moralizzazione, che spetta a tutti. Dunque anche ai politici. Tuttavia sembra che l’oggettiva debolezza di una classe politica come quella attuale porti a non affrontare, o non voler affrontare, questo problema. Che ne pensa?
“Indubbiamente la politica ha un ruolo importante nel processo di moralizzazione del Paese. E la debolezza dei politici non solo non ostacola, ma anzi contribuisce alla crescita esponenziale di fenomeni di illegalità. Certo, però, che se il dibattito tra i partiti è: tu nelle tue liste hai cinque condannati, io nelle mie ne ho ‘solo’ due, io rispondo che nelle liste elettorali i condannati in via definitiva neanche devono entrarci. Quindi è necessario che la politica si pulisca al suo interno, in modo molto profondo. Detto ciò, sicuramente un ruolo lo devono giocare tutte le istituzioni e le forze sociali, sindacati compresi. Anche perché, ricordiamolo, l’Italia è un Paese che soffre ancora moltissimo del problema della criminalità organizzata, manifestazione invasiva soprattutto nella Pubblica amministrazione, in particolare nel campo degli appalti pubblici, che non riguarda più soltanto il Mezzogiorno e strettamente collegato alla corruzione. Un fenomeno che blocca il Paese, che crea ingiustizia e che, restando spesso impunito, genera soprattutto paura. Temi tutt’altro che secondari, che costituiscono una radice molto profonda dei mali italiani ma di cui, purtroppo, sentiamo parlare poco o niente durante le campagne elettorali”.
 
 
La soluzione di Annamaria Furlan?
“Rafforzare la giustizia, gli organismi ispettivi ma anche creare una cultura della legalità come salvaguardia del bene comune. Un ruolo importante, in tal senso, lo gioca anche il mondo dell’informazione: possibile che, ogni volta che c’è uno scandalo, noi ne sentiamo parlare per due o tre giorni, dopodiché la cosa muore e, anzi, sembra che il problema sia superato? Ci vuole, insomma, un impegno profondo di tutte le rappresentanze sociali e politiche del Paese a dire in modo chiaro e inequivocabile che corruzione e illegalità rappresentano un cancro per l’Italia. Un cancro che a qualsiasi costo va sradicato ed estirpato. Sia nelle grandi che nelle piccole cose: un abuso edilizio, ad esempio, è un abuso edilizio punto e basta. Nient’altro”.
 
La corruzione, però, forse è un tema un po’ più delicato rispetto a quello della criminalità organizzata. Perché la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra le conosci e puoi combatterle ad armi pari. La corruzione, invece, no: è estesa ma è anche nascosta, non “codificata”. Il rischio, poi, è quello di scaricare tutte le incombenze sull’Autorità nazionale anticorruzione. Qual è il suo punto di vista?
“Ritengo che sia molto importante la prevenzione, altro aspetto che in Italia viene trascurato. Per realizzare la quale occorre un potenziamento degli organismi di vigilanza e controllo, che in questi anni, in tutti i campi, hanno dimostrato lacune che non possiamo più permetterci. La prevenzione, inoltre, aiuta la nascita di una cultura della legalità intesa come salvaguardia del bene comune”.
 
Non sarebbe utile, per tentare di arginare sul nascere il fenomeno dell’illegalità, che tutte le Pubbliche amministrazioni creino al proprio interno dei Nuclei anticorruzione, un po’ come accade nei Paesi del mondo anglosassone? Magari, perché no, imporre la nascita di questi “anticorpi” come un obbligo: il sindacato, che ha un’importante forza morale, oltre che rappresentativa, potrebbe farsi portavoce di quest’idea?
“Non solo lo ritengo utile ma anche necessario. Nei Paesi anglosassoni, in particolare negli Stati Uniti - dove addirittura esistono delle carceri speciali per chi evade le tasse e dove evadere le tasse equivale a commettere un delitto contro lo Stato e contro il bene comune, mentre da noi la mentalità è assai diversa - sono strumenti che funzionano benissimo”.
 
