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Quotidiano di Sicilia

Noto capitale del vino con 430 sindaci
di Elettra Vitale

Dal 26 al 29 aprile in provincia di Siracusa per parlare anche del regolamento del 2016, ancora in attesa di decreti attuativi 

Tags: Vino, Sicilia, Noto



ROMA - Il vino rappresenta per l’Italia una risorsa economica e culturale con notevoli segnali di crescita. Stando all’attuale situazione politica, però, la mancanza di un accordo tra i partiti rischia di lasciare ancora in stand-by le importanti novità introdotte nel Testo unico del Turismo e del Vino, che è stato approvato dalla recente legislatura, ma ancora in attesa dei decreti attuativi e dell’istituzione di un Osservatorio per monitorare il settore.
 
In particolare, la recente riforma dell’Ocm (Organizzazione comune mercato vitivincolo) illustra le principali norme italiane vigenti in materia di coltivazione delle viti, di produzione e commercializzazione del prodotto che vede numerose innovazioni. La principale è sicuramente il riconoscimento del vino, della vite e dei territori viticoli considerati come un “patrimonio culturale nazionale da tutelare e valorizzare negli aspetti di sostenibilità sociale, economica, produttiva, ambientale e cultura”.
 
L’associazione nazionale Viticoltori ha dunque deciso di lanciare un appello per attirare l’attenzione sulla questione, soprattutto in vista della convention a Noto, in Sicilia, dal 26 al 29 aprile. Per l’occasione, nella città siracusana, si troveranno riuniti i sindaci delle 430 Città del Vino italiane per discutere i grandi temi che coinvolgono i territori a vocazione vitivinicola, dall’enoturismo ai piani regolatori del vino, dalla promozione dei vitigni antichi e autoctoni alla riqualificazione ambientale.
 
L’enoturismo, in particolare, con norme approvate con un emendamento all’ultima legge di bilancio, deve essere sviluppato in un progetto di ampio respiro che preveda investimenti, azioni di sistema e un portale nazionale, atti a favorire il turismo eno-gastronomico.
 
Tra i temi della convention ci sono anche la possibilità di costituire di una regia unica e il riconoscimento delle “Città d’Identità”, ovvero un insieme di aggregazioni virtuose dei territori attorno a una vocazione specifica, come le Città del Vino, le Città dell’Olio, le Città del Tartufo, del Pane e dei Muri Dipinti. L’iniziativa è partita dalle Città del Vino e dell’Olio che hanno già firmato un protocollo d’intesa per sviluppare un nuovo progetto a vantaggio dei territori più estesi: “La scelta di collaborare più strettamente con le altre Città d’Identità - ha commentato il presidente di Città del Vino, Floriano Zambon - arriva in un momento in cui il settore enoturistico mostra segni di maggior maturità che potrebbero fare bene all’economia nazionale”.
 
Secondo l’ultimo rapporto sull’enoturismo in Italia, curato da Città del Vino e Università di Salerno, il comparto mostra segnali molto positivi: oltre 14 milioni di accessi enoturistici in Italia e un giro d’affari tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro l’anno.
La ricerca è stata condotta attraverso due distinti questionari online coinvolgendo un campione di 25 Strade del Vino italiane e 116 Città del Vino su un totale di 420 (27,62%) e presentata durante la Convention di Città del Vino, in Umbria, al Simposio Europeo sull’Enoturismo, venerdì 23 giugno.
 
Nel 2017 il fatturato dell’enoturismo è aumentato rispetto all’anno precedente. Gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e del 60,87% per le Strade Vino.
 
Anche il livello medio dei servizi offerti dagli operatori del comparto (cantine, ristoratori, albergatori) agli enoturisti è giudicato sufficiente con una votazione pari a 6,76 in media, e più del 30% che si spinge a riconoscere un voto pari a 8. Le stesse Strade del Vino, a loro volta, sono percepite dagli operatori enoturistici come un organismo importante sul territorio nell’84% dei casi.
 
“Alla luce di questi risultati appare sempre più indispensabile istituire una cabina di regia a livello nazionale per monitorare costantemente il fenomeno” ha dichiarato Zambon. Oggi più che mai il settore ha bisogno d’investimenti - ha concluso - perché dimostra di essere capace di creare tanta occupazione”.

Articolo pubblicato il 25 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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