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Treni, Sicilia sempre a passo di lumaca
di Rosario Battiato

Contratto di servizio Regione-Trenitalia, si firma: 1,2 mld fino al 2026. Piccole conquiste ma un pesante gap col resto d’Italia. Bici gratis a bordo ma niente wifi, aumenti del 10% dal 2020. Nuovi vagoni con fondi Ue

Tags: Trasporti, Sicilia, Ferrovia, Trenitalia



PALERMO – Una settimana fa la Giunta regionale ha deliberato l’“approvazione dello schema di intesa tra Regione siciliana e Trenitalia per l’affidamento dei servizi di trasporto ferroviario regionale – Contratto di servizio”. Un passaggio determinante dopo la scadenza del contratto di servizio “Ponte 2015-2016” del 31 dicembre del 2016. Oltre un anno di attesa e di lavoro con i pendolari e altri soggetti interessati per arrivare alla definizione di un contratto decennale (2017-2026) per il trasporto ferroviario che dovrebbe valere circa 1,2 miliardi, e che garantirebbe quella programmazione che nell’Isola è stata latente nell’ultimo periodo. In seguito all’approvazione in Giunta, bisognerà attendere la firma definitiva con Trenitalia.
 
 
Il primo passaggio significativo riguarda il corrispettivo che la Regione si impegna a riconoscere a Trenitalia che sarà pari a 111,5 milioni nel 2018 per arrivare, in un percorso progressivo, fino ai 128 milioni di euro del 2026. Previsto anche l’incremento annuo del 7,5% dei ricavi. Per il capitolo delle tariffe regionali è stabilito un fattore incrementale del 10% dal primo gennaio degli anni 2020, 2022 e 2024 e “qualora la Regione deliberi di non effettuarlo, la stessa si impegna a compensare i minori ricavi individuando le risorse non necessarie”.
 
Poi c’è l’impegno a predisporre, entro il 2019, un programma di “incentivo all’utilizzo del trasporto pubblico, non solo ferroviario, ma anche per la valorizzazione dei servizi sia ferroviari che di trasporto pubblico su gomma (ad esempio titoli integrati), anche attraverso l’individuazione di forme di agevolazione in relazione a parametri che valorizzino le politiche sociali della Regione”.
 
Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo dei servizi nelle aree metropolitane siciliane di Catania e Messina, anche in considerazione dei lavori di potenziamento del nodo della città etnea e nell’ottica di un progetto di integrazione modale dell’intera offerta di trasporto pubblico locale a Messina, facendo riferimento anche il collegamento con la Penisola.
 
Il capitolo investimenti, che ha riguardato 40 milioni investiti per i 6 treni Jazz già attivi nel 2016, prevede altri 42,5 milioni di euro da distribuire in diversi capitoli: 23,2 milioni per revamping dei treni già in esercizio, 13,3 milioni di euro per interventi infrastrutturali di ammodernamento degli impianti manutentivi di Palermo, Messina e Siracusa, 1,8 milioni per investimenti in tecnologia, 4,2 milioni per investimenti in informatica. Inoltre, Trenitalia “al fine di garantire un integrale rinnovo dei treni diesel entro 2021” provvederà a “incrementare la flotta dei treni Minuetto diesel di 2 unità a partire dal 2021, portandola da 9 a 11”.
 
La sezione terza è dedicata alla qualità dei servizi, monitoraggio e verifica delle prestazioni e a una serie di documenti, tra cui la Carta dei Servizi da elaborare entro il 31 marzo di ogni anno. Soltanto nel 2019 ci sarà il wi-fi sui treni Jazz – uno dei passaggi contestati da Giosuè Malaponti del comitato pendolari – mentre il montante complessivo per l’erogazione delle penalità e per le misure di riduzione/mitigazione delle medesime non potrà superare l’1% del valore del Contratto, calcolato come “somma del corrispettivo e degli introiti tariffari risultanti a preventivo del Pef (piano economico finanziario, ndr) per l’anno 2017, l’1,25% dal 2018 al 2019, l’1,50% nel 2020, l’1,75% nel 2021 e il 2% dal 2022 e fino alla cessazione del contratto”.
 
