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Pagamenti e protesti, la Sicilia raschia il fondo
di Rosario Battiato

Cerved: nel 2017 migliori condizioni delle imprese sia per la riduzione delle contestazioni che per la tempestività nel saldare le fatture. In Sicilia l’1,2% delle imprese ha subìto almeno un protesto nel 2017, peggio solo Campania (1,4%) e Calabria (1,5%) 

Tags: Sicilia, Pagamento, Cerved



PALERMO – Migliorano le condizioni delle imprese, ma non in una Sicilia che, tra protesti e ritardi nei pagamenti, resta ai margini del sistema produttivo nazionale. Complessivamente le statistiche sui protesti e sulle abitudini di pagamento confezionano un dato che conferma il rafforzamento delle condizioni finanziarie delle imprese, una tendenza ormai in atto dal 2013. Numeri che arrivano dall’archivio dei protesti e da Payline, il database di Cerved che comprende le esperienze di pagamento relative a oltre 3 milioni di imprese, e che indicano come nel 2017 le imprese italiane abbiano toccato record positivi sia per quanto riguarda il numero di titoli protestati, sia per quanto riguarda le abitudini di pagamento.
 
Andando in dettaglio, si scopre che nel 2017 sono state protestate meno di 20mila imprese non individuali (19.466), una riduzione pari a 3 mila unità rispetto alla rilevazione precedente (-13,7%). Si tratta di una valore inferiore al picco che si era registrato nel 2012, quando aveva sforato il tetto delle 40mila unità, e al dato pre-crisi (29mila).
 
Una tendenza “in parte attribuibile – si legge sul documento dell’Osservatorio diffuso nei giorni scorsi – al minore utilizzo dei titoli protestabili in favore di soluzioni di moneta elettronica: secondo i dati di Banca d’Italia, negli ultimi dieci anni il numero di assegni si è infatti ridotto da 359 a 149 milioni per un valore complessivo che è sceso da 815 a 316 mila miliardi”. Il numero e il valore dei protesti è comunque “orientato su livelli minimi del decennio anche in rapporto al complesso dei titoli in circolazione, a indicare il miglioramento della salute delle imprese italiane”.
 
Bene anche la tendenza relativa ai pagamenti, visto che nel 2017 le imprese hanno pagato i propri fornitori in 72,4 giorni, cioè 1,2 giorni in meno rispetto al 2016 e addirittura di 11,4 in meno rispetto al 2012.
 
Numeri generali che vanno comunque localizzati, perché l’Italia, come da tradizione, si muove a velocità differenti. “I protesti – si legge nel rapporto – si riducono ovunque, ma a ritmi più sostenuti nel Nord della Penisola e più ridotti nel Centro-Sud, con un allargamento dei già ampi divari territoriali. Viceversa, i tempi di pagamento si accorciano più velocemente al Centro e al Sud rispetto al Nord”.
 
Restano tuttavia evidenti le grandi differenze che si trascinano ormai da anni: i casi più critici, spiegano dal Cerved, si osservano nelle regioni meridionali con segnalazioni negative per Calabria, Sicilia e Campania. Nel mirino ci sono sia i ritardi che i protesti.
 
Lo studio dell’Osservatorio Cerved ha messo in evidenze lo spaccato percentuale delle imprese non individuali a cui è stato levato almeno un protesto nel 2017: la Sicilia è sul fondo della classifica con 1,2%, fanno peggio soltanto Campania (1,4%) e Calabria (1,5%). Dall’altra parte della graduatoria ci sono il Trentino e la Valle d’Aosta che si sono fermate allo 0,2%.
 
Anche il capitolo dei ritardi, misurato con la percentuale di imprese che accumulano ritardi superiori a due mesi, sulla base dei valori al 4 quadrimestre del 2017, vede la Sicilia al 13,2%, il peggior dato tra le regioni, anche se, rispetto alla rilevazione dell’anno precedente, si è registrato un miglioramento di circa mezzo punto percentuale.

Articolo pubblicato il 30 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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