 


Eliminare le lungaggini di giustizia e burocrazia
 
Sicuramente uno dei temi più scottanti in Italia è quello della giustizia.
“Indubbiamente uno dei nei del sistema Italia. Si parla tanto di investitori stranieri, ma un imprenditore che volesse venire a investire qui da noi esige una Pubblica amministrazione efficiente, sicurezza nei servizi, delle infrastrutture materiali e immateriali adeguate e un Fisco ‘amico’ del lavoro. Qui invece ci si trova spesso a parlare di minacce ed estorsioni. Così diventa arduo convincere gli stranieri a investire in Italia. Poi ci sono anche le lungaggini burocratiche e i tempi della giustizia: basti dire che quella civile vale un punto percentuale di Prodotto interno lordo. Ovvio che un investitore straniero si informi su quanto possa durare una possibile controversia. E quando scopre che per un processo, magari di lavoro, materia nella quale oltretutto in questi ultimi anni si è pure vista un’accelerazione, possono trascorrere anche sei-otto anni, lasso di tempo che per di più incide sulla qualità di vita del cittadino italiano, è evidente che orienterà il capitale altrove”.

Non crede che giustizia significhi anche evitare leggi scritte spesso in modo incomprensibile?
“Di sicuro lo snellimento e la semplificazione di norme redatte in maniera spesso farraginosa aiuta la moralizzazione del Paese. Tenendo come capisaldi, però, i concetti fondamentali di certezza del diritto e della pena. Anche in questo modo si favoriscono da un lato i nuovi investimenti, dall’altro il completamento di opere magari incominciate ma la cui realizzazione è stata bloccata a causa della presenza di infiltrazioni criminali. Un blocco che non solo si traduce in un’infrastruttura in meno per il Paese, ma anche in una lievitazione esponenziale dei costi della stessa. Il tutto con conseguenze nefaste in termini di crescita del sistema Italia”.
 


L’educazione dei giovani e il ruolo della famiglia
 
Parlando di cultura della legalità non può non venire in mente l’importanza del sistema scolastico. Anche su questo è necessario intervenire?
“È proprio da lì che deve partire la formazione alla salvaguardia del Paese come bene comune, che deve diventare un messaggio chiaro per i nostri ragazzi. Una volta, per esempio, molto importante nella scuola era l’Educazione civica, che, a mio parere, deve tornare centrale nei nostri programmi didattici, indipendentemente dalle nozioni impartite da un insegnante nella propria materia”.
 
Che mi dice, invece, del ruolo della famiglia?
“È fondamentale, insieme a quello della comunità e di tutto il tessuto sociale nel quale i nostri ragazzi vivono. La famiglia ne fa certamente parte con una fondamentale funzione educativa. Io sono fortemente convinta che se noi abbiamo superato questa disastrosa crisi economica è anche grazie al ruolo di coesione sociale rappresentata dalla famiglia nel nostro Paese. Per questo bisogna sostenerla di più con interventi fiscali, con una politica per la natalità euna migliore conciliazione tra lavoro e cura dei figli. L’educazione dei nostri figli passa anche dal migliorare le condizioni sociali ed economiche delle famiglie”.
 
 
Che ne pensa dei casi dei genitori che hanno aggredito gli insegnanti?
“Sono fatti molto gravi. Nulla può giustificare le aggressioni e le intimidazioni nei confronti delle istituzioni scolastiche. Purtroppo c’è un’ondata di rabbia e prevaricazione che sta pervadendo la società italiana. In televisione o sui social si sente e si legge di tutto, sovente di chi ha responsabilità politiche o istituzionali. Se il messaggio che passa è quello di mettere in discussione il ruolo, il prestigio, l’autorevolezza e la funzione sociale dell’insegnante, è evidente che le conseguenze sono diseducative per i giovani, ma anche per i cittadini tutti. Continuando a seminare odio, difficilmente si raccoglie il bene comune”.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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