Inserito anche un passaggio che prevede il supporto per il trasporto di bici a bordo e la possibilità di sviluppare servizi aggiuntivi, nell’ambito di particolari iniziative e manifestazioni, per lo sviluppo delle aree di notevole rilevanza storico-paesaggistica.
Previsto anche l’impegno, nei limiti dello stanziamento di volta in volta previsto sulla base del rifinanziamento della legge regionale n.8/2005, a “riconoscere l’ammissione gratuita a bordo treno a favore delle Forze dell’Ordine che, per gli scopi di sicurezza sociale a cui è destinata, è subordinata al rispetto” di una serie di requisiti, tra cui l’utilizzo della divisa e la presentazione preventiva al Capotreno.
 

 
Investimenti per materiale rotabile: 100 mln di euro
 
PALERMO – Alla fine di marzo la Giunta regionale ha deliberato l’approvazione del documento relativo alla “Programmazione degli investimenti della Regione siciliana in materiale rotabile ferroviario – selezione delle relative operazioni a valere sul Po Fesr Sicilia 2014/2020 sul Piano operativo FSC Infrastrutture 2014/2020” e la presa d’atto dello schema di convenzione da “stipularsi tra il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e la Regione siciliana”, dando anche mandato al dipartimento Infrastrutture di sottoscriverlo. In particolare, l’operazione di acquisto di materiale rotabile, a valere sull’azione 7.3.1 del Po Fesr Sicilia 2014/2020, consisterà nell’acquisto di 15 treni a trazione elettrica per un costo complessivo pari a 101 milioni di euro.
Elementi innovativi che andranno ad arricchire una sistema che non può considerarsi all’avanguardia, e non solo per l’assenza dell’alta velocità/capacità che ormai tocca le principali città italiane fino alla Calabria.
Complessivamente la rete ferroviaria isolana è lunga 1.490 km e dei 1.379 chilometri della rete Rfi, ce ne sono 190 a doppio binario ed elettrificati e i restanti 1.189 a binario semplice, di cui 611 elettrificati e 578 non elettrificati.
Per completare il quadro bisogna considerare anche 155 stazioni di cui una (Palermo centrale) di categoria platinum che ospita il 15% dei viaggiatori-anno che utilizzano la rete ferroviarie, e poi altre tre gold (Messina Centrale, Catania Centrale e Palermo Notarbartolo), 62 silver e 88 bronze. Le differenti categorie dipendono dal traffico.
  
Sistema ferroviario isolano divario col Nord evidente
 
PALERMO – I numeri dell’ultimo rapporto annuale Pendolaria di Legambiente hanno evidenziato alcune delle principali criticità che riguardano da vicino il sistema ferroviario isolano. Tra il 2010 e il 2017, l’associazione del Cigno ha registrato una combinazione poco promettente: taglio del 12,1% ai servizi e crescita del 7,7% delle tariffe. Stando allo studio, il numero giornaliero di corse è pari a 429, cioè 300 unità in meno del Veneto e della Toscana, ma anche la metà della Puglia e del Piemonte (entrambe vicine a quota 900). Di un altro pianeta sono i numeri di Lombardia (2.300), Lazio (1.526) e Campania (1.257).
Necessario anche il rinnovamento del parco rotabile siciliano che Legambiente definisce come il “più vecchio d’Italia”. L’età media, che è in miglioramento, scende a 18,6 anni di media, anche se quasi il 59% dei 173 treni della flotta regionale ha più di 15 anni.
Chiarissimi i numeri: “su un totale di 28 locomotive (tra diesel ed elettriche) sono 11 quelle con più di 15 anni di vita, 43 complessi diesel (su 67) e tutte le 77 carrozze in dotazione a questa regione”.
Il gruppo delle Ferrovie dello Stato ribadisce l’impegno per il miglioramento delle infrastrutture: alla fine di marzo il Cda ha esaminato e approvato il progetto di Relazione finanziaria annuale della società, che include anche il bilancio consolidato di Gruppo al 31 dicembre del 2017. In particolare si fa riferimento alla cura del Ferro al Sud: “ne sono prova l’apertura della nuova stazione Napoli Afragola, l’avanzamento dell’iter costruttivo e autorizzativo di importanti lotti sia sulla linea Napoli-Bari sia in Sicilia, l’assegnazione di numerosi lavori e lo sblocco di alcune opere infrastrutturali”.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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