Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Ue, Italia sotto inchiesta. Def entro il 10 aprile
di Carlo Alberto Tregua

Dombrovskis avverte il Governo

Tags: Ue, Def



Otto Paesi del Nord Europa, capitanati dall’Olanda - che ha il dente avvelenato per l’Ema (European medicines agency) - facenti parte dell’Uem, hanno chiesto alla Commissione europea di accendere i fari sulla situazione del debito italiano, superiore soltanto a quello della Grecia.
Sulla questione è intervenuto il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, il quale ha mandato messaggi piuttosto forti al nostro Paese.
In primo luogo, ha rilevato come in Italia vi sia una bassa crescita (1,5%) rispetto alla media europea del 2,4%; una bassa produttività, che non consente di ragguagliare efficacemente la spesa pubblica ai servizi generati; un enorme debito pubblico, irrefrenabile.
Quest’ultimo è conseguenza di due comportamenti errati del Governo italiano: aumento della spesa corrente improduttiva e mancata riforma efficace della burocrazia, per tagliare inutili complicazioni e consentire ai cittadini meno abbienti di godere servizi efficienti, come avviene negli Stati membri del Centro e Nord Europa.
 
Il Governo in carica avrà l’obbligo di inviare alla Commissione europea il Documento economico finanziario entro e non oltre il 10 aprile prossimo. Com’è noto, tale documento indica con una certa precisione, seppur in via preventiva, le linee economiche e finanziarie che la politica intende percorrere nel corrente anno. Il Def, inoltre, fa una previsione triennale, perché si spinge oltre la soglia del 2018.
Non sappiamo quale Governo potrà redigere tale documento. Sappiamo però che esso deve essere comunque inviato entro il termine perentorio previsto, pena l’apertura di una procedura d’infrazione sul nostro Paese.
Le elezioni politiche del 4 marzo hanno creato una situazione di incertezza che ancora non si è trasformata in instabilità dei mercati finanziari. Però, se essa dovesse continuare, tale instabilità arriverebbe e potrebbe innescare un processo discendente con gravi danni per l’economia.
A questo quadro a fosche tinte, realista e non pessimista, si aggiunge l’atto firmato da Donald Trump che impone dazi sull’importazione negli Usa di acciaio (25%) e alluminio (10%). Se confermati, i dazi penalizzeranno le nostre esportazioni.
 
L’inizio di quest’anno non ha favorevoli prospettive, anche perché non si capisce come si evolverà il quadro politico emerso a seguito della dissennata legge elettorale Rosatellum, che altrettanti dissennati politici hanno approvato.
Non comprendiamo le urla di vittoria dei vari Salvini e Di Maio di fronte a una situazione così difficile in cui non ci possono essere vincitori, bensì perdenti.
Se dalle elezioni dei presidenti delle Camere, dal 23 marzo in avanti, e dalle seguenti consultazioni delle delegazioni dei partiti che il Presidente Mattarella inizierà dopo, non si chiarirà questo scenario, i mercati finanziari internazionali si muoveranno contro l’Italia.
Ancora peggio sarà la circostanza inequivocabile che il nostro Paese avrà perso almeno sei mesi senza mettere in moto i necessari meccanismi per sostenere e aumentare la ripresa. Cosicché, risulterà improbabile che si possa conseguire l’1,5% di aumento del Pil, a bocce ferme.
 
Riepilogando: fari accesi della Ue, instabilità politica, incertezza dei mercati, rallentamento delle esportazioni in Usa sono i fenomeni che l’Italia dovrà affrontare. Se a questo si aggiunge lo stato di arretratezza del Sud, del quale nessuno dei tre poli si è occupato, e l’incapacità di una Pubblica amministrazione, disastrata e corrotta, di funzionare anche senza una guida politica forte, non può che scaturire un presagio realisticamente negativo.
Tuttavia, occorre usare il massimo del buonsenso per consentire all’Italia di non fermarsi, tenendo conto che una parte di essa, preponderante, produce, lavora e paga le imposte con cui cattivi politici sostengono consorterie, corporazioni, poteri forti e altri parassiti.
I cittadini, con il responso dato alle urne, hanno detto basta a questo stato di cose. Per rabbia, disperazione e indignazione hanno dato un terzo dei suffragi al Movimento 5 stelle. Se malauguratamente si tornasse alle urne, prevediamo che tale consenso aumenterà.
E poi? Che il Signore ce la mandi buona.

Articolo pubblicato il 10 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