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Alberto Francini: "Traffico di esseri umani tra le prime emergenze"
di Paola Giordano

Forum con Alberto Francini, questore di Catania 

Tags: Alberto Francini



Qual è la situazione che ha trovato a Catania appena insediatosi?
“Nel corso della mia carriera ho constatato che in ogni città, grossomodo, i problemi si assomigliano. Resta il fatto che Catania, come ogni altra città, ha le sue peculiarità. Innanzitutto c’è da affrontare il problema logistico, perché il questore è, in sostanza, un manager che deve occuparsi anche di questi aspetti: i nostri uffici sono dislocati su diversi palazzi, alcuni dei quali sono molto fatiscenti”.
 
C’è qualche iniziativa in atto per tentare di risolvere questo problema?
“Sì, c’è in cantiere la costruzione di una cittadella nel quartiere di Librino. Ci hanno già concesso il suolo e sono stati stanziati i fondi, ma è stato scoperto un tasso alto di inquinamento da amianto nel suolo che, quindi, dovrà essere bonificato. A causa di tali problematiche ci vorrà più tempo del previsto e quindi occorre trovare soluzioni, seppur temporanee, perché prima o poi la quesione cittadella si sbloccherà”.
 
 
Dal punto di vista operativo, invece, qual è lo scenario?
“Dal punto di vista dell’ordine pubblico, non ho avuto l’impressione che Catania sia una piazza ‘effervescente’, rispetto ad altre parimenti importanti per numero di abitanti e problematiche. Quello che, dal punto di vista operativo, necessita di una costante attenzione, è la lotta alla grande criminalità e soprattutto alla criminalità legata agli sbarchi. Catania è ormai il punto di riferimento investigativo e operativo di tutte le Agenzie europee per quanto riguarda il problema dell’immigrazione clandestina e, quindi, dei trafficanti di esseri umani. Anche dal punto di vista del nostro impegno investigativo questo fenonemo ha la priorità assoluta. A ciò si aggiungano gli altri impegni, quelli per così dire tradizionali: la lotta alla criminalità organizzata sotto forma di traffico di stupefacenti, sotto forma di estorsioni e altro ancora”.
 
Cosa ci può dire del fenomeno del racket?
“Si tratta di un problema che a Catania esiste: in alcune zone la copertura del racket è capillare, in altre lo è meno. Sicuramente le organizzazioni criminali hanno perso quella presa sul territorio che avevano fino a una decina di anni fa, perché le cupole sono state scompaginate: adesso c’è un fenomeno di gruppi, dediti alla copertura del racket, lasciati un po’ allo sbando”.
 
Sul fronte della lotta allo spaccio di stupefacenti, come si sta muovendo la Questura?
“Su questo fronte esiste un problema serio: siamo molto attrezzati per fare la lotta alle grandi organizzazioni, ma per le cose spicciole non possiamo incidere molto perché la legge, che risale al 1975, è di particolare favore nei confronti del piccolo spacciatore. Trent’anni fa quest’ultimo non era nient’altro che lo stesso tossicodipendente, per cui si aveva un trattamento di favore dal punto di vista penale, perché si sarebbe colpito un soggetto fragile. Questo concetto oggi non è più valido, perché spesso il piccolo spacciatore non è più il tossicodipendente, il povero disgraziato, ma si ha a che fare con bande organizzate ferocissime, spesso costituite da extracomunitari. Con una legge più severa potremmo fare molto di più”.
 
Un altro tasto dolente è quello della corruzione che, a detta di molti, sta diventando un fenomeno addirittura peggiore rispetto a quello mafioso. Mentre quando si contrasta la mafia si sa, grossomodo, con chi si ha a che fare, la corruzione è talmente capillare e diffusa che è difficile individuarne i fili. Cosa ne pensa?
“La corruzione oggi è talmente diffusa che ovunque si mettono le mani si trova qualche elemento su cui procedere. Noi abbiamo ricreato la Sezione specializzata nei reati contro la Pubblica amministrazione, un settore che per qualche anno la Questura aveva un po’ tralasciato e di cui adesso si sta riappropriando. Negli ultimi anni, infatti, delle attività relative ai fenomeni legati ai reati contro la Pubblica amministrazione si sono occupati principalmente la Direzione investigativa antimafia (Dia) e la Guardia di Finanza. Abbiamo ricostruito questa sezione con l’ausilio di alcuni funzionari del Servizio centrale operativo (Sco) di Roma perché è necessario personale specializzato che conosca il diritto amministrativo e sappia districarsi nel complicato mondo degli appalti e dei contratti”.
 
A proposito delle innumerevole attività che fronteggiate, il personale che ha a disposizione è quantitativamente sufficiente? Ed è composto da giovani oppure da soggetti avanti con l’età?
“Abbiamo quasi 1.500 unità. Catania è diventata la settima Questura d’Italia, dopo Roma, Milano, Napoli, Palermo, Torino e Brescia. Ormai in Polizia, poiché ci sono stati dieci anni di blocco del turn over, l’età media si è alzata a cinquant’anni. Il capo della Polizia è riuscito a ottenere dei fondi per fare nuovi concorsi: entreranno complessivamente 3.000 nuovi poliziotti e a Catania arriveranno quaranta unità. Naturalmente, per sanare il danno di dieci anni di blocco del turn over ci vorranno altri quattro-cinque anni”.
 
Il Governo ha riservato anche in tema di stipendi un aumento alle Forze dell’ordine?
“La politica del Dipartimento adesso è quella non solo di effettuare aumenti generalizzati, che poi ammontano a poche decine di euro, ma soprattutto di premiare in maniera mirata coloro che sono impegnati in servizi più pesanti, vale a dire chi, per esempio, pattuglia le strade o chi svolge servizi di ordine pubblico. Si cerca di premiare di più la pesantezza del lavoro”.
 
Mediamente, quante pattuglie ci sono in giro a Catania?
“Ci sono almeno sette volanti per turno. Poi, a parte le volanti, abbiamo sei pattuglie di falchi la mattina, il pomeriggio e la sera fino alle 2 di notte. Abbiamo inoltre un piano coordinato di controllo del territorio per cui ogni giorno ci sono due zone della città assegnate alla Polizia e una ai Carabinieri”.
 

Articolo pubblicato il 07 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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