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Le dimissioni di Renzi Coup de théâtre
di Carlo Alberto Tregua

Il rottamatore ricomincia da capo

Tags: Matteo Renzi



Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière (1622 -1673), con le sue commedie - spesso rappresentate davanti ai cortigiani e perfino davanti a Luigi XIV, il Re Sole - faceva vedere una realtà a rovescio. Lodava i potenti, ma con trama e linguaggio che di fatto li derideva. Tutti ridevano esilarati e quasi nessuno voleva vedere il messaggio contenuto in quelle opere.
Un altro scrittore e poeta danese, Hans Christian Andersen (1805-1875), di fronte alla voluta cecità dei cortigiani, fece esclamare a un ragazzo: “Il Re è nudo”.
Questo incipit mi è sovvenuto assistendo in diretta televisiva alle dimissioni da segretario del Partito democratico di Matteo Renzi, lunedì 5 marzo. Il ragazzo è molto bravo, ha la parlantina facile, buca lo schermo, è essenziale nella comunicazione, ma è anche un grande illusionista.
Basta capire la sua tecnica, rovesciando il significato, e così si intende ciò che egli voleva veramente dire: “Accetto la sconfitta inequivocabile e pertanto mi dimetto”.
 
Orbene, se la sconfitta del Pd sia stata inequivocabile, altrettanto inequivocabile è la lettera di dimissioni di Renzi. Egli le ha piazzate temporalmente dopo la formazione del Governo, intendendo con ciò significare che gestirà in prima persona tutta la fase delle elezioni dei presidenti delle Camere, nonché le consultazioni e quindi la formazione di un esecutivo di cui, oggi come oggi, non si riescono a intravedere neanche i contorni.
Fatto il Governo, ha detto Renzi, sarà convocata l’Assemblea del Partito che, a termine di Statuto, a sua volta convocherà il Congresso. Da esso uscirà il nuovo segretario e la nuova Direzione. Ma se il Governo non si dovesse formare e si andasse a nuove elezioni immaginiamo che questa seconda parte del percorso non comincerà.
Quali possono essere le cause che hanno indotto il Segretario a imboccare questa strada? Probabilmente, vuole impedire a tutti i costi che il Pd possa fare la stampella a questa o a quella maggioranza raffazzonata. Perché non intende fare inciuci.
In altre parole, Renzi ha imboccato la via di Luigi Di Maio e Matteo Salvini: nessun accordo per fare il Governo con chicchessia.
 
Il Toscano, nel corso della conferenza stampa, ha dato una stoccata non da poco al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affermando che le elezioni politiche si sarebbero dovute svolgere in aprile, in concomitanza con quelle francesi o in settembre, in concomitanza con quelle tedesche.
In quei due mesi, con molta probabilità, secondo Renzi, il Partito democratico avrebbe retto, perché l’ondata di indignazione e di rabbia non era così alta come il 4 marzo. Non sappiamo se l’ipotesi renziana sia vera o meno, ma probabilmente ha un fondo di realtà.
Gestendo in prima persona la crisi e impedendo al Pd qualunque inciucio, di fatto, Renzi vede all’orizzonte le prossime elezioni nelle quali spera in una rivincita, perché secondo lui peggio di come sono andate le cose nell’ultima, non potrebbero andare.
Anche questa è un’ipotesi, come tante altre che si affastellano in questi giorni perché crediamo che proprio nessuno possieda la sfera di cristallo. Una prima luce si vedrà con le elezioni dei presidenti delle Camere.
 
Io vado girando con un auto del 1972, una Dea Pallade (Ds Pallas), che ricorda la vettura adoperata dal celebre personaggio romanzesco Fantômas. Quell’auto era capace di andare sott’acqua e perfino di volare.
Perché vi racconto quanto precede? Perché alle volte la fantasia può indurre tutti, o ciascuno di noi, a vedere scenari inesistenti o realtà romanzesche.
L’attuale scenario politico sembra proprio surreale, il che è molto grave di fronte agli enormi problemi che ha il Paese: alta disoccupazione, soprattutto quella giovanile, alta pressione fiscale, Sud arretrato, Pubblica amministrazione disastrata e parzialmente corrotta.
Di fronte a tutto ciò, questa classe politica continua a discettare sulla soluzione dei problemi.
Il Rosatellum è una porcata peggiore del Porcellum. Eppure tutti i partiti hanno approvato questa legge, hanno costretto 47 milioni di italiani ad andare a votare, spendendo oltre 400 milioni.
Tutto un teatro che supera per buffoneria quello di Molière.

Articolo pubblicato il 09 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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