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Dalla desertificazione agli abusi, le minacce alla natura siciliana
di Rosario Battiato

I numeri nel rapporto del Comitato per il capitale naturale presieduto dal ministero dell’Ambiente. Rischio “steppa” per un’area di 3 mln di ettari che coinvolge Sicilia, Sardegna e Puglia

Tags: Ambiente, Sicilia, Desertificazione, Siccità, Abusivismo



PALERMO - La seconda edizione del rapporto sullo Stato del capitale naturale in Italia, per l’anno 2018, è stata trasmessa al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dell’Economia. La redazione è stata affidata al Comitato per il capitale naturale, istituto col collegato ambientale e presieduto dal ministero dell’Ambiente. L’organismo vede inoltre la partecipazione di ministri, dell’Anci, della Conferenza delle Regioni, di cinque Istituti pubblici di Ricerca e di nove esperti della materia nominati dal ministero dell’Ambiente.
 
L’obiettivo dello studio, sulla scia di quanto realizzato lo scorso anno, prevede il rafforzamento della sensibilizzazione sul tema del “capitale naturale e la sua integrazione nei processi decisionali politici”, si legge nel comunicato ministeriale, e inoltre “importanti progressi sono stati fatti in termini di arricchimento dei fattori di analisi, di miglioramento della valutazione biofisica degli ecosistemi, di definizione di un percorso metodologico per l’attribuzione di una misurazione monetaria del flusso di Servizi ecosistemici prodotti dal nostro Capitale naturale”.
 
Inoltre, c’è stata un’ampia attenzione dedicata all’impatto dei “cambiamenti climatici sulla capacità degli ecosistemi di continuare a garantire Servizi ecosistemici, anche attraverso dei focus su criticità ambientali di grande attualità per l’Italia, quali gli incendi e la siccità”. A questi elementi si aggiungono anche altri elementi di pressione, che riguardano “il consumo di suolo o la frammentazione degli ecosistemi naturali”.
 
Criticità che riguardano molto da vicino anche la Sicilia. Nel 2017 nell’Isola si sono registrati 145 roghi per 40mila ettari di superficie boscata percorsa dal fuoco, pari a circa di un terzo del totale registrato a livello nazionale, considerando la superficie boscata e non boscata. Un danno ambientale ed economico incalcolabile.
 
Ad aggredire il capitale naturale dell’Isola ci sono anche i fenomeni di desertificazione, grande preoccupazioni per gli ambientalisti al punto da farli rientrare nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, con la quale i Paesi si impegnano a raggiungere uno stato “land degradation neutrality” nel giro del prossimo decennio. Per misurare la predisposizione di un’area a subire processi di desertificazione è stata utilizzata “la metodologia dell’Esa Index (Environmentally Sensitive Area) – si legge nello studio – che fornisce una valutazione”: è stata individuata un’estensione totale della superficie delle aree definite molto sensibili di circa 3 milioni di ettari (10,1% della superficie territoriale italiana) “distribuite prevalentemente in Sicilia, Puglia e Sardegna”.
 
Male anche anche il passaggio relativo alla valutazione delle condizioni di frammentazione ecologica (un processo dinamico, di solito di origine antropica, che divide un ambiente naturale in frammenti e ne riduce la superficie originaria) che sono state misurate tramite una metodologia che consente di ottenere “un’indicazione della maggiore o minore presenza delle superfici urbane all’interno degli anelli chilometrici che circondano il sito Natura 2000 e quindi a ricavare la distanza, rispetto ai confini del sito stesso, delle situazioni di disturbo legati al consumo del suolo e alla frequentazione antropica eccessiva”.
 
Tra le regioni maggiormente coinvolte per l’aumento delle frammentazioni causate dall’incremento della densità degli insediamenti, in rapporto agli Cinquanta e Duemila, troviamo anche la Sicilia.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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