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Palermo - Quei "licenziamenti camuffati" che fanno tremare Almaviva
di Gaspare Ingargiola

Allarme dei sindacati dopo l’annuncio della società di voler cedere il ramo d’azienda palermitano. I prossimi 13 e 14 aprile un confronto tra rappresentanti dei lavoratori e azienda 

Tags: Lavoro, Palermo, Almaviva



PALERMO - “Se l’azienda punta ai licenziamenti camuffati, non resta che lo sciopero generale dei lavoratori Almaviva Contact di tutta Italia”. Promette battaglia l’esecutivo regionale della Cisl, che assieme alla Fistel sta organizzando la mobilitazione generale dei lavoratori di Almaviva insieme ai vertici regionali e nazionali delle altre organizzazioni sindacali. La decisione di incrociare le braccia è arrivata dopo l’annuncio della società di voler cedere il ramo d’azienda di Palermo, che coinvolge circa 3.400 lavoratori (quasi tremila a tempo indeterminato e circa 400 a tempo determinato, e si arriva a 5.300 contando anche la sede di Catania). Per le parti sociali si tratta di “licenziamenti camuffati”.
 
 
A gettare nel panico i dipendenti sono state le due missive del 3 e 4 aprile firmate dal gruppo e indirizzate alle istituzioni - Regione Siciliana e Comune di Palermo - e ai sindacati. Nella prima, del 3 aprile, come scritto dalla Cisl, “si richiede un tavolo di confronto per una valutazione puntuale della situazione aziendale mirata alla individuazione di soluzioni e all’avvio di percorsi industriali. Non è detto chiaramente, ma l’intento pare essere l’accordo azienda-sindacati di un anno fa, che ha determinato per un anno, e fino al prossimo 12 giugno, l’abbattimento per 4,5 milioni del costo del lavoro”.
 
Nella lettera del giorno dopo, il 4 aprile, secondo Cisl e Fistel “non si fa più riferimento, però, all’obiettivo di valorizzare il patrimonio produttivo e occupazionale. Qui la musica cambia perché l’oggetto di questa seconda lettera è ‘conferimento di ramo d’azienda’. A leggere superficialmente, la creazione di una cessionaria, di una newco controllata dalla casa madre con dentro attività e passività della vecchia Almaviva Contact. Punto. In realtà, uno spin-off che più che al consolidamento dell’unità produttiva di Palermo, come scrive la sede romana dell’azienda, punterebbe a sganciare dai conti del gruppo i 3.400 lavoratori di Palermo. E a farlo adesso, a due mesi dalla scadenza della parte economica dell’accordo del 12 giugno. Così qualcosa non quadra”, insistono Cisl e Fistel, che “più che di newco” parlano di “bad company. Del tentativo di dar vita a un contenitore-spazzatura per mettere successivamente in moto la macchina dei licenziamenti”. Si tratterebbe “della costituzione di una Srl sganciata dalla casa madre (Almaviva Spa), nella quale trasferire attività e passività generati dall’impianto di Palermo. Maestranze comprese. Ma l’operazione non sarebbe affatto, come motiva l’azienda, di riorganizzazione, consolidamento e riequilibrio complessivo”.
 
Nelle due lettere il numero uno di Almaviva Contact, Andrea Antonelli, parlando di Palermo scrive che “il continuo calo dei volumi e il livello raggiunto dalle tariffe, in alcuni casi ben al di sotto del puro costo del lavoro, seguitano a generare consistenti perdite mensili e una dimensione di esuberi dal carattere ormai strutturale. Una dimensione che in base alle pianificazioni di attività a medio termine ricevute dai clienti, e pur nella ottimistica previsione del perdurare delle lavorazioni sul sito, si stima sia destinata ad aumentare in termini significativi entro la fine del corrente anno. Per la sede (di Palermo, nda) è in vigore un accordo sindacale, in scadenza per la metà del prossimo mese di giugno, che permette la gestione dell’attuale condizione di esubero attraverso ammortizzatori sociali i quali, comunque, entro breve periodo non saranno ulteriormente rinnovabili per disposizione di legge”.
 
Perciò, “nonostante le premesse di tale accordo ipotizzassero una fase di crescita e stabilizzazione del sito palermitano, lo scenario reale segnato dall’andamento del mercato e dalla continua discesa delle tariffe, dalla contrazione dei volumi e dalle criticità finanziare generate, per la seconda volta, dal congelamento di crediti da parte di un cliente per circa 7,2 milioni di euro, impegna oggi a rispondere con un quadro di contromisure tempestive, responsabili ed efficaci”.
 
Per Mimmo Milazzo e Ciccio Assisi, segretari generali della Cisl e della Fistel siciliane, tuttavia, l’operazione “è un primo passo in direzione del licenziamento. Un licenziamento camuffato sotto le insegne di una bad company. Sappia Almaviva che ci metteremo di traverso”.
 
Si va dunque verso lo sciopero generale dei seimila lavoratori in tutta Italia. Un primo risultato intanto i sindacati lo hanno ottenuto: il 13 aprile alle 14 ci sarà un confronto con l’azienda presso la sede di Assindustria Palermo. “C’è la massima attenzione - ha commentato l’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano - da parte della Regione. Siamo pronti a un confronto sereno con l’azienda e con i lavoratori, ma certamente servono garanzie per la tenuta occupazionale. La Regione è al fianco dei lavoratori”.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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