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Quotidiano di Sicilia

Inpdap gestisca i pensionati. Il lupo perde il pelo…
di Carlo Alberto Tregua

Regione, carrozzone da 8 milioni

Tags: Inpdap, Pensioni



La l.r. 6/09 ha istituito il “Fondo pensioni Sicilia”, ente pubblico non economico, atto a gestire i circa 15 mila pensionati della Regione, ai quali vengono erogati assegni per circa 500 milioni di euro. Si tratta di un ennesimo carrozzone nel quale lavoreranno una decina di dirigenti e un centinaio di dipendenti regionali, retto da soli tre componenti del Consiglio di amministrazione.
Una struttura di questo tipo non esiste in nessun’altra Regione d’Italia. Le Regioni a statuto ordinario e speciale, nonché Comuni e Province, versano ogni mese i contributi dei propri dipendenti all’Inpdap. Non si capisce perché la Sicilia debba essere speciale nello spreco anziché nel risparmio.
La spesa di gestione del nuovo fondo è stimabile da otto a dieci milioni di euro l’anno. Si tratta interamente di uno spreco, ove si pensi che, se i pensionati siciliani fossero gestiti dall’ente nazionale, il costo sarebbe pari a zero. Ripeto, zero.

Così accade in Lombardia: il dirigente della struttura “Gestione del personale e disciplinare” della Regione ci comunica che il personale collocato a riposo dalle origini a oggi è di appena 2526 persone, contro i circa 15 mila della Sicilia, e che la Regione Lombardia non versa nulla per l’attività svolta da Inpdap. Da questi pochi dati si evince l’enorme differenza dei comportamenti di una Regione virtuosa (Lombardia) contro quelli di una Regione viziosa (Sicilia), aggrappata alla greppia pubblica che sfrutta in maniera indecorosa per favorire clientelismo e politica di bassa lega.
Vorremmo sapere il nome o i nomi dei pensatori che hanno ideato questo fondo pensione anziché regolarsi in base all’articolo 5 della legge 2 del 2002. La Relazione di accompagnamento al Regolamento del “Fondo Pensioni Sicilia”, previsto dall’art 15 della legge 6 del 2009, che di fatto abroga la precedente, precisa le relative motivazioni: la gravosità sul bilancio regionale dei trasferimenti contributivi che sarebbe stato necessario effettuare all’Inpdap, sia per l’acquisita consapevolezza che la convenzione con l’Inpdap avrebbe semplicemente riproposto un analogo sistema a “ripartizione” senza particolari vantaggi per i dipendenti regionali e per l’Amministrazione regionale siciliana.
Si deduce, da quanto scritto, che le leggi si fanno per i vantaggi delle corporazioni e non certo per l’interesse generale.
 
Si capisce anche la motivazione di tale interesse, secondo la regola che cane non mangia cane. Essendo infatti il fondo gestito da dipendenti regionali, essi saranno sempre disponibili ad accogliere tutte le istanze dei richiedenti l’assegno di pensione, senza contraddittorio e applicando circolari e regolamenti nel modo più favorevole ai richiedenti stessi. Caso opposto sarebbe stato se questi 15 mila pensionati della Sicilia (e quelli futuri) fossero stati gestiti da un ente esterno, che applica le norme in modo obiettivo per tutti i dipendenti pubblici d’Italia.
Questa è un’anomalia tutta siciliana, si tratta di un ulteriore privilegio che il nuovo corso autonomistico inserisce non già per riformare nella direzione dell’interesse generale, bensì per aumentare i privilegi e lo status dei dipendenti regionali, che così vengono ulteriormente cautelati. Parte di essi - bisogna ricordare un’altra perla dei privilegiati - fino a qualche tempo fa,  percepiva l’assegno pensionistico in misura superiore a quello dello stipendio e precisamente del 114 per cento.

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. La Pa regionale è un lupo col pelo lungo che non intende perdere il vizio, quello di accumulare privilegi su privilegi, ivi compreso quello di chiamare personale direttamente per effetto di pressioni e raccomandazioni di ogni genere, che invece, secondo la Costituzione, dovrebbe entrare esclusivamente per concorso.
È il caso dei precari-raccomandati che stanno beffando gli altri siciliani ottenendo una stabilizzazione, senza mai essere stati validati dai concorsi e in barba a tanti altri siciliani, che avevano magari più preparazione, ma sono stati esclusi perché i concorsi non sono stati mai banditi.
Se il governo Lombardo vuole accreditarsi come quello delle riforme, dovrà resistere ai canti di Circe e andare avanti come Ulisse, a mettere fuori campo i Proci. Non i Froci.

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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