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Quotidiano di Sicilia

Imprese, protesti dimezzati in tre anni
di Roberto Pelos

Unioncamere: nel 2017 il valore dei mancati pagamenti rispetto al 2016 si è ridotto del 44,7% in Sicilia (-15,5% per numero totale) 

Tags: Unioncamere, Protesti



ROMA – Negli ultimi tre anni si è registrata in Italia una riduzione dei protesti, secondo i dati raccolti dalle Camere di Commercio ed elaborati da Infocamere per conto di Unioncamere. Nei primi nove mesi del 2017, infatti, i mancati pagamenti si sono ridotti del 47% in termini di numero e del 61% in termini di valore rispetto allo stesso periodo del 2014 unendo nella discesa sia l’andamento delle cambiali, dimezzate in termini di numero e del 70% in termini di valore, che quello degli assegni, in frenata del 36% nei valori assoluti e dimezzati in termini monetari.
 
Per la Sicilia, i dati parlano di un totale di 34.325 protesti, dei quali 28.501 sono cambiali; il valore totale dei protesti ammonta a 50.357.600 euro fra i quali 23.788.345 euro riguardano le cambiali; per quanto riguarda la variazione tra il 2017 e il 2016, il totale dei protesti fa registrare un -15,5%, di cui il -16,5% attiene alle cambiali; il valore totale si attesta a -44,7% che riguarda le cambiali per il -60,7%. Le maggiori riduzioni di effetti protestati, tra i primi nove mesi del 2017 e lo stesso periodo del 2016, sono nelle Marche (-33,1%), seguite dal Trentino-Alto Adige (-25,2%) e Veneto (-18,8%). In termini monetari lo stop più evidente è quello della Valle d’Aosta (-52,8%) che, come riporta Unioncamere, “distanzia di otto punti percentuali il dimezzamento dei “pagherò” trentini ed altoatesini (-44,8% rispetto al 2016)”.
 
A livello provinciale, nella nostra regione, il numero più alto di protesti nel periodo tra Gennaio e Settembre 2017, si registra a Palermo (9.921), seguita da Catania (7.321), da Messina (4.155), Siracusa (3.184), Ragusa (2.983), Agrigento (2.688), Trapani (1.706), Caltanissetta (1.702), Enna (665). L’importo medio più alto è quello di Agrigento con 2.156 euro; seguono Catania (1.796 euro), Enna (1.748 euro), Ragusa (1.646 euro), Caltanissetta (1.587 euro), Siracusa (1.370 euro), Messina (1.259 euro), Palermo (1.142 euro), Trapani (1.007 euro).
 
Il maggior numero di cambiali si registra nel Capoluogo (8.684), seguito da Catania (6.080), Messina (3.519), Siracusa (2.579), Ragusa (2.387), Trapani (1.467), Caltanissetta (1.321), Agrigento (893), Enna (560). Il maggiore importo medio per cambiali è quello di Enna (1.036 euro), che supera Ragusa (1.035 euro), Messina (914 euro), Catania (832 euro), Caltanissetta (826 euro), Palermo (778 euro) Trapani (729 euro), Siracusa (717 euro), Agrigento (59 euro).
 
All’interno del panorama nazionale il numero più alto di protesti si registra a Roma (50.560), Milano (33.216), Napoli (27.040) e Salerno (13.558); All’altro capo della classifica i residenti di La Spezia, Belluno (con importi medi di circa 600 euro) e Livorno (700).
Nei primi nove mesi del 2017, le occasioni in cui un cittadino o un’impresa sono stati costretti a ricorrere ad un pubblico ufficiale per notificare la mancata accettazione di una cambiale o di un assegno, hanno toccato quota 385.107, per un valore totale di quasi 630 mln di euro. L’80% dei “pagherò”, secondo il comunicato di Unioncamere, è rappresentato da cambiali (309.146), mentre gli assegni costituiscono il 20% (75.961). Rispetto ai primi nove mesi del 2016, si registrano oltre 52 mila effetti levati in meno (-12%) e una riduzione del monte complessivo di quasi 145 mln di euro (-19%). Le cambiali si riducono del 13% mentre gli assegni calano del 7%. In termini economici il valore delle cambiali protestate diminuisce di oltre 118 mln di euro, quello degli assegni di quasi 26 mln.

Articolo pubblicato il 07 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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