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Dissesto idrogeologico, in Sicilia a rischio otto comuni su dieci
di Rosario Battiato

La Regione ha chiesto alle amministrazioni di inviare entro metà aprile la mappatura delle criticità. Una circolare del Dipartimento Ambiente illustra le procedure per ottenere i fondi 

Tags: Dissesto Idrogeologico, Sicilia, Ambiente



PALERMO – Otto comuni siciliani su dieci sono interessati dalla presenza di aree a rischio idrogeologico, in particolare per la tipologia legata alle tre fasce più compromesse dal dissesto geomorfologico (da medio a molto elevato). E due su dieci sono nel mirino del rischio idraulico. Questo non vuol dire che l’intera superficie isolana sia coinvolta dal dissesto, ma che si tratta di un fenomeno che, per quanto interessi porzioni complessive di superficie abbastanza limitate, deve essere considerato e monitorato con attenzione, anche per i sostanziosi danni registrati negli anni passati. La Regione lo sa e infatti ha dato tempo fino a metà aprile ai Comuni per illustrare le criticità territoriali e inserirle in un piano di messa in sicurezza regionale.
 
L’elaborazione dei dati deriva dai contenuti del piano stralcio per l’assetto idrogeologico che definisce lo scenario di riferimento sulla situazione di pericolosità geormorfologica, idraulica e di erosione costiera. A determinare l’ultima ricognizione sul rischio isolano è stata una circolare del 16 marzo del servizio “Pianificazione e programmazione ambientale” del dipartimento dell’Ambiente dell’assessorato del Territorio e dell’ambiente. Andando in dettaglio, è utile sapere che ci sono 320 comuni isolani che mantengono delle aree nella fascia più elevata del rischio geomorfologico e 95 in quella del rischio idraulico.
 
Passando dalla teoria alla pratica, il dipartimento, all’interno della circolare, sottolinea la necessità di proseguire nei propri compiti di pianificazione e programmazione e per farlo deve necessariamente raccordarsi con le amministrazioni comunali, considerando appunto che una “elevatissima percentuale dei comuni della regione è interessata dalla presenza di aree a rischio idrogeologico (da frana o da esondazione), che riguardano anche i centri abitati”.
 
Considerando che la “pianificazione regionale e quella comunale devono essere complementari, e coerenti con i principi generali in materia di tutela dal dissesto idrogeologico” occorre quindi che le opere di mitigazione del rischio vengano “individuate e progettate nel rispetto dei principi definiti dalla pianificazione regionale, e che la priorità dei progetti da finanziare venga preferenzialmente definita tenendo conto degli elementi esposti e della vulnerabilità delle aree a rischio”.
 
Proprio per operare in questa direzione, l’assessorato, tramite la Circolare n. 753 del 5 gennaio 2017 “Finanziamenti per opere di mitigazione del rischio idrogeologico – Piattaforma Rendis (Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo, ndr) e fondo per la progettazione degli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico – Indicazioni metodologiche per la validazione e la valutazione delle richieste di finanziamento”, ha fornito “dettagliate indicazioni metodologiche relative alle procedure necessarie per l’inserimento delle richieste di finanziamento di tali interventi sulla piattaforma nazionale”.
 
Per i Comuni, pertanto, un compito molto preciso: ai fini della messa in sicurezza della popolazione dovranno definire “un quadro organico e aggiornato di programmazione” che includa “anche eventuali situazioni di pericolosità e rischio non ancora censite dal piano (pai, ndr)”.
 
Gli enti locali sono chiamati a elaborare una cartografia di sintesi del rischio idrogeologico e un documento di programmazione che contenga: elenco delle opere di mitigazione già realizzate; due elenchi dei progetti di mitigazione presentati e caricati sul Rendis che contengano quelli inseriti nei vari programmi di finanziamento e quelli senza finanziamento; elenco dei progetti da realizzare; segnalazione di eventuali dissesti; tabella con elenco dei dissesti idrogeologici.
 
Per le amministrazioni comunali ci sono due mesi di tempo a partire dalla metà di marzo per inviare il materiale richiesto e, dopo apposita istruttoria, partecipare così alla pianificazione regionale di settore e poter attingere dai fondi per la progettazione o per il finanziamento delle opere.

Articolo pubblicato il 22 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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