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Agrumi e vino di Sicilia, pianificare per fare decollare le esportazioni
di Michele Giuliano

La Regione ha avviato le procedure per le esportazioni in Brasile, Cina, Canada e Uruguay. Si programma la campagna commerciale 2018/19: le istanze al servizio fitosanitario

Tags: Agricoltura, Sicilia, Export



PALERMO - Esportare i prodotti agricoli siciliano all’estero non è un mestiere facile: la legislazione dei diversi Stati richiede procedure e interventi specifici. Per questo motivo la Regione ha chiamato a raccolta le potenziali aziende interessate a partecipare alla prossima campagna commerciale 2018/2019.
 
In particolare, si dovrà inviare entro il 15 marzo prossimo la richiesta di adesione al Servizio Fitosanitario Regionale seguendo lo schema pubblicato sulla pagina del Sfr del Dipartimento. Sarà possibile esportare agrumi nella Repubblica Popolare Cinese e in Brasile. Per quanto riguarda quest’ultimo, le aziende esportatrici, sotto la sorveglianza del Servizio Fitosanitario Regionale e con il proprio personale tecnico, entro il 15 aprile successivo dovranno avviare, negli appezzamenti la cui produzione è destinata all’esportazione, i necessari controlli fitosanitari che avranno lo scopo di verificare la presenza dei parassiti indicati nell’estratto della normativa fitosanitaria del Brasile pubblicata sul sito web del dipartimento dell’Agricoltura.
 
Per la Cina, il protocollo fitosanitario prevede che gli esportatori che aderiscono al programma, e le relative aziende di produzione, siano registrate al servizio fitosanitario e i dati identificativi trasmessi alle autorità cinesi; inoltre, è necessario che operino all’interno di un valido sistema di tracciabilità.
 
Le aziende esportatrici, dovranno avviare il monitoraggio dei parassiti non oltre il prossimo 15 aprile anche con l’ausilio di trappole, nelle unità di produzione il cui prodotto è destinato all’esportazione, utilizzando le schede pubblicate sulla pagina web del Servizio Fitosanitario. In tali schede sono riportate le metodologie e le tempistiche di controllo. Inoltre per i parassiti Phytophthora syringae e Phytophthora hibernalis, saranno effettuati esami di laboratorio condotti su campioni di terreno. È possibile esportare anche uve in Canada, il cui sistema di controllo prevede che le aziende di lavorazione aderenti al programma e i relativi campi di produzione siano registrati dal Sfr e i dati identificativi trasmessi alle autorità canadesi; inoltre, è necessario che operino anche qui all’interno di un valido sistema di tracciabilità.
 
Le aziende dovranno effettuare i controlli allo scopo di verificare la presenza dei parassiti compresi nella lista degli organismi da quarantena del Canada. Tali verifiche dovranno svolgersi sotto la responsabilità del tecnico fitosanitario, indicato nello “schema elenco dei tecnici formatori” pubblicato sulla pagina web del Sfr , il quale dovrà formare anche il personale addetto alla raccolta e la lavorazione.
 
La qualità, compresa quella fitosanitaria, sarà accertata dal responsabile della qualità secondo la “scheda controllo prodotto”, pubblicata sulla pagina web del Sfr. L’uva potrà essere esportata anche in Uruguay, avviando i controlli entro metà aprile, allo scopo di verificare la presenza della Lobesia botrana (tignoletta della vite), seguendo le prescrizioni contenute nelle “Indicazioni alle aziende per l'esportazione di uva da tavola in Uruguay”.
 
Condizioni particolari da rispettare, che però permettono di portare fuori tanto prodotto che potrebbe rimanere invenduto.
Negli ultimi 15 anni, secondo l’ultimo AgroOsserva di Ismea (che tiene sotto controllo tutti i mercati agroalimentari), la bilancia degli scambi con l’estero dell’agrumicoltura è peggiorata “passando da 71,6 a 145 milioni di euro, con un valore delle importazioni di 281 milioni di euro a fronte di 137 milioni di euro di export, che è calato del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.

Articolo pubblicato il 01 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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