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Quotidiano di Sicilia

Periferie fra degrado e disinteresse
di Paola Giordano

A Palermo, Catania e Messina i quartieri a rischio disagio sociale sono terreno fertile per corruzione e criminalità. Servono progetti di sviluppo incentrati su servizi e crescita economica



PALERMO – Volano blocchi di cemento nel capoluogo siciliano. Letteralmente. È accaduto allo Zen proprio qualche giorno fa, quando un gruppo di persone ha preso di mira una troupe della trasmissione televisiva Striscia la notizia, costretta a rifugiarsi in un’auto blindata per sventare il peggio, riparandosi anche dai colpi sparati contro di loro.
 
La vicenda è balzata agli onori della cronaca nazionale, ma al di la del fatto in sé, e dell’atteggiamento provocatorio degli inviati di Striscia, rappresenta l’occasione per puntare nuovamente i riflettori sulle condizioni socio-economiche in cui versano le periferie delle grandi città dell’Isola, dove la disoccupazione, la presenza di molte famiglie in stato di disagio economico e quella di tante persone fuori dal mercato del lavoro e dalla scuola diventano terreno fertile per la criminalità.
 
L’allarmante scenario emerge, nero su bianco, nelle oltre 500 pagine della relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sulle Condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie: nei popolosi rioni periferici delle tre più grandi realtà territoriali della Sicilia sono, infatti, riscontrabili fenomeni di degrado, di marginalità, di disagio sociale, di insicurezza e di povertà.
 
I numeri forniti dall’Istat alla suddetta Commissione parlano chiaro: nessuna delle tre città metropolitane isolane presenta un indice di vulnerabilità sociale al di sotto della soglia dei 100. In particolare Catania, con i suoi 107,3 punti, registra il dato più alto, con picchi che addirittura superano i 120 nel quartiere San Giorgio-Librino e i 110 a San Giuseppe La Rena-Zia Lisa. A Palermo, che riporta un altrettanto preoccupante 105, il quartiere più vulnerabile è quello di Pallavicino, che include al suo interno proprio il luogo dove si è verificata l’aggressione ai danni dello staff di Striscia, lo Zen. E nella città dello Stretto - che ottiene invece una media di 103,5 - i quartieri a rischio sono quello di Gazzi (119,5) e quello di San Leone (111,1).

Dati allarmanti saltano all’occhio anche guardando l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico, vale a dire il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale dei nuclei presenti in zona. Anche in questo caso è Catania a registrare, nel complesso, il dato più alto: 7,8 per cento. Seguono Palermo (7,3 per cento), a pochi decimi di distanza, e a un paio di punti di distacco Messina (5,5 per cento). Anche in questo caso sono i rioni di San Giorgio-Librino (Catania) e di Pallavicino (Palermo) a riportare le percentuali più alte, rispettivamente con il 16,4 e il 13,4 per cento.
 
Altro tasto dolente è rappresentato dalle cifre relative all’universo del lavoro: a detenere il record – negativo – di disoccupati è l’affollato quartiere di San Giorgio-Librino (43,1 per cento). Una percentuale nettamente più alta rispetto al dato medio sia del Comune di appartenenza (27,3 per cento) che degli altri due centri analizzati (25 per cento a Palermo, 23,7 a Messina).
 
Scenario catatrofico anche sul fronte dell’istruzione: l’indice di non completamento del ciclo di scuola secondaria di primo grado vede spiccare il quartiere messinese del Peloro, unico tra quelli analizzati a registrate una percentuale inferiore al 5 per cento. Bocciati invece i rioni palermitani Pallavicino, dove sul totale della popolazione residente è ben il 16,2 per cento a non aver conseguito la licenza media inferiore, e Settecannoli (15,7 per cento). Per le aree etnee di San Giorgio-Librino e San Giuseppe La Rena-Zia Lisa, si raggiungono invece percentuali rispettivamente del 13,6 per cento e 12,3 per cento.
 
Tanti, troppi, sono infine i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni a essere fuori sia dal mercato del lavoro che dalla formazione: a Palermo e Catania un ragazzo su cinque non studia né cerca lavoro, mentre a Messina i giovani Neet sono “solo” il 16,5 per cento. A San Giorgio-Librino e Pallavicino è addirittura un ragazzo su quattro a non essere attratte dai libri né dal desiderio di trovare un impiego. La percentuale più bassa si registra invece a Barriera-Canalicchio.
 
La situazione dei quartieri periferici siciliani è dunque critica e i dati non fanno che confermarlo, nero su bianco. Le somme di denaro sborsate per i servizi assistenziali (si veda a tal proposito l’inchiesta pubblicata sul QdS lo scorso 3 febbraio) e i controlli da parte delle Forze dell’ordine da soli non bastano per sventare il sempre più presente pericolo di deriva criminale.
 
È necessario intervenire in maniera strutturale con opere di riqualificazione urbana, dotando al contempo queste aree degli adeguati servizi che meritano. Solo in questo modo si può facilitare la nascita e lo sviluppo di un’economia legale che si sostituisca a quella illecita sempre più dilagante.
 

Articolo pubblicato il 07 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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