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All'Ars stipendificio abusivo
di Redazione

Portaborse, collaboratori, precari storici: l’esercito dei 347 esterni. Il Consiglio regionale della Toscana ne conta 80. Il paradosso: tutto nasce dal decreto Monti su contenimento dei costi 

Tags: Ars



PALERMO - L’Assemblea regionale siciliana non smette mai di stupirci. Come si sia potuti arrivare dal decreto Monti sul contenimento dei costi della politica all’esercito di portaborse e collaboratori arruolati come colf o veterinari, non si capisce bene. L’ha capito molto bene, invece, la Corte dei Conti che ha scoperchiato il Vaso di Pandora, facendo emergere tutta una serie di anomalie sulle quali i capigruppo Ars sono stati chiamati a fornire spiegazioni.
L’Ufficio di Presidenza Ars è chiamato adesso a rimediare ad una situazione evidentemente sfuggita di mano: com’è possibile che tra portaborse, collaboratori e precari storici, si arrivi a 347 “esterni” a fronte di 175 contrattualizzati? In Sicilia, ahinoi, complice lo scempio fatto dello Statuto, anche questo è possibile.
 
Il paradosso: lo stipendificio nasce da un decreto sul contenimento dei costi della politica
Ecco nel dettaglio le norme che hanno portato l’Ars ad avere l’elevato numero di collaboratori esterni che tante polemiche ha suscitato nelle scorse settimane. Tutto parte dal decreto n. 174/2012 (Decreto Monti) che è stato trattato in Conferenza Stato - Regioni del 6 dicembre 2012. Il testo così recita: la Conferenza Stato-Regioni stabilisce “ai sensi della lettera b del decreto legge n. 174, come modificato in sede di conversione, che, a decorrere dalla prossima legislatura regionale il tetto massimo in termini finanziari per la determinazione dell’ammontare complessivo della spesa per il personale dei gruppi consiliari deve equivalere al costo di una unità di personale di categoria D, posizione economica D6, (compresi gli oneri a carico dell’ente senza posizione organizzativa) per ciascun consigliere regionale; il personale a qualsiasi titolo comandato o distaccato – da soggetti pubblici o privati – allorché funzionalmente collocato a disposizione dei gruppi consiliari deve considerarsi rientranti nei limiti del budget individuato per il gruppo consiliare”.
 
La deliberazione della Conferenza Stato-Regioni 235/CSR/2012 approvata il 19 settembre 2012 ha individuato in 58.571,44 euro il costo complessivo di un’unità di personale di categoria D, posizione economica D6.
Il Decreto Monti n.174 inoltre è stato recepito dall’Ars, ma con ritardo, con la legge regionale n.1 del 2014, (Misure in materia di controllo, trasparenza e contenimento della spesa relativa ai costi della politica). In particolare è l’articolo 7 che tratta la materia: “……l’Assemblea regionale siciliana, secondo le modalità stabilite dalle disposizioni del proprio Regolamento interno, assegna annualmente a ciascun gruppo un contributo per le spese del personale utilizzato, in misura comunque non superiore all’importo determinato moltiplicando il numero dei deputati componenti del gruppo per il costo di un’unità di personale di categoria D, posizione economica D6, senza posizione organizzativa, compresi gli oneri a carico dell’ente).
 
A questa legge ha fatto seguito un decreto presidenziale (n. 293/2017) a firma dell’allora presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, sul quale la Corte dei Conti avrebbe peraltro sollevato il sospetto di illegittimità perché non sarebbe mai stato portato in Consiglio di presidenza e di cui peraltro non c’è traccia sul sito ufficiale. Con questo decreto Ardizzone avrebbe quantificato la somma a disposizione di ogni deputato per i portaborse D6, poco più di 58.500 euro all’anno.
Il presidente delle sezioni riunite della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo, nel corso dell’adunanza pubblica svoltasi il 10 aprile scorso, ha chiesto ai singoli capigruppo dell’Ars se fossero a conoscenza di tale decreto presidenziale e se fosse mai passato al vaglio del Consiglio di presidenza: tutti hanno risposto di avere appreso dell’esistenza del decreto solo dopo i rilievi mossi proprio dai giudici contabili.
Un ginepraio di leggi su cui adesso dovrà lavorare il nuovo presidente dell’Ars Ardizzone insieme al consiglio di presidenza. Ma tutto nasce dalla famosa legge che equipara l’Ars al Senato, una semplice legge regionale che il Parlamento potrebbe abrogare nel corso di una seduta assembleare.
 
