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Nel triangolo siracusano dei veleni l'inquinamento arriva fino al mare
di Luigi Solarino

Ad Augusta convegno organizzato da Cnr e Comune: illustrati i risultati del progetto Cisas. Nella rada megarese diossine, mercurio e piombo. Sprovieri: “Bonifica attuabile” 

Tags: Inquinamento, Priolo, Augusta, Melilli, Cnr



AUGUSTA (SR) - “Ambiente e salute nella rada di Augusta: una relazione da conoscere” è il tema del convegno che si è svolto nel salone di rappresentanza del Palazzo di città del Comune megarese. L’evento è stato organizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) - Dipartimento Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente e dal Comune di Augusta.
 
Nel corso dei lavori è stato presentato e sono stati illustrati i risultati del progetto Cisas (Centro internazionale di studi avanzati su ambiente, ecosistema e salute umana), finanziato dal Miur e avente per fine lo sviluppo di una complessa e decisa azione di ricerca scientifica per la comprensione dei fenomeni di inquinamento ambientale e del loro impatto sull’ecosistema e la salute umana, partendo da un numero statisticamente significativo di casi di studio tra i quali figurano il triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta, l’area di Milazzo e quella di Crotone.
 
Ha aperto i lavori Max Firreri, nel ruolo di moderatore, ponendo l’accento sulla rada di Augusta, che negli ultimi decenni è stata trasformata in una grande discarica di sostanze inquinanti di provenienza industriale.
Il sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro, ha detto: “Abbiamo notizie non esaurienti sull’ambiente in cui viviamo. Questo convegno è di utilità perchè fornisce informazioni ai cittadini”.
 
Achille Cernigliaro, dell’assessorato regionale alla Salute - Osservatorio epidemiologico, ha aggiunto che “lo stato di salute dei residenti del triangolo è monitorato. L’osservatorio analizza i carichi di malattia della popolazione e determina le soluzioni per ridurre l’impatto da inquinanti. L’assessorato alla Salute ha costituito un tavolo tecnico dove è stato stilato il nuovo Piano di intervento sanitario nelle aree inquinate. Le bonifiche non sono più rinviabili”.
 
Secondo quanto affermato da Corrado Regalbuto, dell’Arpa di Siracusa, agli amministratori locali e regionali vengono forniti tutti i dati necessari per migliorare la situazione dei residenti. La relazione Icram individua nella sola rada di Augusta ben 6 milioni di m3 di sedimenti contaminati.
 
Franco Tisano dell’Asp di Siracusa ha inoltre ricordato come nel territorio del triangolo ci siano molte malformazioni neonatali congenite. Il Piano sanitario ha incrementato, da due anni, gli screening della popolazione con buoni risultati e bisogna aggiungervi la consulenza genetica.
 
Molto però va fatto per ridurre il peso degli inquinanti sul territorio. Secondo Fabrizio Bianchi, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, non si può perdere più tempo per l’area Sin (Sito di interesse nazionale, ndr) di Priolo,c che deve essere necessariamente bonificata, indipendentemente dall’impatto sulla salute. La bonifica del sito è una prevenzione primaria che eliminerebbe quei fattori che portano alla malattia.
 
All’incontro, è intervenuto anche il Procuratore della Repubblica di Siracusa, Francesco Paolo Giordano che, quando si è insediato a Siracusa, ha costituito un gruppo di lavoro composto da magistrati e polizia giudiziaria, che si è occupato del problema inquinamento.
Si è data priorità all’inquinamento atmosferico, senza tralasciare quello del suolo e dell’acqua e, grazie all’ausilio di tecnici, si è riusciti ad individuare da dove provenivano le sostanze inquinanti. Da ciò è scaturito il sequestro degli impianti Esso ed Isab, cui sono state imposte prescrizioni consistenti nel controllo h24 dei camini e di un piano serio per l’abbassamento delle emissioni.
 
Mario Sprovieri, dell’Istituto per l’ambiente marino costiero del Cnr, ha infine evidenziato che nella rada megarese vi sono diossine, mercurio e piombo di chiara provenienza industriale e contaminanti di nuova generazione come i farmaci. La presenza di questi ultimi è attribuibile al fatto che ad Augusta non vi è un depuratore e le acque reflue vengono sversate tal quali direttamente a mare.
Purtroppo nella rada, nonostante i divieti e i controlli della Guardia Costiera, si pesca. Inoltre le correnti portano fuori dall’area le sostanze inquinanti che si diffondono nelle acque limitrofe. A riprova di ciò, è stata rilevata la presenza di contaminanti nei capelli delle donne che si nutrono di pesce pescato in zona.
 
Sprovieri, in conclusione, ha sostenuto che “la bonifica non è semplice da fare ma è attuabile. L’inquinamento non riguarda solo la rada ma anche l’aria ed il suolo, e che forse fino ad oggi non si è voluto effettivamente capire quello che è successo o che succede nel triangolo industriale siracusano”.

Articolo pubblicato il 29 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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