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Sicilia, una Ferrari a passo di lumaca
di Carlo Alberto Tregua

Innovazioni, investimenti, riforme 



La Sicilia è come una meravigliosa Ferrari, con 700 cavalli, capace di raggiungere i 320 km/h, ma che non ha un adeguato “manico”, ossia Nuvolari, Ascari, Vettel: un vero peccato.
L’enorme potenziale economico dell’Isola è l’accusa più forte nei confronti di una disastrosa classe politica che ha i suoi vertici nel presidente della Regione e nell’Assemblea regionale, un luogo ove si dovrebbero approvare ottime leggi e in tempi brevi, nonché effettuare azione di controllo efficiente sulle attività del Governo regionale.
Purtroppo, negli ultimi trent’anni, almeno, né Presidente della Regione, né Assemblea regionale, hanno svolto il loro compito in maniera lontanamente sufficiente, perché la loro azione non era quella di mettere a profitto le forti potenzialità della Sicilia, bensì di raccogliere il consenso spicciolo, barattato con il bisogno dei siciliani meno abbienti che sono la maggioranza.
 
Piccoli uomini e piccole donne (in stretta minoranza) non capaci di guidare una Ferrari, forse neanche una Cinquecento, si sono trovati per le mani una potenza economica della quale non avevano alcuna capacità di comprensione né di guida.
La conseguenza di questi disastrosi comportamenti è l’evidente stato di arretratezza, perché non vengono innestate nel tessuto economico e sociale tutte le innovazioni di processo e di prodotto che invece si fanno nelle regioni ricche del Nord.
Peggio ancora i due vertici istituzionali, Presidente e Ars, hanno continuato a palleggiarsi le responsabilità, contrastandosi anziché collaborandosi.
Ulteriore conseguenza negativa di questo scellerato comportamento è stata l’assenza di un vasto programma di costruzioni di infrastrutture (ferro ad alta velocità, autostrade, strade, aeroporti, porti, interporti, ecc.) senza dei quali l’economia non può decollare, in un mondo ove il trasporto di persone e merci è la leva naturale per far muovere la ruota economica.
E poi c’è il tasto dolente della riforma, profonda, della Pubblica amministrazione regionale, alla quale l’Ente paga 100 mila cedolini al mese.
 
Il peggio del peggio riguarda l’Autonomia regionale, fatta da uno Statuto avente carattere costituzionale e inserito nella Magna Charta, senza mutare una virgola, prima ancora che essa fosse approvata.
L’Autonomia doveva essere uno strumento formidabile per valorizzare gli assi di questa terra, mentre è stata utilizzata a rovescio dai beceri politici per aumentare i privilegi dei pochi che inevitabilmente hanno danneggiato i tanti.
L’ignoranza dilagante del popolo siciliano è causa ed effetto: la prima del degrado e dell’arretratezza socio-economica; il secondo proviene dall’insipienza di classi (politica e burocratica) egoiste, menefreghiste e lontane dai bisogni del territorio.
Cosicché la Ferrari, coi suoi 700 cavalli, continua a marciare (si fa per dire) a 10 km/h, superata da tutti, persino dalla Grecia che non scherza quanto a privilegi, cattiva politica e disastro ambientale.
 
La Sicilia ha un bisogno immediato di iniezione finanziaria di 10 miliardi, pronti e disponibili presso lo sportello europeo e quello di Roma (Cipe), a condizione di presentare progetti in linea con i regolamenti e le leggi, cioè fatti a regola d’arte con professionalità.
I 390 sindaci dovrebbero risparmiare per destinare le risorse ottenute verso progetti redatti in conformità alle norme, in tutte le loro parti. I Comuni sono le cellule vitali e più prossime ai cittadini. Se rimangono immobili, tutto il tessuto economico ne risente.
Vi è qualche sindaco bravo che fa funzionare la propria amministrazione e i risultati si vedono, interrogando quei cittadini per le strade e per i servizi pubblici. Non parliamo ormai di quegli inutili rottami che sono le Province, rimaste come stipendifici di qualche miagliaio di persone depresse perché si sentono inutili, fermo restando il loro stipendio che arriva puntuale.
La vera locomotiva della Sicilia sarebbe la Regione. Ma essa ha funzionato male e continua ad essere ammalata. Saprà il nuovo presidente Musumeci guarirla per far marciare la Ferrari almeno a 100 km/h? Attendiamo la prima mossa verso lo sviluppo vero!

Articolo pubblicato il 12 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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