I rilievi della Corte dei Conti e bilancio Ars “opaco”
È tutta in salita la strada per la trasparenza a Palazzo dei Normanni e lo dimostra la vicenda del personale dell’Ars che presta servizio a vario titolo. Le cronache di questi giorni e i comunicati che si sono susseguiti hanno cercato di fare un po’ di chiarezza sui numeri di coloro che sono stati assunti tramite concorso, su chi presta servizio nei gruppi parlamentari anche da più di vent’anni e sui collaboratori esterni e i portaborse.
Se sui numeri del personale presente si è riusciti a fare un po’ di luce, ciò non altrettanto è avvenuto per quanto riguarda i compensi delle varie categorie presenti all’Ars. Non aiuta consultare il bilancio interno dell’Ars, visibile alla voce “Amministrazione trasparente” sul sito istituzionale dell’Ars perché rispetto agli anni precedenti, il bilancio, secondo i criteri contabili e il piano dei conti previsto dal D.Lgs.118/2011, la spesa effettiva viene distribuita in Missioni e Programmi.
Si evince che il personale di segreteria e le consulenze dei deputati con incarichi istituzionali nel 2017 sono costati 2.600.000 ero incidendo per 1,62% sulle uscite totali. Il personale dipendente in servizio costa 25.000.000 (16,60%), mentre alla Missione 01, all’articolo relativo ai “Contributi ai gruppi per il relativo personale” è previsto lo stanziamento di 5.130.000 euro. Questa Missione contiene anche le spese relative al funzionamento della Presidenza dell’Assemblea ed al suo ruolo di rappresentanza dell’Istituzione, ma non si evince la cifra.
Per quanto riguarda invece i consulenti, esiste una voce “collaboratori e consulenti”, dove si può visionare la cifra stanziata per ognuno di loro e a quale deputato fanno capo. Ad esempio, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha 16 collaboratori e quattro comandati con contratti a tempo determinato e i due vice presidenti Giovanni di Mauro e Giancarlo Cancelleri rispettivamente uno e quattro.
E i rilievi della Corte dei Conti di pochi giorni fa sulle assunzioni dei portaborse porteranno ad una razionalizzazione inevitabile del personale che presta servizio all’Ars. Indicazione peraltro condivisa dal Presidente Miccichè che in una recente nota ha assicurato che verrà fatto ordine in materia di personale esterno. Come, ancora, non si sa visto che un’intesa comune non c’è ancora.
 
175 dipendenti e la carica dei 347 “esterni”
347: ecco quanti sono gli esterni all’Assemblea siciliana, a fronte dei 175 dipendenti dell’amministrazione assunti per concorso. Al dato si arriva sommando le cifre comunicate dai gruppi parlamentari alla Corte dei Conti, che ha mosso rilievi proprio sul tema delle assunzioni.
135 PORTABORSE. Il gruppo più consistente è quello dei tradizionali portaborse, sarebbero 135: si tratta di persone assunte dai singoli deputati regionali che per questo personale hanno a disposizione 3.150 euro al mese di contributo erogato dall’Ars. Tra questi ci sarebbero portaborse assunti addirittura con contratti da colf, una ventina circa.
88 D6. Poi ci sono i cosiddetti ‘D6’, 88 collaboratori assunti nei gruppi parlamentari: ogni capogruppo può beneficiare di 58.800 euro all’anno per ogni deputato componente del gruppo che intenda assumere persone proprio in base alla norma scattata all’inizio della legislatura.
74 STABILIZZATI. Sempre nei gruppi vi sono 74 “stabilizzati”: sono persone inserite in un elenco speciale, alcuni anche da vent’anni (in tre sono stati ‘stabilizzati’ alla fine della scorsa legislatura), e che vengono chiamati dai gruppi spesso perché fidelizzati da tempo con i partiti.
50 UNITA' AL CONSIGLIO DI PRESIDENZA Infine, ci sono 50 persone assunte dai componenti del Consiglio di Presidenza, dunque fanno parte degli staff.
La cifra erogata per tutti questi dipendenti ammonta a oltre
11 MILIONI DI EURO
così suddivisi: oltre quattro milioni di euro per i collaboratori ‘D6’, circa tre milioni di euro per gli ‘stabilizzati’, mentre per i portaborse il costo supera i due milioni e mezzo, un altro milione e mezzo circa per gli staff del Consiglio di presidenza.
All’Assemblea regionale siciliana vi sono 70 deputati (fino alla scorsa legislatura erano 90), suddivisi in 9 gruppi parlamentari, due dei quali non raggiungerebbero il numero minimo di deputati necessario per la sua costituzione (art.23 regolamento interno Ars), ma godono di una deroga e sono Fratelli D’Italia e Sicilia Futura. è per far funzionare questi gruppi che viene utilizzato il personale esterno.
 
Toscana: in media 1,9 esterni per consigliere. Sicilia: 2,3 esterni per deputato
Al 31 dicembre 2016, i dipendenti a tempo indeterminato nel Consiglio regionale della Toscana sono 265 per un costo totale di 13,1 milioni. In Sicilia all’Ars i dipendenti assunti a tempo indeterminato sono meno, 175, con un costo però di 25 milioni €. In Toscana vi sono 80 contrattualizzati (per 40 consiglieri + 1 presidente) a tempo determinato per una spesa complessiva di 3,4 milioni di euro. In pratica in Toscana vi sono 1,9collaboratori o portaborse per consigliere, in Sicilia sono 2,3. Ecco perché la Corte dei Conti ha mostrato perplessità su questa escalation di assunzioni seppur a tempo determinato ed ha inviato a tutti i gruppi parlamentari dell’Ars i propri rilievi chiedendo soluzioni che si spera arrivino in tempi brevi.

Articolo pubblicato il 21 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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