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Balneazione, in Sicilia vietati oltre 200 chilometri di costa
di Rosario Battiato

La Regione ha reso noti i tratti di mare dove non sarà possibile immergersi nella stagione 2018. Ma diminuiscono i divieti per inquinamento: l’Isola guadagna dieci km di litorale 

Tags: Balneazione, Turismo, Sicilia



PALERMO – Ci sono poco più di 40 chilometri di costa vietati per inquinamento, circa dieci in meno dello scorso anno quando erano stati una cinquantina. Il quadro annuale della stagione balneare è stato descritto nel decreto n.404 del 9 marzo scorso del dipartimento regionale Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico relativo ai tratti di mare considerati “non adibiti alla balneazione” e vietati specificatamente per inquinamento.
 
I mali del mare isolano restano molteplici. Ai tratti vietati per ragioni ormai consolidate nel tempo, come la presenza di industrie o dei porti, ci sono altre ragioni dettate dalla sicurezza, dalle immissioni a mare dei fiumi o dagli scarichi della depurazione, che conosciamo come uno dei grandi mali del territorio isolano. Il dipartimento cataloga queste specificità sotto le varie voci di “temporaneo”, “immissioni” e “sicurezza”, registrando altri 183 chilometri di costa che, assieme alla porzione vietata per inquinamento, arrivano a superare i 220 chilometri complessivi.
 
 
La porzione legata all’inquinamento conferma la sua presenza più ingombrante nell’area palermitana, con 16,7 chilometri, che comunque migliora la sua prestazione rispetto agli oltre 22 chilometri dello scorso anno. A seguire c’è la provincia di Messina, che sfiora i 10 chilometri e conferma il dato dello scorso anno (10,3 km di costa vietata). Podio per Siracusa che confeziona lo stesso dato dello scorso anno (4,2 chilometri).
 
La costa balneabile, sebbene non siano disponibili i dati della provincia di Ragusa perché non sono stati rilasciati i dettagli numerici relativi al chilometraggio, copre complessivamente circa 750 chilometri. La porzione più rilevante arriva da Messina con 318 chilometri, seguita da Palermo (138 chilometri) e Agrigento (134 chilometri).
 
La non balneabilità deve fare i conti anche con “eventuali tratti di mare e di costa – si legge nel decreto – interessati da ordinanze emesse da Autorità marittime, Autorità portuali, Autorità regionali ed Enti locali”, mentre non sono stati conteggiati nel nostro calcolo i tratti di mare e di costa “vincolati a parco od oasi naturale” e i “punti di campionamento in revisione”, ricadenti nelle otto Province rivierasche.
 
In riferimento all’eventualità che nel corso della stagione balneare si “dovessero verificare condizioni tali da comportare l’individuazione di tratti di mare da vietare temporaneamente alla balneazione”, dovranno essere i direttori dei laboratori di Sanità pubblica delle Aa.Ss.Pp., a comunicare ai sindaci le coordinate delle zone da sottoporre a divieto e gli amministratori “dovranno redigere un’apposita relazione” per dare “indicazione sulle opere di risanamento adottate per la della rimozione delle cause che hanno determinato la temporanea chiusura della balneabilità del tratto di mare e di costa interessati”.
 
 
Per i divieti di balneazione i sindaci dei Comuni rivieraschi sono tenuti ad adottare tutti i provvedimenti di competenza, tra cui “quello dell’affissione dei cartelli metallici di divieto della balneazione in numero adeguato e posizionati in aree facilmente visibili”.
Una procedura da adottare per le “aree vietate alla balneazione” e “per le zone di costa e di mare temporaneamente vietate durante la stagione balneare in corso”.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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