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Burocratese, neodialetto della Pubblica Amministrazione
di Carlo Alberto Tregua

Intelligibilità delle leggi



Le leggi sono le regole che governano una Comunità e vanno rispettate da ciascuno dei suoi membri perché consentono di disciplinare diritti, doveri e le libertà, in modo che quella individuale trovi il limite nella libertà collettiva.
Ora, la Costituzione tutela il diritto dei cittadini di leggere le norme e comprenderle senza bisogno di traduttori o di specialisti. Ma questo principio fondamentale che consente la trasparenza delle leggi è stato sempre disatteso dal Legislatore, nel senso che ha prodotto testi poco comprensibili.
Poi, in questi ultimi decenni, i testi sono diventati addirittura astrusi e costruiti con una tecnica ingannevole secondo la quale i capoversi vengono impostati togliendo e mettendo frasi, parole, numeri e virgole da altre norme. Gli incisi sono numerosi e, addirittura, spesso vi sono incisi degli incisi.
Insomma, le leggi sono illegibili e, quindi, incomprensibili.
 
La legge di Bilancio 2018 (n.205 del 2017) è composta da 19 articoli e da 1.241 commi in circa duecento pagine. Chi ci si volesse raccapezzare, pur essendo un addetto ai lavori, farebbe una fatica immane lavorando a quattro, sei oppure otto mani.
Di fatto, i dirigenti della Pubblica amministrazione che formulano i testi dei disegni di legge, usano il nuovo dialetto: “burocratese”, una sorta di linguaggio per pochi addetti:i sacerdoti del sapere che tengono gelosamente per sé la cognizione, per capire cosa ci sia scritto nelle leggi e, contestualmente, per impedire che i cittadini le possano comprendere.
Poi, i testi passano nelle Commissioni parlamentari e, infine, nelle Aule, trovandovi però deputati e senatori che hanno poca dimestichezza nella costruzione dei testi di legge, salvo eccezioni di alto livello, i quali contribuiscono ad ingarbugliare i testi perché presentano emendamenti a pillole, ermetici, in modo che nessuno possa capirli.
La cortina fumogena alzata dai burocrati e dai parlamentari ha il compito di proteggere le lobbies, cioè coloro che attraverso questi emendamenti mirati, ottengono privilegi nascosti perché tanto nessuno capisce cosa c’è scritto nelle leggi.
 
Sulla intelligibilità delle leggi ordinarie, dei decreti del Presidente del Consiglio, dei decreti ministeriali e altri atti del genere, ho posto una domanda al Presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, in occasione della seduta straordinaria della stessa, svoltasi a Roma giovedì 22 febbraio.
Il Presidente Grossi mi ha risposto con molto garbo e precisione: “Accetto favorevolmente la sua critica a chi compila le leggi e aggiungo che anche noi giuristi abbiamo una responsabilità a riguardo. Infatti, scriviamo sentenze ed ordinanze con un linguaggio non comprensibile se non agli addetti ai lavori”.
“Si dirà - ha aggiunto Grossi - che nel mondo giudiziario devono operare gli addetti, tuttavia sarebbe necessario che ciò che si scrive fosse comprensibile da tutti”.
In questa direzione, la Consulta formata dai “giudici delle leggi” ha il dovere di farsi comprendere attraverso i suoi atti.
 
Il punto di vista del Presidente della Corte costituzionale è di grande conforto e costituisce un monito per burocrati e parlamentari. Scrivere le leggi in modo incomprensibile allontana le istituzioni dai cittadini e quest’ultimi dalle Istituzioni. Insomma, aumenta la frattura fra il popolo e coloro che lo governano o lo dovrebbero governare.
Ecco perché cresce la rabbia conseguente all’indignazione che suscita nei cittadini la voglia di disinteressarsi della cosa pubblica e quindi di non andare a votare.
Ma, arriva il monito del Presidente Grossi, “Andare a votare è un dovere per rispettare quella etica sociale senza la quale la convivenza non è possibile”.
Non sappiamo se nei palazzi, statali, regionali e locali, arrivino l’indignazione e la rabbia dei cittadini, anche per questa incapacità di comunicare attraverso leggi chiare, trasparenti e comprensibili. Sappiamo però che se politici e burocrati continuano a tirare la corda, questa si spezzerà e accentuerà il marasma e il caos che si stanno verificando soprattutto in questa campagna elettorale.

Articolo pubblicato il 03 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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