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Quotidiano di Sicilia

“Vogliamo bonificare il sito di Gela ma il ministero ritarda i visti”
L’Eni ha 550 milioni di euro per ripulire una delle aree più inquinate d’Italia: attende da quattro anni. Il direttore della raffineria: così sono bloccati fondi disponibili, impianto a rischio

Tags: Gela, Giuseppe Ricci, Eni



GELA (CL) - I tempi biblici della burocrazia stanno minando seriamente la salute dei cittadini di Gela e l’Eni. Sono dure le parole del presidente della Raffineria di Gela, Giuseppe Ricci che lancia l’allarme e torna a chiedere la collaborazione al territorio, ai cittadini ai rappresentanti politici, annunciando il rischio di chiusura degli impianti per colpa della lentezza delle istituzioni. Dal 2006 è stato avviato l’iter per la concretizzazione degli interventi di bonifica sul sito industriale di Gela per i quali erano previsti 800 milioni di euro: sono trascorsi quasi 4 anni, le somme sono diminuite, siamo a 550 milioni di euro, disponibili in tempo reale. Mancano solo le autorizzazioni del ministero dell’ambiente; adesso sembra che debbano arrivare da un giorno all’altro, ma non arrivano e anche dopo le festività natalizie sembra non ci siamo molte speranze. Si attende ora, con il nuovo anno, mentre a Gela si muore di cancro con numeri da capogiro stante alle risultanze delle indagini scientifiche condotte sul territorio, non ultima quella portata avanti dal Cnr, che ha messo in luce una quantità eccessiva di arsenico nel sangue dei gelesi e niscemesi presi a campione.

“In Cina sono stati capaci a realizzare una raffineria tre volte più grande della nostra in tre anni – accusa l’ingegnere Ricci - al Governo regionale non sono bastati cinque anni per consentire di avviare gli interventi di ripristino della diga foranea, danneggiata dalla mareggiata del dicembre del 2004. Con il nuovo anno sarà indispensabile ottenere l’autorizzazione per il completamento della diga. Attualmente non abbiamo nessun contatto con la Regione. Un mancato accordo comprometterà il futuro della Raffineria di Gela”.

Queste le parole pronunziate dal presidente del petrolchimico di contrada Piana del Signore, in occasione della presentazione del bilancio di sostenibilità 2009, che rivolge  un appello ai rappresentanti politici locali. Ricci ha presentato un’azienda sotto un volto insolito: quello della crisi economica globale, con le difficoltà che attraversa il colosso Eni. Nell’ultimo hanno è stata registrata una perdita di 570 milioni di euro per la divisione Eni Refining & Marketing. “L’approvazione urgente del decreto ministeriale per avviare gli investimenti annunciati – riprende Ricci – si aspetta da giugno. Sono tempi di attesa troppo lunghi che consentono solo di essere travolti dal mercato e chiudere i battenti. Abbiamo bisogno di aiuto da parte del territorio con i giusti confronti. Ricostruiamo insieme ad aziende, indotto e sindacati. Abbiamo assegnato il 63 per cento del procurato della Raffineria alle ditte del territorio, ma solo se competitive”. In attesa dello sblocco dei 550 milioni, l’Eni non è stata a guardare ed è intervenuta per realizzare gli interventi richiesti: sono stati sostituiti i fondi dei serbatoi ( per i quali la Raffineria era stata messa sotto accusa qualche anno fa): finora un centinaio di fondi. Inoltri sono stati investiti 71 milioni di euro in favore dell’ ambiente e della salute. In complesso gli investimenti sono stati nel 2008 sono stati 98,3 milioni di euro: è stato avviato l’impianto di biocarburanti in terreni non agricoli ( che quindi non sottraggono nulla nell’economia agricola), l’impianto di alghe.

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Olivieri, Viglianisi e Ricci durante la presentazione del bilancio di sostenibilità (lb)
Olivieri, Viglianisi e Ricci durante la presentazione del bilancio di sostenibilità (lb)