Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twittergoogle qds rss qds
Quotidiano di Sicilia

Cellulare, da risorsa a sonnifero della mente
di Carlo Alberto Tregua

Utilizzare bene le innovazioni



Nel settore automobilistico si prevede quello che accadrà fra cinque o dieci anni, per avere il tempo di mettere in sintonia la produzione con le richieste di mercato, cercando di intuire quali possano essere i bisogni a medio e lungo termine dei consumatori e come si evolverà la relativa richiesta.
 
Molti gruppi mondiali automobilistici hanno dichiarato che entro pochi anni non costruiranno motori diesel perché il futuro è dei motori elettrici o misti (termico-elettrici) ma vi è il papà della Toyota del futuro, Yoshikazu Tanaka, che invece guarda all’idrogeno. La sua creatura, Mirai, ha in Giappone un crescente successo, tanto che la fabbrica non riesce a star dietro agli ordini. Tanaka prevede che nel 2020 produrrà 20 mila auto a idrogeno.
 
La vulgata della comunicazione cita le “auto che vanno ad acqua”: non è così, perché l’idrogeno non è acqua, ma un carburante del futuro che deve essere opportunamente prodotto e le cui auto devono avere delle strutture idonee.
 
E veniamo al cellulare. 45 anni fa Martin Cooper, ingegnere della Motorola, sperimentò la sua invenzione: esattamente il 3 aprile del 1973. L’apparecchio di 23 cm pesava oltre 1 kg, non aveva schermo e ci volevano 10 ore per caricare la batteria. Pare che l’idea di Cooper fosse presa dalla famosa serie planetaria “Star trek” quando il capitano Kirk parlava con tutto il suo equipaggio, e viceversa, in qualunque parte si trovasse fuori dall’astronave.
Nel 1992 acquistai un telefono portatile, anch’esso del dolce peso di 1,5 kg, che aveva la cornetta uguale a quella di un telefono fisso, un’antenna di oltre 50 cm e una bretella per essere portato a tracolla. Sono passati 25 anni ed oggi il telefono portatile è in mano a tutti, anzi, spesso ognuno ne possiede diversi.
Nel 1983 venne fuori il primo esemplare commercializzato al modico prezzo di 10.000 dollari. Poi Nokia cominciò la produzione in serie, cui rispose Motorola. Infine nel 2007 vennero fuori gli Iphone di Apple. Dieci anni fa si vendettero 122 milioni di smartphone, l’anno scorso 1,54 miliardi. Una diffusione impetuosa che di fatto mette in contatto i cittadini di tutto il mondo, indipendentemente da dove si trovino.
 
La diffusione dei telefonini è un bene o un male? Entrambi. è un bene perché la comunicazione così capillare permette la diffusione delle informazioni senza barriere e consente di documentare anche con “filmini” fatti e circostanze, in qualunque momento e in qualunque parte del mondo, che poi vengono immessi nella Rete e divengono immediatamente di dominio pubblico.
è un male perché il crollo delle barriere non fa aumentare il tasso culturale degli utilizzatori, bensì li fa dipendere dal loro strumento. Cosicché si è creata una sorta di dipendenza da esso, dimostrata dalla circostanza che spesso vediamo gente non solo al volante, ma per strada, nei ristoranti e nei luoghi pubblici, con il “feticcio” nelle mani da cui non possono e non sanno più distaccarsi.
è un male anche perché mentre prima il nostri serbatoio d’informazioni era la memoria, per cui si faceva ogni sforzo per immagazzinare dati, oggi la memoria della gente è nell’infernale aggeggio; non solo, ma mentre prima si usava il cervello per le elaborazioni, per concatenare le informazioni, per saperne di più, oggi queste funzioni sono generalmente demandate all’attrezzo che si tiene nelle mani.
 
Certo, l’ignoranza del dato, del nome, del fatto, viene debellata dalla possibilità di attingere alle risposte nel telefonino, il quale beninteso non è esso stesso che le fornisce ma è un veicolo con il quale ci si immette in questa immensa rete di informazioni. Però, se non si ha un minimo di cultura e di capacità per capire le medesime, si viene traviati e indotti a travisare i fatti.
In altri termini, è sempre la logica che dovrebbe guidare i nostri atti, una logica a sua volta guidata dalla nostra mente. Siamo noi esseri umani che dobbiamo riuscire con i nostri mezzi a non essere dipendenti da mezzi informatici che possono essere alterati da chi ne abbia la convenienza.
I fatti relativi alle elezioni di Trump, le fake news, l’appropriazione di banche dati da usare impropriamente, sono esempi della distorsione che va tenuta a bada nonostante le innovazioni, benvenute ma controllate.

Articolo pubblicato il 13 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