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Quotidiano di Sicilia

Non si bastona un cane che annega
di Carlo Alberto Tregua



A nemico che fugge ponti d’oro, è un modo di dire che indica come non bisogna mai infierire sui vinti per cui non bisogna stravincere. Nella vita le tensioni, i contrasti, le liti, le guerre fanno parte del dna di tutti gli esseri umani. Anzi, l’istinto spinge a guerreggiare piuttosto che a fare la pace, a contrastare piuttosto che fare l’accordo, a inveire piuttosto che restare tranquilli.
Ovviamente i comportamenti aggressivi sono frutto di ignoranza e di mancanza di controllo; sono frutto di mancato addestramento della propria capacità di comprendere e di reagire adeguatamente, piuttosto che sconsideratamente.
Più si va a Sud e più aumenta il numero delle cause, più si va a Sud e più aumentano i contrasti fra le persone. Non sappiamo se sia una questione di clima, di ignoranza o genetica.
Non che nel Nord dei Paese e del mondo non vi siano casi di conflitti, ma sono meno numerosi.
 
Non si bastona un cane che annega. Il modo di dire significa che non bisogna infierire mai su chi si trova in difficoltà. Il buonsenso e lo spirito di comprensione dovrebbero infatti portarci a dare una mano a chi si trova nei guai: una forma di altruismo che però non è molto diffuso fra la gente.
Dice: “Ma in fondo se è un cane che annega, pazienza”. Eh, no! Non si tratta di restare indifferenti se chi sta male sia un cane o una persona, anche se vi è differenza fra i due esseri viventi. Si tratta piuttosto di essere sempre nelle condizioni mentali di aiutare chi ha bisogno. per farlo bisogna essere vigili e allerta, in modo da essere in grado di percepire le situazioni che mettono in pericolo le persone.
Il rispetto del prossimo comporta anche l’obbligo morale di tendere la mano a chi ha bisogno, mentre l’egoismo, al contrario, fa chiudere ognuno in se stesso e lo rende sordo non solo a ciò che vede ma anche ai richiami di aiuto che vengono da tante parti.
Popolazioni intere chiedono aiuto, ma chi può darlo resta sordo; pezzi della Comunità chiedono aiuto, ma gli altri pezzi, che si trovano nella parte alta della piramide sociale, girano la testa dall’altra parte, per non sentire e per non vedere. Così facendo, si mettono la coscienza a posto.
 
Su 7,2 miliardi di abitanti della terra, due terzi sono in stato di bisogno. Non è pensabile che il terzo che sta bene possa distribuire a pioggia mezzi di sostegno agli altri. Però dovrebbe mitigare la voglia di far business, portando nelle parti del mondo ancora non sviluppate strumenti e mezzi per cominciare la lievitazione dell’economia di quei posti.
Certo, questo costerebbe risorse e fatica, ma avrebbe come contropartita la possibilità di vedere crescere, seppur lentamente, popolazioni che ancora si trovano all’alba dello sviluppo.
La libertà che ogni persona tende a conquistare è, come è noto, la libertà dai bisogni a cominciare da quelli materiali. Spesso i bisogni diventano zavorre, per cui si rischia di annegare. Ecco dove dovrebbe intervenire la solidarietà, spesso assente, con la conseguenza che chi è con l’acqua alla gola finisce per ingurgitarla.
 
Comprendiamo che non sia facile dare una mano a chi tende la sua, anche perché ognuno di noi è gravato dai propri problemi familiari, di lavoro e d’attitudine a essere egoisti. Ciò non toglie che dovremmo compiere ogni sforzo per essere disponibili verso chi è in difficoltà.
Chi ci governa ha il compito massimo di distribuire le risorse equamente, in modo da venire incontro ai meno abbienti, ma l’egoismo permea nelle teste e nei cuori dei politici per cui alla fine, chiusi nella loro torre eburnea, non sentono e non vedono ciò che accade nel territorio e nelle periferie.
Quando sentiamo il vociare di tanti responsabili istituzionali - spesso politici di professione che non sanno fare altro che parlare e parlare, promettendo tutto, ma dimenticandosi che non hanno mai mantenuto le promesse - viene voglia di dimettersi dal consesso civile. E invece, no! Bisogna restarci dentro, combattere dal di dentro le distorsioni e gli autori delle stesse, testimoniare sulla necessità che ogni cittadino faccia il proprio dovere e che ogni delegato politico sia ancor più rigoroso .
E così, testimoniando e testimoniando, anche noi nel nostro piccolo tentiamo di fare il nostro dovere, anche se non basta, perché occorre il contributo di tutti.

Articolo pubblicato il 27 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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