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Commercio di Pasqua: la Sicilia aderisce allo sciopero
di Redazione

Si svolge in cinque regioni italiane. Il segretario nazionale della Uil Barbagallo, "Ci battiamo per la dignità della persona, bisogna cambiare legislazione". Nella nostra regione proclamata astensione dal lavoro anche per il 25 aprile e per il primo maggio



Pasqua e Pasquetta nel segno della protesta per il commercio. In cinque regioni italiane (Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sicilia), infatti, si svolge lo sciopero contro le aperture dei negozi nei giorni festivi proclamato dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil.
 
 
"Si tratta di una questione di dignità della persona, del lavoro e nel lavoro", ha spiegato il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, che ha chiesto quindi di "mettere mano a quella parte della legislazione che non consente una gestione flessibile e che, invece, la contrattazione potrebbe aiutare a governare".
 
Ci si batte, insomma, per il diritto dei lavoratori a stare con la famiglia in certi giorni tradizionalmente consacrati al riposo, o, nel caso della Pasquetta, alle scampagnate con cibi tradizionali.
 
In Emilia Romagna Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil hanno indetto uno sciopero per oggi, primo aprile e l'astensione dal lavoro per il 2 aprile invitando a aderire i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le festività svolte all'interno dei centri commerciali; in Toscana i sindacati hanno indetto due giornate di sciopero per l'1 e il 2 aprile; in Puglia è stato proclamato in tutti i centri commerciali, negozi e iper, lo sciopero unitario per l'intero turno di lavoro per il primo aprile e astensione per Pasquetta.
 
In Sicilia e nel Lazio le stesse sigle hanno già proclamato lo sciopero anche per i prossimi 25 aprile e primo maggio.
 
In Veneto, invece, l'assessore regionale ha inviato ai parlamentari veneti una richiesta formale perché le competenze in materia di aperture straordinarie nel commercio tornino alle Regioni.
 
Nel mirino dei sindacati, le liberalizzazioni delle aperture domenicali e festive nel commercio.
 
"Non hanno sortito l'effetto sperato sugli aumenti di fatturato delle imprese", perché "non è cresciuto il reddito dei consumatori e dei lavoratori dipendenti sui quali grava una tassazione tra le più alte in Europa", ha spiegato il segretario generale della Fisascat Pierangelo Raineri.
 
"Già la Corte Costituzionale ha sancito il diritto di astenersi dalla prestazione nelle festività", ha ricordato la Filcams Cgil, sottolineando come "azione legislativa e ruolo contrattuale possono costituire leve per un modello alternativo alle aperture h 24 e 365 giorni l'anno.

Articolo pubblicato il 01 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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