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Quotidiano di Sicilia

Minacce per un Comune su cinque
di Valeria Arena

Associazione Avviso pubblico: fenomeno da arginare, soprattutto al Sud, tra criminalità, violenza e ricatti. Attacchi contro amministratori locali in particolare a Siracusa, Palermo e Trapani 



PALERMO – La Sicilia si conferma, anche per l’anno 2017, tra le regioni ad alto rischio minacce e intimidazioni per gli amministratori pubblici locali. È quanto emerge dall’annuale rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie. L’Isola, infatti, occupa ancora una volta la seconda posizione della classifica nazionale con 79 atti intimidatori all’attivo (in media uno ogni cinque Comuni, se si considerano i 390 Enti presenti in Sicilia), subito dopo la Campania, salita a 86, e immediatamente davanti a Calabria e Puglia, ferme a 70.
 
 
Se è vero che il rapporto evidenzia una leggera diminuzione dei reati in questione, che nel 2016 erano 86, è altrettanto vero che la maggior parte degli episodi, il 69%, continua a manifestarsi nelle regioni del Sud Italia, con la Sicilia costantemente presente tra le prime tre posizioni. Lo conferma anche il documento di Avviso pubblico: “Non deve ingannare il calo dell’8% o di intimidazioni censite rispetto al 2016: la Sicilia era e resta uno dei territori simbolo degli ‘Amministratori sotto tiro’, costantemente tra le prime tre regioni più colpite annualmente dalle intimidazioni e che vede coinvolte tutte le nove province dell’Isola”.
 
Cambia, invece, la fisionomia delle minacce e delle intimidazioni. Se nel 2016 erano le province di Agrigento (16), Caltanissetta e Palermo (13) a guidare la classifica regionale, adesso è la volta di Siracusa (18), nuovamente Palermo (13) e Trapani (12). Si prosegue con Catania (9), Agrigento (8), Caltanissetta, Enna e Messina (5) e Ragusa (4). Una presenza asfissiante che, ricorda Avviso pubblico “tende ad affossare o limitare la crescita economica in Sicilia. Il tasso di disoccupazione della regione è al 21,4%, quello giovanile sfiora il 56%. L’indice di povertà relativa è al 25,3% e la percentuale di individui appartenenti al quinto di reddito più povero è pari al 42.8% (dati Svimez 2016). Tutti elementi che contribuiscono a creare un clima in cui aumentano le probabilità per gli amministratori locali di essere minacciati e intimiditi”.
 
Nel complesso, il numero di minacce e intimidazioni è notevolmente cresciuto rispetto al 2016. Si tratta infatti di 537 episodi censiti, uno ogni 16 ore, contro i 454 dell’anno precedente. Nel 2017, inoltre, per la seconda volta consecutiva il fenomeno ha coinvolto tutte le regioni italiane, in particolare 78 Province e 314 Comuni, il 6% in più del 2016.
 
Esaminando i casi, resta immutato invece il profilo tipo dell’amministratore sotto tiro: “Ricopre la carica di sindaco di un Comune medio-piccolo del Sud Italia – si legge nel documento - con una popolazione fino a 50 mila abitanti, a cui ignoti bruciano nottetempo l’auto parcheggiata in una via pubblica situata nei pressi dell’abitazione o nel cortile di casa. Il 13% delle intimidazioni è stato rivolto nei confronti di donne, minacciate con le stesse metodologie utilizzate per gli uomini”.
 
Avviso pubblico conferma che, rispetto al 2016, sono aumentate inoltre di 3 punti percentuali anche le minacce e le intimidazioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione. Tra i soggetti maggiormente colpiti i sindaci (61%), i consiglieri comunali (20%), assessori (10%) e vice sindaci (6%). In misura minore, presidenti dei Consigli comunali o Commissioni e consiglieri di quartiere.
 
Il 76% delle intimidazioni censite nel 2017 sono state di tipo diretto (+4% rispetto al 2016), vale a dire che amministratori locali e personale della Pubblica amministrazione sono stati minacciati direttamente come persone, mentre nel 24% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto. Questo significa che sono stati colpiti Municipi, uffici e strutture di proprietà comunale o sono state distrutte e danneggiate strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. La tipologia di minaccia più utilizzata si conferma l’incendio, in continuità con gli anni precedenti, ma con un’incidenza percentuale in calo rispetto al 2016 (dal 33% al 28%). Seguono lettere, biglietti e messaggi minatori (13% dei casi), aggressioni fisiche (10,5%), danneggiamenti di strutture o mezzi (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (9%). Scala la classifica l’utilizzo dei social network, passato dal 3% del 2016 al 9% del 2017.
 
Infine, Avviso pubblico ha registrato un aumento costante dei casi in cui non sono le mafie o altre organizzazioni criminali a colpire, quanto singoli cittadini o gruppi di essi, che sfogano il proprio disagio e, in alcuni casi, i propri istinti più bassi, verso il politico e il dipendente pubblico fisicamente più raggiungibile. Non a caso, tra i territori più colpiti, le regioni che registrano le peggiori performance economico-sociali a livello nazionale, tra cui la nostra isola.
 
I DATI PARLANO CHIARO
 
79
Gli atti intimidatori verificatisi in Sicilia nel corso del 2017 contro gli 86 dell’anno precedente
86
Gli episodi di violenza fisica o verbale che lo scorso anno hanno coinvolto gli amministratori campani. La prima regione in Italia all’interno di questa poco lusinghiera classifica
18
Le intimidazioni che nel 2017 si sono verificate nella sola provincia di Siracusa
537
Sono le minacce registrate in tutta Italia nel corso dello scorso anno. Nel 2016 il conteggio si era fermato a 454 episodi
61%
Sul totale delle minacce ricevute sono sempre i sindaci a essere maggiormente presi di mira

Articolo pubblicato il 27 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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