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Palermo - Il capoluogo vede le (5) stelle. Orlando: "Cambiamo la rotta"
di Gaspare Ingargiola

In provincia un pieno di voti per i pentastellati, centrodestra in difficoltà e Pd in crisi nera. Il sindaco dem: “È indispensabile ricostruire il contatto con i cittadini”

Tags: Elezioni 2018, Palermo, Leoluca Orlando, M5s



PALERMO - Altro che effetto Orlando sul Pd. A meno di nove mesi dal plebiscito che ha riportato il Professore a Palazzo delle Aquile, Palermo si scopre una città a Cinque Stelle. Le elezioni politiche fanno registrare un trionfo del M5s, in alcuni collegi addirittura più vicino al 50 che al 40 per cento dei voti. A nulla è valso il sostegno ai dem, arrivato nelle ultime settimane, da parte del sindaco Orlando, che ha portato in dote il suo braccio destro Fabio Giambrone e un’attivista storicamente di sinistra come la fotografa Letizia Battaglia.
 
Neppure il centrodestra ha costituito un argine alla cavalcata dei pentastellati: i distacchi tra M5s e la coalizione composta da Fi-Lega-Fdi sono abissali, anche tra i 15 e i 20 punti percentuali, mentre il Pd scompare nelle retrovie. Nei collegi uninominali per la Camera la creatura di Beppe Grillo piazza Aldo Penna a Palermo Resuttana-San Lorenzo con 54.389 voti (48,15%) che stacca di 20 mila voti il candidato del centrodestra Francesco Cascio e di quasi 40 mila quello del Pd Leopoldo Piampiano; Giorgio Trizzino a Palermo Libertà con 44.192 voti (41,40%) che si lascia alle spalle Ada Terenghi del centrodestra (29,22%) e Milena Gentile del Pd (19,46%) mentre Antonella Monastra (Leu) sfiora il 6%; infine Roberta Alaimo a Palermo Settecannoli con 49.638 voti (48,71%) surclassa Antonello Antinoro per il centrodestra (33,44%) e Silvio Moncada del Pd (11,38%).
 
Dominio pentastellato confermato in provincia. Nel collegio Monreale Giuseppe Chiazzese ottiene 70.112 preferenze (46,81%) mentre Saverio Romano (centrodestra) si ferma al 37,9% e Salvatore Lo Giudice (Pd) al 9,25%. Più stretta la forbice tra Vittorio Casa, che si porta a casa il collegio Bagheria (43,65%), e i rivali Maria Carolina Varchi (38,64%) e Francesco Vasta (11,97%).
 
Il discorso non cambia nei collegi uninominali per il Senato. Steni Di Piazza trionfa per il M5s nel collegio San Lorenzo-Resuttana con oltre 87mila voti (43,86%). Bocciato il vice presidente del Consiglio comunale di Palermo, il forzista Giulio Tantillo (deputato uscente per poche settimane), che ha strappato comunque 60.363 voti (30,32%). Anche qui la debacle dem: per Teresa Piccione 33.154 voti (16,65%). Ma il risultato più deludente è forse quello del presidente uscente del Senato, Pietro Grasso, che si presentava con le insegne del leader di Leu ma ha ottenuto soltanto il quarto posto con 11.580 voti (5,81%). Grasso è sicuramente tra gli sconfitti eccellenti delle urne palermitane insieme a Francesco Cascio, Antonio Antinoro e Saverio Romano. Nel collegio Palermo Bagheria eletta per i pentastellati Loredana Russo con 91.285 voti (44,59%) seguita da Ester Bonafede (centrodestra), Mario Cicero (Pd) e Nadia Spallitta (Leu).
 
Niente soglia di sbarramento per moderati e centristi - Noi con l’Italia, Civica popolare di Beatrice Lorenzin e +Europa di Emma Bonino - né gli estremisti di destra (Casapound o Forza Nuova) e di sinistra (Potere al popolo). A far discutere, oltre all’esondazione dei partiti anti-sistema come la Lega e il M5S, il tonfo clamoroso del Pd renziano. Il segretario ha già annunciato le dimissioni “postdatate” dopo la formazione del Governo, ma in casa dem volano gli stracci, anche a Palermo. Facile ipotizzare che la contestazione dei cosiddetti Partigiani abbia drenato consensi e ora è arrivata la resa dei conti. Orlando, intanto, si smarca dalla sconfitta: “Ogni elezione ha una storia a sé stante nella quale gli elettori valutano e decidono sui candidati e i programmi per quella elezione e per quella comunità”.
 
Appena sbarcato nel Pd, il sindaco fa già la voce grossa: “È evidente che il partito deve fare un’attenta analisi e una valutazione critica dei motivi di questa sconfitta e dell'evidente disaffezione degli elettori. È necessario un significativo cambio di rotta politica e di ricostruzione del contatto con i cittadini. Un percorso al quale, da aderente al Pd, intendo dare il mio contributo”.
 
Orlando rispedisce poi al mittente la richiesta di dimissioni da parte del capogruppo del M5s a Sala delle Lapidi, Ugo Forello: “L'idea che una singola elezione possa valere a stravolgere ogni volta il risultato di quelle che l'hanno preceduta è un tentativo maldestro di annullare e di non rispettare la volontà dei cittadini e delle cittadine”.
Forello aveva invitato il primo cittadino “a riflettere e valutare la possibilità di farsi da parte”.

Articolo pubblicato il 07 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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