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Facebook, secondo round per Zuckerberg
di Redazione

Stasera per il ceo del social seconda audizione davanti al Congresso americano, in commissione al Senato. Ieri il fondatore di Facebook aveva ammesso gli abusi sugli account degli utenti nel caso Cambridge Analytica. Dipendenti del social network sentiti per l'inchiesta sul Russiagate

Tags: Facebook, Zuckerberg



"È chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per le fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all'odio, così come per la privacy. Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità".
 
Lo ha detto ieri Mark Zuckerberg, capo di Facebook, rispondendo alle domande del Congresso Usa, in commissione della Camera, nel corso di un'audizione durata cinque ore, trasmessa in streaming e seguita da tutta l'America e non solo.
 
 
Stasera per il ceo del social ci sarà seconda audizione davanti alla commissione al Senato. Ieri il fondatore di Facebook aveva ammesso gli abusi effettuati sugli account degli utenti nel caso Cambridge Analytica.
 
Ma soprattutto aveva ammesso che nello scandalo dei dati venduti non ci sono soltanto quelli di Cambridge Analitica. Oltre novanta parametri raccolti prima del 2014 grazie all'app This is Your Digital Life, poi acquisiti dalla Cambridge, sono stati venduti anche ad altre compagnie.
 
Intanto, dipendenti del social network sono stati sentiti dalla squadra del procuratore Mueller, che guida l'inchiesta sul Russiagate
 
John Thune, del Sud Dakota, ha chiesto come fosse stato possibile che i dati di ben 87 milioni di persone fossero finiti nelle mani di Cambridge Analytica.
 
Poi le domande si sono concentrate sul Progetto Alamo nato a metà del 2016 e guidato da Brad Parscale, spin doctor di Donald Trump, che, attraverso i dati raccolti, e investendo sul social 94 milioni di dollari,ha potuto inviare migliaia di messaggi personalizzati a ciascuno degli utenti profilati dalla Cambridge Analytica.
 
La senatrice Maria Cantwell ha chiesto al capo di Facebook come mai non si fosse accorto che sul suo social network Trump avesse investito 94 milioni di dollari di pubblicità.
 
Dianne Feinstein ha puntato l'indice sul ruolo dei troll russi durante le presidenziali Usa.
"E' uno degli errori che mi ha più ferito - ha risposto Zuckerberg - ma da allora stiamo monitorando molto meglio le elezioni in tutto il mondo. Entro fine anno avremo 20 mila persone dedicate solo alla sicurezza".
 
Le domande dei senatori, poi, si sono concentrate su quanti e quali di profilazione venissero usati.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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