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Centri storici e opere idriche. Quasi 40 mln contro il dissesto
di Rosario Battiato

Ok dalla Regione a un programma per mitigare i rischi idrogeologici attraverso interventi di recupero. Nell’Isola una fascia di 258 kmq si trova nella zona a più alto rischio idraulico

Tags: Dissesto Idrogeologico, Ambiente, Sicilia, Rischio Sismico, Protezione Civile



PALERMO – Un programma da 26 milioni di euro per avviare il recupero e la riqualificazione dei centri storici minori e per la realizzazione di infrastrutture per “l’accrescimento dei livelli di sicurezza” e “la prevenzione del rischio idrogeologico”. Lo ha deliberato la Giunta regionale con un provvedimento datato 27 febbraio. In arrivo anche altri 11 milioni di euro per 39 interventi che serviranno a mitigare il rischio idrogeologico tramite le infrastrutture idriche.
 
La copertura finanziaria deriva dall’impiego delle economie derivanti dal mancato utilizzo delle risorse impegnate, a valere sulla delibera Cipe 20/04, per circa 10 milioni di euro, mentre la parte restante, cioè circa 15 milioni di euro, è stata recuperare da una parte delle risorse imputate al programma operativo Fesr 07/13. Sono 23 gli interventi in programma che riguardano appunto operazioni di riqualificazione e recupero, ma anche di ristrutturazione e messa in sicurezza.
 
Altri 27 comuni beneficeranno di 11 milioni di euro grazie all’inserimento in un primo stralcio di finanziamenti del ministero dell’Ambiente. Si tratta di un fondo di rotazione per interventi di sicurezza del suolo e delle acque che vale complessivamente 100 milioni di euro.
 
Alla Sicilia dovrebbero andare complessivamente 16 milioni di euro, quindi altri cinque sono previsti in un secondo momento. I primi interventi, che riguarderanno 27 comuni, faranno riferimento al consolidamento di alcune aree, a diverse opere nel settore delle infrastrutture idriche (collettori pluviali, depurazione, etc...), alla regimentazione degli alvei dei torrenti e alla realizzazione dei canali di gronda.
 
Per il governatore Musumeci bisogna lavorare sui progetti cantierabili. “La mancanza di interessanti progetti cantierabili – ha spiegato – è uno dei problemi più annosi che affliggono la nostra Regione”. Le risorse ci sono, ma “non riusciamo ad accedervi perché non siamo dotati di un parco progetti adeguato”. Le criticità risiedono nel fatto che “gli uffici tecnici delle varie amministrazioni non sono dotate di professionalità interne, dall’altro non hanno risorse finanziarie per affidare le progettazioni all’esterno”.
 
Misure necessaria per un territorio sconvolto da rischio idrogeologico. Incrociando i dati Anci, Ispra e Istat, si ottiene una fascia di 258 kmq di territorio regionale nella zona di rischio più elevato della pericolosità idraulica, circa l’1% del territorio regionale.
In questa zona si rintracciano 42 scuole, 56 beni culturali e oltre 20 mila persone. Gli altri due livelli del rischio riguardano altri 847 kmq, più di cento scuole, 120 beni culturali e oltre 60 mila persone. I dati complessivi assumono una certa rilevanza: la pericolosità da frana coinvolge cinque livelli di rischio per 1.400 kmq e interessa oltre 5 mila imprese, 662 beni culturali e circa 100 mila persone.
 
Rimettere in sesto il centro è soltanto il primo passo di un lavoro ben più complesso per un territorio potenzialmente esposto. I numeri della protezione civile regionale hanno censito i nodi, cioè le “intersezioni tra viabilità e corsi d’acqua” e “qualsivoglia situazione per la quale sia temibile una situazione di potenziale rischio relativa all’interferenza tra acque superficiali ed elementi antropici”, registrandone ben 13 mila, tra cui 12mila considerati a rischio potenziale. La concentrazione più elevata si è verificata nel territorio messinese.

Articolo pubblicato il 07 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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