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Quotidiano di Sicilia

Formazione regionale collegata ai Cpi
di Carlo Alberto Tregua

Domanda e offerta di lavoro

Tags: Lavoro, Formazione, Sicilia



Nel Documento economico-finanziario approvato dalla Giunta regionale lo scorso 13 febbraio, vi è un capitolo dedicato alla Formazione. Precisamente, è scritto che essa debba forgiare allievi con una preparazione tale da consentire la loro collocazione nel mondo del lavoro.
In altri termini, dal momento che le imprese continuano a richiedere competenze per l’assunzione dei dipendenti, se dall’altra parte la formazione regionale fornisse tali competenze ai propri partecipanti, ecco che la spina potrebbe innestarsi nella presa, cioè domanda e offerta di lavoro combacerebbero.
L’assessore alla Formazione, Roberto Lagalla, già Rettore dell’Università di Palermo, si intende di formazione ed ha più volte comunicato che non approverà nessun corso che non ottemperi all’esigenza di dare competenze richieste dal mercato del lavoro. Competenze sulle quali ci si può informare presso le organizzazioni datoriali.
 
Nei buoni propositi di Lagalla e nei bandi per l’ammissione ai finanziamenti non si trova però un tassello determinante per far combaciare domanda e offerta di lavoro. Esso dovrebbe riguardare il numero di formati che alla fine dei corsi hanno trovato lavoro. Da tale numero potrebbe derivare un coefficiente con il quale andrebbe determinato il compenso dei corsi stessi.
Insomma, un sistema premiale per quei corsi di formazione che rispondono alle richieste di mercato e che, ovviamente, escluda quei corsi che non danno ai propri allievi le necessarie armi per competere nel mercato del lavoro.
Il cambio di rotta della formazione regionale sarebbe molto utile non solo per gli effetti pratici, ma anche perché darebbe luogo ad un cambio di mentalità e ad una educazione necessaria per far comprendere che il merito paga, mentre l’incapacità viene sanzionata.
La questione dell’occupazione è primaria, ma fino ad oggi i responsabili delle istituzionali nazionali e locali hanno fatto finta di occuparsene seriamente. In effetti, l’hanno utilizzata come ammortizzatore sociale, depauperando in Sicilia 2,6 miliardi in circa undici anni.
 
Nel mondo del lavoro vi è un’altra questione irrisolta e riguarda i Centri per l’impiego (Cpi). Essi occupano in Italia circa diecimila addetti, i quali dovrebbero occuparsi di incrociare domanda e offerta e, più precisamente, di collocare gli iscritti presso le imprese non solo locali, ma su tutto il territorio nazionale.
Secondo i dati Istat, sono pochi i disoccupati che si iscrivono ai Cpi e fra essi, pochissimi quelli che trovano occupazione.
Ora, un buon amministratore pubblico, dovrebbe capire che corsi di formazione regionale e Cpi sono due facce della stessa medaglia, per cui i due organismi dovrebbero lavorare in simbiosi con una sintonia tale che consentisse di trasferire i formati direttamente dentro le imprese.
Atteso poi che la formazione regionale, orientata dal fabbisogno di competenze, può preparare persone di qualunque età, si verificherebbe la rigenerazione dei richiedenti lavoro.
 
Qualcuno che non ha chiara la sequenza del processo, dice che prima bisogna creare lavoro e poi occuparsi dell’apparato delle imprese. La verità è all’opposto: prima serve potenziare le imprese, consentire di acquisire fette di mercato e aumentare il fatturato, per conseguenza esse assumeranno personale qualificato.
Perché le imprese prosperino, servono alcune condizioni: pressione fiscale sopportabile, burocrazia snella e totalmente digitalizzata, credito delle banche basato sulla validità dei piani industriali e non sulle garanzie, da erogare agli stessi tassi e condizioni di quelli delle regioni del Nord.
Senza tali condizioni, le imprese sono frenate, zavorrate, con la conseguenza che non solo non assumono, ma possono diminuire il loro organico.
Nel mondo del lavoro che funziona, cioè quello privato, non c’è spazio per incompetenti o raccomandati. Ecco perché chi più sa, più vale, chi ha più capacità trova la sua collocazione e vi sono maggiori possibilità per attivare il lavoro autonomo che non è poi così brutto se si sa esercitare, avendo le carte in regola.

Articolo pubblicato il 16 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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