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Essere essenziali, concisi, precisi e sintetici
di Carlo Alberto Tregua



La comunicazione è la via attraverso la quale gli esseri umani trasmettono pensieri mediante parole, segni, gesti, ammiccamenti e ogni altra espressione.
Essa è efficace se pensata e ragionata. Diversamente è fatta da una accozzaglia di cose, spesso contraddittorie, spesso senza senso. Il linguaggio è stato studiato nei secoli. Diverse sono le lingue e i dialetti. Quando non si conoscono, la gente non si comprende, salvo usare altri mezzi espressivi.
Ancora, non si è trovata una lingua universale, salvo il fallito tentativo dell’Esperanto, sviluppato da Ludwik Lejzer Zamenhof tra il 1872 e il 1887. Oggi si può dire, però, che l’inglese sia in qualche modo “universale”.
Eppure, esiste uno strumento comprensibile immediatamente da tutti, scritto e parlato da qualunque essere umano: la musica.
Bastano sette note, composte e scomposte in miliardi di combinazioni, per formulare un linguaggio compreso e comprensibile da tutti senza traduttore.
 
La comunicazione è fatta dal verbale e dal non verbale. Vi sono centinaia di libri sulla materia, anche se scarsamente letti dai non professionisti. Ecco perché tanta gente comune, quando si impossessa di quella sorta di feticcio che è il microfono, detto anche gelato, si inebria nel sentirsi parlare e dimentica la cosa più essenziale: farsi comprendere.
Non sanno, i poveretti, che la comunicazione deve essere essenziale, esposta per concetti in modo conciso, evitando imprecisioni e dilungamenti che fanno annoiare chi ascolta.
Certo, occorre dimestichezza col linguaggio ed anche con i gesti che lo accompagnano. Non solo quelli delle mani o delle braccia, ma anche della testa, del corpo e della faccia.
Spesso chi parla comunica in senso affermativo una certa frase e contemporaneamente muove la testa negando, con ciò facendo una comunicazione contraddittoria.
Vi è poi la tecnica del silenzio e della pausa, che debbono essere inseriti sapientemente all’interno del discorso che si fa.
In ogni caso le comunicazioni non dovrebbero superare i dieci minuti, un periodo di tempo nel quale si possono dire molti concetti.
 
 
È stato proprio Papa Francesco che ultimamente ha suggerito ai suoi preti di fare la rituale omelia della messa in un tempo massimo di dieci minuti, opportunamente preparata e pensata. Ciò, ha ribadito il Papa, per evitare che i fedeli si annoino, chiundendo la mente e respingendo quella comunicazione.
Nonostante queste piccole e semplici regole, peraltro alla portata di tanti, il popolo dei blablatori aumenta sempre di più. Costoro parlano più per se stessi che per gli altri. Di solito, sanno da dove cominciano e non sanno dove finiscono. Sono confusionari e illogici. Invece, dovrebbero essere circoncisi, come sosteneva un umorista.
Non hanno studiato né poco né tanto come si parla agli altri. Il che è una mancanza di rispetto del prossimo. Abusare del tempo altrui senza comunicare alcunché di interessante per loro, ma solo per se stessi. Una sorta di egoismo, che fa parte del bagaglio degli incolti e supponenti, di quelli cioè che ritengono di essere il centro dell’Universo.
 
Dunque, essere essenziali, concisi, precisi e sintetici. Non si tratta di doti naturali perché si acquisiscono con lo studio, con l’allenamento e con la capacità di ridurre i discorsi in concetti.
È noto l’esempio delle reti e dei nodi. Questi ultimi tengono l’insieme. Sono proprio i concetti che tengono l’insieme della comunicazione. Basta esprimerli in una sequenza logica, razionale e consequenziale, partendo da un punto ben chiaro e raggiungendo una conclusione altrettanto ben chiara.
Semplice a dirsi ma non a farsi perché in mezzo c’è lo studio, l’applicazione, le decine di ore che occorrono per imparare e capire il metodo.
Le fonti non mancano, occorre consultarle con attenzione e con la voglia di saperne di più. Quella voglia che serve per fare qualunque attività, professionale, sociale, di aiuto ai bisognosi, associativa e di altro genere.
La volontà deve accoppiarsi allo sforzo e al sacrificio, elementi senza dei quali nulla si può realizzare se non in modo approssimativo e raffazzonato.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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