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Quotidiano di Sicilia

Rsu: nel Nord risorse, qui "munnizza"
di Rosario Battiato

In tutta Europa l’energia si recupera dai rifiuti solidi urbani. E anche in Italia ci sono 41 impianti, 13 solo in Lombardia. L’Isola continua a inquinare il suolo, inviando l’80% della spazzatura in discarica

Tags: Rifiuti, Energia, Discarica



PALERMO – Da Milano a Parma, passando per Brescia e Torino, e poi, allargando il raggio oltre i confini nazionali, fino a Madrid, Berlino, Londra, Parigi, Vienna, Zurigo per chiudere il cerchio a Tokyo. Non è solo l'elenco di alcune delle città più all'avanguardia d'Italia, d'Europa e del globo, ma un itinerario non esaustivo tra le principali aree urbane che ormai da anni hanno uno o più energimpianti in casa.
 
Tokyo, una frontiera tecnologica mondiale, ne ha addirittura 48 per 37 milioni di persone (fonte Internazionale, “Il valore dei rifiuti”). L'ambito è certamente molto vasto e complesso, ci sono impianti tecnologicamente differenti e politiche di gestione a largo raggio da seguire – la direttiva Ue sui rifiuti prevede una gerarchia precisa: prevenzione (quindi riduzione), riutilizzo, riciclaggio, recupero per altri scopi (energimpianti) e smaltimento in discarica – ma è certo, lo dicono gli esperti, che tutti i sistemi europei che funzionano prevedono una gestione integrata del rifiuto. Lo ha dichiarato al QdS l'esperto Umberto Arena, professore ordinario di Impianti Chimici presso l’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, spiegando che “non esiste una opzione di gestione (riciclo, trattamento biologico, trattamento termico) che possa risolvere da sola il problema di una corretta gestione” in quanto “ogni opzione è necessaria (cioè non se ne può fare a meno) ma non sufficiente (cioè da sola non consente una soluzione corretta del problema)”.
 
E mentre la Sicilia sonnecchia – differenziata intorno al 20%, in ritardo di oltre quaranta punti gli obiettivi da raggiungere già da anni, circa 80% dei rifiuti ancora smaltiti in discarica (dati Ispra 2016) e zero energimpianti – la strada è tracciata da anni.
 
L'ultimo rapporto Ispra sui rifiuti ha identificato il quadro comunitario in maniera netta: il 29,4% dei rifiuti urbani gestiti nei 28 Stati membri è avviato a riciclaggio, il 16,8% a compostaggio e digestione anaerobica, mentre il 27,5% e il 26,3% sono, rispettivamente, inceneriti e smaltiti in discarica.
 
Andando ancora più nel dettaglio, ci sono differenze sostanziali tra i Paesi più avanzati e tutti gli altri: lo smaltimento in discarica, il passaggio più deleterio di tutti e quindi da evitare, vale lo 0,2% in Germania e comunque è al di sotto dell'1,4% anche in Svezia, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi. Non è un caso che proprio questi Paesi abbiano fatto registrare una gestione più “integrata” degli altri: in Germania l'incenerimento vale più del 30% del totale, in Svezia e Danimarca è intorno al 50%, in Belgio al 40%. Le peggiori d'Europa sono Malta, Grecia, Romania, Croazia e Cipro che superano il 90% dello smaltimento in discarica. Non è un caso che in questi Paesi l'incenerimento non sia contemplato, o lo sia per percentuali inferiori al 5% del totale.
 
I risultati complessivi sono comunque in crescita: in Ue 28 si “assiste a un incremento della percentuale di rifiuti avviati a incenerimento (dal 26,8% al 27,5%), a riciclaggio (dal 28,6% al 29,4%) e a compostaggio e digestione anaerobica (dal 16,1% al 16,8%)”.
 
Il discorso macro è applicabile anche a livello nazionale. L'Italia porta in discarica circa il 30% dei propri rifiuti e ne incenerisce con recupero di energia circa il 20%. Si colloca a metà nella classifica comunitaria, soprattutto per merito di alcune Regioni che fanno da traino. In tutta Italia sono registrati, al 2016, 41 impianti di incenerimento e 26 di questi si trovano nel Nord (13 nella sola Lombardia) e soltanto 7 al Sud (nessuno in Sicilia).
 
Gli impianti si trovano a Torino, Milano, Como, Brescia, Cremona, Bolzano, Padova, Trieste, Piacenza, Modena, Ferrara. Insomma, non proprio delle città insostenibili a livello ambientale. E così si produce energia. L'Ispra spiega che “l’analisi dei dati mostra che tutti gli impianti sul territorio nazionale recuperano energia”: 28 impianti hanno trattato circa “3,8 milioni di tonnellate di rifiuti ed effettuato il solo recupero energetico elettrico, pari a quasi 2,9 milioni di MWh di energia elettrica” e “13 impianti, invece, sono dotati di cicli cogenerativi ed hanno incenerito oltre 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di energia termica di circa 2,2 milioni di MWh e di energia elettrica di quasi 1,7 milioni MWh”.
 
Non la pensa così il presidente Nello Musumeci. Ieri ha ribadito la sua posizione sull'impianto di San Filippo del Mela, precisandone la contrarietà “e non perché abbia pregiudizi sugli inceneritori, contemplati e disciplinati dalle leggi dello Stato – ha sottolineato – ma perché credo che quell'area del milazzese debba ormai ridurre il pesante carico inquinante che sopporta da oltre mezzo secolo”.
 
In ogni caso di energimpianti in Regione non se ne discute ancora, nonostante siano stati richiesti dal governo centrale più di tre anni fa. La soluzione della crisi – criticità di vecchia data che sono state consolidate dallo stato di emergenza dichiarato dal governo – potrebbe passare anche dall'avvio dell'iter di costruzione per questi nuovi impianti, che non vanno demonizzati ma inseriti in un circuito virtuoso che preveda la crescita della differenziata e del riciclo. In tal senso il governo aveva stimato lo smaltimento di 700 mila tonnellate all'anno di rifiuti sulla base di una differenziata al 65%.
 

Articolo pubblicato il 09 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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