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Quotidiano di Sicilia

Entrate tributarie della Regione siciliana. Irpef e Iva i nodi da sciogliere
di Patrizia Penna

Defr 2018-20: rinegoziazione delle relazioni finanziarie intercorrenti tra governo regionale e statale. Programmazione condizionata dalla riduzione della spettanza, in barba allo Statuto 

Tags: Regione Siciliana, Irpef, Iva, Tasse



PALERMO - Le entrate tributarie e, più in generale, la finanza della Regione siciliana, rappresentano il cuore dell’azione del governo Musumeci, così come documentato all’interno del Defr 2018-20 (Documento di economia e finanza regionale), approvato dalla Giunta regionale con Delibera n. 77 del 13 febbraio 2018. All’interno del Defr, infatti, ampio spazio viene dedicato al quadro di previsione delle entrate erariali ma soprattutto alle sue criticità legate alla mancata attuazione degli articoli 36 e 37 dello Statuto speciale che stabiliscono l’attribuzione alla Regione Siciliana di tutte le entrate espressione della capacità fiscale che si manifesta nel territorio della medesima.
 
Il mancato riconoscimento da parte dello Stato delle prerogative dello Statuto hanno reso negli anni parecchio burrascosi i rapporti con Roma. A peggiorare la situazione, poi, i tre accordi sottoscritti dal governo Crocetta nel triennio 2014-17, che hanno riscritto, in barba allo Statuto, le relazioni finanziarie intercorrenti tra Regione siciliana e governo centrale.
 
I nodi fondamentali della questione riguardano Irpef e Iva: “Con gli Accordi del 20 giugno 2016 e del 12 luglio 2017 - si legge nel documento - , la Regione ha sottoscritto, unitamente ad una pluralità di clausole che prevedevano la assunzione di obblighi in capo alla stessa sotto il profilo del risanamento del bilancio, la intesa di procedere alla modifica del criterio di riparto del gettito dell’Irpef e dell’Iva, ancorandolo al maturato in luogo di quello del riscosso, e, quindi, alla capacità fiscale del territorio, manifestando, tuttavia, il consenso alla riduzione della spettanza regionale sui due tributi in una percentuale di compartecipazione (anziché l’intero gettito come previsto dall’art. 36 dello Statuto) determinata sulla base di calcoli in ordine alle risultanze contabili necessarie a sopperire al momentaneo bisogno di bilancio. E tanto nell’illusorio intento di assicurare maggiore certezza e stabilità di risorse alla finanza regionale e di garantire l’afflusso continuativo del gettito dei due più rilevanti cespiti di entrata del bilancio regionale che, nel tempo, hanno registrato notevoli scostamenti fra gli accertamenti e le previsioni definitive dei capitoli di entrata e di spesa correlati”.
 
Adesso la Regione siciliana aspetta soltanto di capire quale sarà l’interocutore “nazionale” col quale avviare un dialogo finalizzato alla rinegoziazione degli Accordi sottoscritti e al riconoscimento di ciò che è dovuto alla Sicilia sulla base dei già citati articoli 36 e 37 dello Statuto siciliano.
 
La Corte Costituzionale, tra l’altro, nella sentenza 241/2012, ha ribadito il principio secondo cui neppure l’emergenza economica consente la violazione dei principi costituzionali, fra i quali rientra anche il “principio di corrispondenza tra autonomia finanziaria ed esercizio delle funzioni”, che nei fatti risulta essere stato compromesso dalle manovre finanziarie di questi anni. “Entro tale cornice - si legge nel Defr - occorre ridefinire in modo non sporadico ma stabile ed organico, quindi coordinato con lo Statuto al fine di darne piena attuazione, l’assetto dei rapporti finanziari con lo Stato”.
 
Intanto però, in questi anni di immobilismo della politica, a pagare le conseguenze dell’emergenza finanziaria della Regione sono stati i cittadini siciliani. In dieci anni, l’Irpef regionale, infatti, è aumentata del 52,6%, passando dai € 250,87 del 2006 è ai € 382,88 del 2015 (studio Confprofessioni su dati del ministero Economia e Finanze). Come se non bastasse anche per il 2017 l’addizionale regionale Irpef ha viaggiato ai livelli massimi. I conti in rosso della Regione siciliana, hnno infatti costretto quest’ultima a confermare l’aliquota all’1,73% in vigore già da alcuni anni. Per il 2018 prevista l’aliquota all’1,50%.

Articolo pubblicato il 20 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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