Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Mafia e corruzione, Pm e GdF avanti tutta
di Carlo Alberto Tregua

Dirigenti garanti di appalti corretti

Tags: Corruzione, Criminalità, Mafia, Sicilia



La criminalità organizzata e la corruzione nella Pubblica amministrazione sono due elementi che distruggono ricchezza, distorcono il mercato, generano spese superiori alle necessità, con la conseguenza che le risorse pubbliche non bastano mai.
In Italia ogni giorno vengono assegnati migliaia di appalti dagli enti pubblici o da chi ne è incaricato, per cui non sempre tutto avviene osservando le norme formali e sostanziali.
Ora, quando si commettono errori vi può essere colpa o colpa grave dovuta alla leggerezza, alla superficialità o alla incompetenza dei dirigenti preposti. Diverso è il caso di una corruzione, cioè quando si alterano i meccanismi per favorire il corruttore che paga le tangenti al corrotto.
Il corrotto è il dirigente preposto all’appalto: quando esso è integerrimo la corruzione non può avvenire. Dunque, la responsabilità penale, civile, amministrativa ed etica è del ceto dirigenziale della pubblica amministrazione. Su questo nessuno può avere il minimo dubbio.
 
In questi ultimi anni, le Procure della Repubblica e la Guardia di Finanza hanno alzato notevolmente il tiro delle loro investigazioni, soprattutto utilizzando lo strumento del sequestro per equivalente, un mezzo potente e dissuasivo di chi avesse in mente di commettere delitti.
C’è da dire che tale strumento andrebbe usato con la necessaria prudenza e che i giudici per le indagini preliminari, a loro volta, dovrebbero valutare con molta attenzione l’impianto indiziario loro proposto dalle Procure.
Tuttavia, si tratta di un deterrente importante che dovrebbe sconsigliare, al di là di ogni altra considerazione, l’uso della corruzione nel mondo dell’economia e degli affari.
Ma così non è, quindi è giusto che Pm e GdF, quest’ultima costituisce il braccio investigativo e operativo, vadano avanti a tutta forza per scoprire gli altarini e togliere il coperchio al vaso di Pandora.
Sosteniamo magistrati e militari da decenni nella loro meritevole opera che è l’unica in contrasto con la dilagante corruzione, che però non diminuisce, anzi aumenta.
Ciò accade perché all’interno degli enti pubblici di qualunque livello non vi sono i Nuclei Anti Corruzione.
 
Un sindaco che governa città con 3/5/10mila dipendenti, come può vigilare che tutti si comportino correttamente? Peraltro esiste il Dlgs n. 267/2000 e la Lr n. 10/2000 che separano le responsabilità dei pubblici amministratori da quelle dei dirigenti pubblici. Quando c’è corruzione non si può imputare al sindaco la culpa in vigilando se non come responsabilità politica o anche come incapacità gestionale, ma non certo responsabilità penale!
Le Procure siciliane sono impegnate fortemente nella lotta a mafia e corruzione e i risultati si vedono e si sentono tutti i giorni. Soprattutto le Procure di Palermo, Catania e Siracusa hanno raggiunto risultati importanti. Le prime due sono anche Procure distrettuali, che gestiscono territori molto ampi come quelli occidentale e orientale.
Mentre della criminalità organizzata le Procure detengono le mappe, il frazionamento degli enti pubblici, ove si assegnano gli appalti non possono essere tenuti sotto controllo. Per contrastare la corruzione ci vorrebbe un’azione preventiva, appunto i Nuclei Anti Corruzione cui prima si accennava, che però non esistono.
 
Un sindaco appena eletto dovrebbe subito istituire con delibera di Giunta e di Consiglio il Nucleo Anti Corruzione in cui nominare persone esterne con curricula eccellenti e capacità investigative di notevole spessore. Non ci risulta che alcun sindaco abbia nominato il NAC.
L’Autorità nazionale anticorruzione, gestita ottimamente dal magistrato Raffaele Cantone, non è in condizione di tenere sotto controllo il sistema Italia. Può intervenire su segnalazioni in casi specifici.
Le stesse Procure della Repubblica e le Fiamme Gialle svolgono indagini quando sentono odore di zolfo, ma è difficile che la loro azione possa avere quella deterrenza preventiva su tutti gli appalti e casi di corruzione.
Vanno sostenuti nel loro difficile lavoro da parte di un’opinione pubblica consapevole, ma vanno anche approntati sistemi di controllo puntuali e dettagliati.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus