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Agricoltura, le linee guida per finanziamenti de minimis
di Michele Giuliano

Per l’Italia un plafond pari a 475 milioni di euro che può essere corrisposto alle imprese. La Regione emana il decreto che rinnova gli aiuti per il ripianamento delle passività

Tags: Agricoltura



ROMA - Nuove linee guida per accedere ai finanziamenti denominati “de minimis”, concessi per il ripianamento delle passività agrarie. Poche le novità introdotte rispetto al passato.
 
La più importante, la riduzione della durata del nullaosta da 12 a 4 mesi, prorogabili soltanto di ulteriori 3 mesi. Il nulla osta ispettoriale è necessario in quanto, per svolgere l’attività agrituristica è un obbligo ottenere l’autorizzazione comunale e, in via preventiva, specifico nulla osta dell’ispettorato provinciale dell’agricoltura (Ipa) competente.
 
Sarà quindi necessario richiedere il nulla osta con una frequenza maggiore rispetto alle annualità precedenti, permettendo agli uffici competenti un controllo più frequente e capillare delle attività svolte dalle aziende che richiedono il contributo.
 
Gli aiuti “de minimis” sono importanti per le imprese in quanto fanno eccezione rispetto ad altre misure che possono essere erogate dallo Stato e dalle altre amministrazioni pubbliche solo nel limite di determinati massimali, fissati in percentuale sugli investimenti, autorizzati espressamente dalla Commissione europea.
 
Ogni progetto di legge agevolativa deve pertanto essere notificato alla commissione stessa. Oltre ad alcune categorie di aiuti esentati dalla notifica sulla base di specifici regolamenti di esenzione, quindi, gli aiuti di piccola entità, definiti dall’Unione Europea “de minimis”, possono essere gestite in libertà, in quanto si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo.
 
Sarà quindi possibile aiutare le imprese coinvolte senza in nessun modo intervenire sull’andamento del mercato, nazionale ed europeo, e quindi mantenendo inalterati i principi della libertà di impresa, senza agevolare l’una o l’altra azienda.
 
L’importo totale massimo degli aiuti di questo tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 15 mila euro. Ciò significa che, per stabilire se un’impresa possa ottenere una agevolazione in regime de minimis e l’ammontare della agevolazione stessa, occorrerà sommare tutti gli aiuti ottenuti da quella impresa, a qualsiasi titolo (per investimenti, attività di ricerca, promozione all’estero, ecc...), in regime de minimis, nell’arco di tre esercizi finanziari (l’esercizio finanziario in cui l’aiuto è concesso più i due precedenti).
 
L’impresa che richiede un aiuto di questo tipo dovrà quindi dichiarare quali altri aiuti ha ottenuto in base a quel regime e l’amministrazione concedente verificare la disponibilità residua sul massimale individuale dell’impresa.
Nel caso in cui un’agevolazione, concessa nel regime in questione, superi il massimale individuale a disposizione in quel momento dell’impresa beneficiaria, l’aiuto non potrà essere concesso nemmeno per la parte non eccedente tale tetto.
 
Dal computo dei 15.000 euro vanno esclusi gli aiuti che un'impresa possa avere ottenuto o potrà ottenere in base ad un regime autorizzato dalla Commissione o esentato ai sensi di uno specifico regolamento di esenzione. Tuttavia, il cumulo (vale a dire la concentrazione sulle stesse spese ammissibili) di un'agevolazione de minimis con altri aiuti di Stato esentati o autorizzati è consentito solo se non si superano le percentuali di aiuto previste per quell’intervento dalle regole comunitarie pertinenti.
 
Ogni Stato membro ha a disposizione un plafond nazionale che costituisce l’importo cumulativo che può essere corrisposto alle imprese del settore della produzione agricola nell’arco di tre esercizi finanziari; per l’Italia il plafond è pari a 475.080.000 euro.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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